Dicono le cronache che sta dilagando negli Usa e non solo, un poderoso movimento di massa contro la grande finanza. E’ una buona notizia, perché finalmente un grande movimento nasce proprio nel luogo dove si origina il problema per eccellenza del nostro tempo. Finalmente una moltitudine di persone, come non succedeva da molto, ha colto perfettamente qual è la radice del malessere che affligge miliardi di persone. Il dato nuovo è che ora la povertà morde anche l’America, sino a ieri il luogo del mito, anzi la parola stessa usata come sinonimo di benessere, di libertà, una sorta di paradiso in terra. Sempre la cronaca ci dice che ormai 15 milioni di nuovi poveri sono made in Usa. In Italia le manifestazioni a Milano contro la borsa sono andate maluccio, per il semplice motivo che in Italia non siamo ancora arrivati a comprendere qual è il cuore del problema. Le buffonate tragicomiche di Berlusconi fanno vela alla situazione reale, e non si riesce ad andare oltre. Anche in Grecia monta la protesta. Noi tutti credo, dobbiamo imparare il valore della solidarietà. I problemi della Grecia sono immediatamente anche i nostri problemi. Se fossi nei panni della C.G.I.L. valuterei seriamente l’ipotesi di scioperi generali concomitanti contro le politiche dettate dai banchieri, che giusto negli Usa, dove il fenomeno è di casa, mostra finalmente il suo logoramento. Insomma questa crisi travalica sicuramente i confini dei singoli stati, e la stessa grande finanza è transnazionale per sua intrinseca configurazione. Un grave sintomo dell’ arretratezza dei movimenti di protesta che pure ci sono in Italia è la mancata comprensione della natura internazionale dei problemi, la cui soluzione non può trovarsi solo in Italia. Obama tutto ciò ovviamente lo comprende benissimo, solo che stravolge la storia e la realtà dei fatti. Tant’è che cerca di cavalcare il movimento di protesta dicendo che comprende i motivi che lo ispirano, ma incolpa Europa e Cina della gravità della crisi. Con ciò Obama esce definitivamente allo scoperto, con buona pace di quella sinistra italiana che a lui si ispira, scioccamente, se mi è concesso. Obama pensa che l’America debba e posa ricoprire il ruolo egemone nel mondo che ricopre ameno dalla fine dell’ultima guerra mondiale, se non da prima. Forse ha anche la ricetta giusta, per tentare seriamente di ripristinare tale egemonia, ma come in tutte le crisi che si avvitