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mercoledì 4 aprile 2012

Monti, le banche, il trasformismo italiano, e il sangue dei nostri figli.


Monti, il suo governo, le sceneggiate dei partiti che lo sostengono, Lega Nord compresa, ora finalmente ladrona acclarata,  la cui opposizione è evidentemente concordata con Berlusconi, stanno graffiando a sangue il nostro tessuto sociale, stanno minando l’economia  italiana in modo da indebolirla strutturalmente, e in modo  irreversibile, almeno nelle loro intenzioni.  Ora non credo che ci siano difficoltà a convenire che queste affermazioni siano assolutamente fondate sui fatti e non il  semplice prodotto di una vena polemica.   Vanno considerati gli effetti combinati del taglio delle pensioni, il calo costante delle capacità di acquisto dei salari, l’aumento della disoccupazione,  e questa sorte di tassazione selvaggia che chiamano Imu,  neppure precisamente quantificata, che dovrebbe stare per Imposta   Municipale Unificata, ma è in realtà una tassa di Stato, da cui si sottraggono di fatto la banche, la Chiesa. C’è il rischio fondato che per questa via si ricapitalizzino le banche che, non erogando prestiti,  oltre ad essere la causa principale della crisi internazionale in atto, si prendano una parte del patrimonio immobiliare che era delle famiglie, e con una gestione del prestito  volutamente recessiva, arrivino ad  indurre al suicidio pensionati, operai, piccoli artigiani e piccoli imprenditori. Come era facilmente prevedibile, queste misure, adottate col pretesto di risanare i conti pubblici, stanno semmai, ottenendo l’effetto contrario, tant’è  che sulla stampa estera già circolano voci di una seconda “manovra” . Monti per ora smentisce, ma le sue sirene già stanno lavorando in questo senso, immettendo nel circuito mediatico, opinioni secondo cui lo spread  ritornerà a salire, come in effetti già sta facendo in questi giorni, per effetto del fallimento parziale, o almeno questo pare si profili a tutt’oggi, dell’abrogazione netta dell’art. 18.   In realtà la lotta all’evasione la fanno a danno dei piccoli perché nemmeno la piccola tassazione prevista sui capitali scudati, prevalentemente posseduti da evasori e/o criminali, ha avuto applicazione completa. In questo contesto la vicenda degli “esodati” pare una tragedia di contorno. Misure così drastiche in Italia non venivano prese dai tempi del fascismo. Siamo quindi ad una svolta storica, in una situazione di non ritorno. Tutto questo è possibile grazie ad un governo insediatosi grazie al presidente Napolitano, che gode di una popolarità del tutto immeritata, e al Pd di Bersani e compagnia bella. Qualcuno già mi fa rilevare come sia il Pd un mio bersaglio polemico privilegiato, e non posso dargli torto, Quel che mi irrita del  Pd è il suo essere un partito trasformista. E ribadisco la critica di trasformismo, che non è come rimarcare una mancata coincidenza  di orientamento politico, ci mancherebbe, o il suo essere un partito di centrosinistra, cosa del tutto, ed ovviamente legittima.  Il problema è che  Pd è, a mio parere, ma non solo,  un partito trasformista, nel senso della peggiore tradizione del trasformismo giolittiano perché si autodefinisce un partito di centrosinistra, ma dà il sostegno parlamentare ad un programma di governo che è degno di un governo reazionario “dell’acqua più pura” che con un programma conseguente di centrosinistra, riferito pure  al tradizionale centrosinistra della prima repubblica, non ha nulla a che fare.  Insomma non è un partito moderato, e la vicenda dell’art. 18, peraltro non ancora conclusa, non può valere a bilanciare il disastro che il governo Monti sta provocando. In questa situazione c’è un aggravante, ed è data dal fatto che mentre il Pd è conseguentemente impegnato nel sostengo al governo Monti, il Pdl fa la politica del doppio binario. Ossia, da un lato sostiene il governo Monti in parlamento, anzi pungolandolo a provvedimenti di segno sempre più reazionario, come nel caso della giustizia, guarda caso; mentre dall’altro lato, ossia nel paese, attraverso i giornali e i giornalisti  di Berlusconi, sta facendo una battaglia contro, quasi a far credere che il governo Monti con il governo Berlusconi non c’entri nulla, mentre in realtà né è il perfezionamento. Per questa via c’è il rischio che il Pd, ma tutta la sinistra, consegnino paradossalmente, alle destre anche la gestione della protesta  o peggio del malcontento indistinto che in parte è già in atto contro il governo Monti, e che verosimilmente si estenderà nei prossimi tempi, quando appunto si sentirà con maggiore concretezza i morsi di questo famelico governo delle banche. Pochi dicono a sinistra che è ora che il governo Monti vada a casa nel più breve tempo possibile, pochi avvertono in tutta la sua estensione, la gravità esistenziale per milioni di cittadini della situazione creata da questo governo “ tecnico”ma incapace di fare i conti, di prevedere le ricadute del suo operato.  E a chi chiedesse come si viene fuori dalla crisi economica, risponderei che è una questione di buon senso, e che non bisogna farsi abbindolare dalle evidenti sciocchezze che vanno dicendo economisti anche accademici, alcuni dei quali hanno lo stomaco per asserire pubblicamente che favorendo il licenziamento dei lavoratori, non si ottiene l’effetto di far aumentare la disoccupazione ma del suo opposto. Sono sciocchezze cha vanno accolte con sberleffi, senza neppure entrare seriamente nel merito. Invece il discorso serio è l’Europa e il debito pubblico. Sono stato sin qui un europeista convinto, sulla base della convinzione che la dimensione dello Stato nazione, fosse un prodotto dei tempi destinato ad essere davvero superato. Conservo questa convinzione ma la realtà istituzionale europea, così come si sta configurando, è al di fuori di qualsiasi concezione di democrazia, sino a vanificare perfino il diritto di voto e la sovranità dei popoli. Così non può andare, per cui mi convinco che nell’immediato va seguita la strada dell’Argentina che ha superato una condizione   simile a quella che  da noi si va profilando.  Credo che a noi non sia rimasto altro da fare che uscire dall’euro, nazionalizzare almeno la Banca d’Italia per riprendere la sovranità di conio, per far ritornare i finanziamenti alle piccole imprese. Credo che vadano attuate politiche fiscali e normative severe nei confronti della speculazione finanziaria; cha vadano fatti investimenti pubblici, con soldi pubblici, smettendo la farsa per cui la grande impresa o finanza privata possa avere ancora un ruolo positivo nello sviluppo economico. Una storia ormai secolare, di scandali, ruberie, illegalità, corruzione, dice più di qualsiasi trattato di economia che il “ privato “ non esiste più su grande scala, fuori da appropriazione indebita  o di un furto se si vuole, di ciò che è “pubblico” per sua natura. Che senso ha ancora una Fiat in Italia al di fuori di una politica industriale che non può che essere attuata che con fondi pubblici, per cui non si vede il perché poi concederne i benefici ai Marchionne o agli Elkan. Che vadano via, o meglio, che restino dove sono, negli Usa,  lasciando però  all’ Italia ciò che è italiano, tanto più che loro italiani non lo sono e, verosimilmente,  mai si sono sentiti tali. E cosi di seguito per il resto, ossia credo ci sia bisogno di fare alcuni passi indietro per riprendere un cammino in avanti.  Il discorso vale per la giustizia, per cui auspico nella misura del possibile un ritorno ad un codice di procedura penale ispirato ai principi di una giustizia inquisitoria, in cui vale l’accertamento, per quanto possibile,  dei fatti così  come si sono svolti e non la loro narrazione al momento del dibattimento. La difesa dei cittadini, imputati o meno, deve essere compito di tutta la magistratura, anche e soprattutto quella inquirente, su cui evidentemente bisogna esercitare il massimo controllo, ma è intollerabile  l’impunità acquisita di fatto per via cavillosa o addirittura per manipolazioni legislative procurate di proposito da chi si destina a vivere da inquisito a vita. Il compito di una sinistra sarebbe, tra l’altro, quello di creare dal basso, per via democratica, una riaggregazione di stati in cui le banche non debbano svolgere alcun ruolo politico, perché temo, al di fuori di questo libro dei sogni, che il futuro prossimo venturo sarà intriso del sangue dei nostri figli.   

domenica 29 gennaio 2012

Oscar Luigi Scalfaro, Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012.

Di lui mi tocca palar  bene, come si conviene ad una persona di questo livello, non per tacere i il suo anticomunismo viscerale, ma per essere stato uno dei pochissimi uomini politici di questi tempi che ha sostenuto le proprie idee con schiena “dritta” senza indulgere a calcoli “politichesi” . Per gli stessi motivi credo alla sua onestà, nonostante questa sia stata messa in dubbio anche in questa circostanza. Infatti sono convinto che i corrotti non siano in grado, per tutti i motivi più ovvi,   di tener fede ai propri ideali. Per questo è stato un uomo politico controcorrente, e questa qualità gli è costato il secondo mandato presidenziale, cui  suppongo, legittimamente aspirava. Il problema è la sua intransigente lettura della costituzione, non pieghevole alle contingenze politiche del momento, come tutti i presidenti anno fatto, sia coloro che l’hanno preceduto ad eccezione di Pertini,  ma erano tempi istituzionalmente più tranquilli, che coloro che gli sono succeduti. Invece il suo atteggiamento in occasione delle dimissioni del primo governo Berlusconi gli sono costati sicuramente la rielezione come dicevo, perché neppure il PD, che sia chiaro, ha apprezzato simile atteggiamento. La “politica” (ossia la pratiche delle istituzioni)  è terreno viscido per definizione, occorre doppiezza, capacità manipolatorie a danno degli ingenui, e  ambiguità ideale e culturale. Bisogna sempre pronti ad assecondare gli eventi e vendersi al miglior offerente, ma evidentemente Scalfaro non apparteneva a questa categoria di politici. Non credo che se fosse lui al posto di Napolitano, oggi avremmo il governo Monti, perché  avrebbe accompagnato, con ogni verosimiglianza, il passaggio delle dimissioni dell’ultimo (si spera) governo Berlusconi con una verifica delle camere, e ne avrebbe accettato le dimissioni solo in presenza di un voto contrario esplicito delle camere. Ma probabilmente Berlusconi i voti a modo suo li avrebbe racimolati, portando la crisi all’esasperazione, ma dal mio punto vista, i bocconi amari vanno ingoiati il più presto possibile, perché rinviare l’assunzione di medicine amare non ha mai giovato alla salute. Con Monti abbiamo verosimilmente esaurito la cd “seconda repubblica” senza neppure un passaggio elettorale, destinata verosimilmente a consumare sia questo centrodestra che questo centrosinistra, ed è per questo che PD e PDL si sono alleati per sostenere questo governo, accettando di defilarsi. Hanno troppi problemi interni e confusione assoluta di prospettive e di identità ideale e politica. Per questo abbiamo Monti, ma con lui finisce, probabilmente, pure il bipolarismo,  con buna pace di tutti i coloro speravano di forzare una situazione politica per questa via a cominciare da Vendola e poi Di Pietro. Ora Monti ha “normalizzato” la situazione con un  programma sostanzialmente reganaiano, che consiste nella lotta ai ceti medi e al mondo del lavoro, lo attua con un consenso bipatzinan, che è in buona sostanza il grande centro di Casini, a cui bisogna dar atto di lungimiranza, nella migliore tradizione democristiana. Solo che, paradossalmente, in quella tradizione il democristianissimo Oscar Luigi Scalfaro non si ritrovava, e non per motivi ideologici, ma solo perché era un uomo davvero onesto. 

mercoledì 5 ottobre 2011

Su Amanda e Rafaele

Impossibile non parlarne, visto che l’argomento campeggia su giornali, tv, e anche fs. Un titolo sulle pag. interne de “la Repubblica” di oggi recitava “accolta come una eroina”. Poiché il non avevo colto subito la connessione ho equivocato la parola “eroina” prima di capire che l’articolo parlava dell’accoglienza riservata a Seattle ad Amanda. Dal mio punto di vista la discussione sulla innocenza o colpevolezza dei due personaggi, non è neppure proponibile. Il nostro sistema giudiziario è sempre più strutturalmente impossibilitato a dare risposte convincenti a quesiti simili. La normativa è assolutamente favorevole agli imputati, e questo perché deve garantire la criminalità organizzata, e la grande corruzione nella amministrazione e nella politica. Cosicché l’imputato non ha l’obbligo di dire la verità se interrogato, in omaggio ad un principio di barbarie giuridica e non di civiltà. Perché mai un imputato può dire il falso? La risposta è che un imputato è innocente sino alla condanna definitiva. E questo principio, giusto in astratto, trova una applicazione assolutamente dirompente sul piano della amministrazione della giustizia. La logica vorrebbe che nessuno dovrebbe essere condannato a una qualsiasi pena senza che sia dimostrata la sua colpevolezza in giudizio. Ma la  non presunzione della innocenza assoluta  è cosa diversa dall’espiazione di una pena.  Su una persona indagata la presunzione tanto dell’innocenza quanto della colpevolezza dovrebbe essere semplicemente sospesa sino al chiarimento definitivo, altrimenti diventa complicato oltre misura poter indagare. Dopo di che le dichiarazioni rese dagli imputati possono solo servire a depistare, attesa la loro assoluta liberà di dire ciò che vogliono. Così tutte le contraddizioni  e le bugie accertate rese da  Amanda non significano nulla, mentre sarebbe concludente una perizia controversa su un gancio di reggiseno. Siamo alla follia. Un giudice nomina periti che contraddicono altri periti e decidono che gli uni sono più bravi degli altri. Cosa abbia a che fare questo con la giustizia e con la logica più elementare è tutto da capire.   Il buon senso vorrebbe che il ricorso alle perizie sia usato con discernimento, in casi in cui effettivamente una perizia possa dare un risultato  non equivoco e decisivo, per l’assenza di altri metodi di prova, che in Italia, non a caso, è sempre più difficile raccogliere. Accanto a tutto ciò risulta urticante la canea mediatica e politica che conclude sempre per l’innocenza di qualsiasi inquisito e per la colpevolezza dei giudici inquirenti. Ricordo la enorme campagna mediatica a favore della Franzoni accusata e ora condannata in via definitiva, per l’uccisione del figlio Samuele, contro ogni evidenza logica. Era presente solo lei al momento del fatto e per ovviare a cotanto inconveniente la signora ha calunniato i vicini. Anche nel processo di Perugia c’è stata una vicenda di calunnia. Credo che una delle riforme più urgenti da farsi in Italia sia quella della giustizia, penale e civile, per i tempi, anche questi volutamente dilatati sino all’inverosimile  e sempre a favore di chi infrange la legge  a scapito di chi subisce un danno o una ingiustizia. Occorrerebbe restituire al sistema penale anche una funzione di deterrenza, in modo da penalizzare chi, sapendo di aver torto ricorre alla via giudiziaria solo e soltanto per lucrare sui tempi. In Italia vi sono problemi vistosissimi di criminalità organizzata e di corruzione. Se quantificano persino i costi. Solo la malafede e l’evidente interesse di un ampio arco di forze politiche può capovolgere la questione e porre in primo piano l’argomento del garantismo. Il nostro  vecchio sistema giuridico, che a dire il vero era eccellente, sotto il profilo della procedura, è stato modificato per uniformarlo a quello vigente in Usa. Ovviamente, guarda caso, non si sono riprodotte proprio quelle norme che assicurano velocità ed efficienza al sistema. Come perfino i telefilm made in Usa ci insegnano, la formula  che obbligatoriamente viene pronunciata quando si  arresta in un sospettato specifica che gli è consentito di tacere, ma non di dire il falso, al contrario,  deve rispondere di quello che dice, in relazione alla specifica accusa che gli viene mossa. In Italia in vece gli imputati possono parlare a vanvera, pesino confessare e ritrattare, proprio come ha fatto Amanda, se ben ricordo. 
PS.  Su "Il Fatto Quotidiano" di giovedì 6.10.2011 c'è un art. (firmato da Giuseppe Novelli, ed Emiliano Giardina,  entrambi dell'università di Tor Vergata  e consulenti dell'accusa al processo), a pag 12 dopo una introduzione in prima pag. in cui gli autori  argomentano, per me in modo convincente, che le analisi genetiche sul caso svolto da loro medesime sono corrette, mentre le contaminazioni sui reperti di cui parlano i periti della corte d'appello che ha assolto Amanda e Raffaele devono essere dimostrate, perchè esistono protocolli che prendono in considerazione l'eventualità di contaminazioni, che nel cso, sono risultati inesistenti. Specificano che le contaminazioni debbono compiere un percorso che deve essere, intanto possibile, e poi domostrato. Nulla di tutto ciò è avvenuto.    

domenica 19 giugno 2011

W Vendola


Non è che mi riconosca in Vendola qualunque cosa faccia o dica, ma la recente polemica con Bersani mi entusiasma. Bersani non sa, o finge di non sapere, che il PD in questo momento vive un periodo favorevole per rendita di posizione, non per merito attivo del suo gruppo dirigente, di cui, a voler essere teneri, si può dire che sia malato di politichese, poco propenso a guardare la realtà dei fatti, che deve essere sempre e comunque  rabberciata, manipolata, piegata alle esigenze della tattica della politica, ovvero di un malinteso senso della politica. Perché,  se si vuol parlare seriamente di politica, allora bisogna dire che la Lega Nord, è un partito eversivo della carta costituzionale, che vuole l’Italia unita, con tutte le sue implicazioni. La Lega Nord è un partito intrinsecamente razzista, alla stregua del nazismo, e poco importa se le  “razze inferiori” muoiono per il gas velenosi o per annegamento. L’importante che sino fuori delle palle. Il legame con il partito chiamato  PDL, il partito delle lobby criminali, delle associazioni segrete, le stesse che si sono insediate stabilmente al governo dell’Italia per effetto del golpe, che comportò l’eliminazione fisica di coloro che non ci stavano, a partire da Moro, da Bachelet, dal generale Mino  che indagava su alti prelati del Vaticano e la massoneria, e così via, è indissolubile. E’ da stupidi pensare che di modificarlo con qualche concessione, con qualche ammiccamento. Vendola non ha usato le mie espressioni, ma almeno ha detto che corteggiare la Lega è una cosa stupida a Bersani, che con il PD è impegnato nel gioco delle tre carte, per cui l’asso non è mai la carta che si è scoperto, è sempre altrove.  Berlusconi si sta rivelando sempre più per quello che è sempre stato, ossia una controfigura, messa lì per i creduloni, che non sarebbero mai strati così tanti, se D’Alema e compagni, non lo avessero accreditato per un politico capace di intercettare la pancia   del Paese, di essere un grande comunicatore, e via dicendo. Il livello della  modalità di comunicazione sua e dei suoi sostenitori televisivi, è quello dei venditori porta a porta, che devono rifilare paccottiglie alle vecchiette sprovvedute, mai capaci di affrontare un serio contraddittorio, per cui serviva una schiera di giornalisti a libro paga. Berlusconi è bisognoso di assistenza in ogni momento della sua vita, da solo non è in grado di fare nulla di sensato. Senza l’appoggio di D’ Alema e Veltroni,  Violante,  Napolitano,  Berlusconi sarebbe sempre apparso per  quel che è : un signor nessuno, cui per ventura è stato affidato, in qualità di prestanome, un enorme capitale malavitoso.  Ora Bersani, nell’ultima trasmissione di Anno Zero si è detto contrario alla defenestrazione di Santoro dalla RAI, ma non spiega perché la Lei che questa defenestrazione doveva fare, sia stata nominata direttore generale della Rai anche con i voti del PD. Per carità, in fondo la politica è politica, e Vendola non potrebbe dire queste cose pari pari, neppure se le pensasse, ma che non bisogna trattare con la Lega l’ha detto, ed è per questo che dico : W Vendola.

martedì 14 giugno 2011

Esito referendario del 12 e 13 giugno 2011


Certamente, la botta è di quelle forti. Una maggioranza assoluta di italiani ha sconfitto Berlusconi. E’ indubbio. Come al solito, il colpo  tuttavia non è immediatamente “mortale” per la pochezza dei quadri politici del centrosinistra. Bersani  non ha mai creduto a questi referendum, e, tuttora la sua interpretazione sul concetto di  dell’acqua come bene pubblico, indisponibile par operazioni di profitto, è tentennante, salvo ad appropriarsi del risultato. Di Pietro, credendo di fare una furbata tipica del politichese, afferma che questi referendum hanno un valore esclusivamente tecnico, sono “neutri” politicamente, senza stringenti implicazioni politiche per lo stesso Berlusconi. A proposito, ha ragione la Camusso, quando, ribadendo l’ovvio,  ricorda che il Governo, ha fatto carte false per evitarli, alterando in modo truffaldino le norme sottoposte a rischio di abrogazione sul nucleare; ha mobilitato l’apparato di regime nell’informazione per non informare o disinformare sui referendum, ricorrendo perfino al servizio sulle previsioni del tempo in chiave astensionista.  Del resto è impensabile che il successo nel referendum abrogativo, possa essere neutro per un governo che sicuramente, ha una strada più facile per cambiare una legge. E tuttavia il quesito sul cd “legittimo impedimento”, nega alla radice, qualsiasi possibilità di equivoco sulla portata antiberlusconiana del referendum. La memoria corta del politichese, non deve impedirci di ricordare, che l’assunto di fondo delle “teorie” berlusconiane, sulla giustizia, consistono sulla intangibilità della sua persona, in quanto eletto dal popolo. Di qui una campagna denigratoria vergognosa contro i giudici, che come per incanto è cessata a partire dalle elezioni amministrative di Milano, anche quelle invocate a sancire il principio della intangibilità del presidente del consiglio.  E tuttavia, l’esito del quesito sul legittimo impedimento, ha una portata appunto “delegittimante” di Berlusconi, che non può essere, in nessun modo, nascosto o minimizzato. Per fortuna il tenore delle dichiarazioni di Vendola paiono corrette, ha detto il giusto e ha evitato di “appropriarsi” dell’esito referendario. Credo che comunque le questioni legate al rapporto tra SEL e PD siano piene di nodi e contraddizioni che attendono di essere sciolte. Adesso, sembra, dal punto di vista della resa mediatica, che Vendola tiri le castagne dal fuoco del PD, che lasciato a sé stesso, avrebbe verosimilmente perso le elezioni sia a Milano, ma soprattutto a Napoli. Salvo poi assistere alla messa in scena in cui appare che sia il PD l’attore principale del cambiamento, mentre si limita a cavalcare l’onda. Comunque, sarebbe ora, sulla base del risultato referendario, di continuare a sostenere che l’elettorato italiano, abbia il moderatismo nel suo  DNA, ragion per cui altri spazi per politiche diverse non sono consentite. Invece, sarebbe questo il momento per alzare il tiro, perché tutta la sinistra, con fermezza, proponga una “patrimoniale” seria in ambito fiscale, abolisca, o proponga di abrogare tutte le leggi sulla “flessibilità” nei rapporti di lavoro, invertendo la tendenza alla distribuzione iniqua delle risorse del paese, per cui chi ha di più ha sempre più risorse, mentre l’esatto contrario avviene sul versante opposto delle gerarchie sociali. Se la sinistra non ha il coraggio di affrontare “di petto” questi temi, con il contorno di una soluzione radicale del conflitto di interesse berlusconiano, questa vittoria referendaria resterà un potenziale politico di enorme portata, che tuttavia rischia di non realizzare nulla sul piano più strettamente politico.     

martedì 31 maggio 2011

Le elezioni amministrative e la nostra indipendenza


A risultato acquisito della recente tornata di elezioni amministrative, credo che tutti, ma dico proprio tutti, possano trarre un sospiro di sollievo, comunque abbiano votato. Si è definitivamente archiviato il capitolo della legittimazione quasi “antropologica” del berlusconismo, che danneggiava davvero tutti.  Per carità i problemi politici, e non solo quelli, sono tutti lì che abbisognano di soluzioni, per quanto parziali, per evitare una ulteriore drammatizzazione, atteso che il dramma è fortemente presente nelle vicende dei singoli, che vittime del deteriorarsi della situazione economica e occupazionale, vivono disagi di varia entità sino al suicidio. Solo che questi drammi sono ancora confinati nella vita dei singoli, non sono ancora vissuti collegialmente come dramma di una intera collettività, ma su questo dovrò tornarci. Intanto la figura di Berlusconi, sul piano psicopolitico, (se mi è consentito il neologismo) viene fortemente ridimensionata. Il che non è poco. Perché poi il tutto si traduca in svolta di governo effettiva, non gattopardesca, è cosa tutta a vedere ed è un processo ancora in salita. Si è all’inizio e non certo alla conclusione di un tale processo  il cui esito è tutt’altro che scontato, ma va costruito. Così come è stato costruito questo momento di svolta. Senza la “resistenza” di chi in questo periodo buio ha lavorato sul proprio posto senza cedere a ogni avversità, questo risultato elettorale non sarebbe stato possibile. Certo Vendola in testa, perché va detto, senza di lui il sistema politico sarebbe rimasto bloccato intorno alla falsa alternativa tra Berlusconi e la parte dominante del gruppo dirigente del PD con D’Alema e Veltroni in testa che alla stregua dei fratelli ladri che di giorno litigano e di notte spartiscono il bottino. Non solo non sarebbe stata possibile la candidatura di Pisapia a Milano, ma il clima di “sdoganamento politico”  della base elettorale della sinistra nei confronti della direzione del PD, alla fine ha giovato anche a De Magistris, su cui credo che Sel abbia commesso un errore iniziale come ammesso dallo stesso Vendola. Va detto che questo risultato e inseguito da Di Pietro, da più lungo tempo, ma senza nessun esito apprezzabile. Tornando al quadro generale, va ribadito che la collusione tra i gruppi del PD che si riferiscono a D’Alema e Veltroni è del tutto evidente, per coglierla sino in fondo, serve guardare ai mezzi di informazione con più rigore critico e meno soggezione della loro potenza. Ma senza i Santoro, il  popolo Viola, i giudici che non si fanno intimidire, i metalmeccanici della Fiom, senza  Micromega, ma anche il quotidiano “La Repubblica” per citare il più importante, insieme ad altri a partire da “Il Fatto Quotidiano” , Gad Lerner e il suo “Infedele” credo abbiano contribuito a che  non si portasse a compimento il controllo di regime, fino alla  fagocitazione proprietaria di tutti i mezzi di informazione, alla legittimazione di qualsiasi reato commesso da Berlusconi.  Questa tendenza al controllo totale, già in via di esaurimento, credo che  dopo questa batosta, non avrà un seguito apprezzabile. Nessuno  dei commentatori più importanti ha accentuato giustamente un aspetto della questione,  ma su questo blognon viso motivi di opportunità per non rimarcare che   Berlusconi ha chiesto un “giudizio del popolo” anche sui suoi problemi penali e sul suo contenzioso civile con De Benedetti. La risposta è stata tale da non più consentirgli la consueta risposta, per cui egli, in quanto eletto dal popolo, ha in tasca una sorta di immunità totale e permanente, per cui solo le toghe rosse rifiutavano di prendere atto, in quanto nemici del popolo per loro statuto. Dovrà abbassare la testa e moderare i toni. Del resto in questa campagna elettorale, credo che la scena più significativa, sia stata quella andata in onda al G8, quando Berlusconi, ha “estorto” un colloquio privato, a Obama che è stata osservata da tutti, e lì Berlusconi si lamentava con Obama dei giudici Italiani, come se Obama stesso fosse una suprema istanza di appello.  Ovviamente Obama è stato fermo, e tuttavia questo episodio, non va messo in conto all’  “impazzimento” di Berlusconi, a mio parere, ma alla reale situazione di sudditanza dell’Italia nei confronti degli Usa. Su questo ho già detto in altri post, che mi risultano i meno contattati. Eppure su questi problemi la riflessione va tenuta aperta, altrimenti non si riuscirà a trovare una spiegazione logica e coerente a tanti avvenimenti, a partire da quelli militari “bipartisan”, per cui si va a bombardare i propri vicini, con la semplicità con cui li si invita ad un rinfresco.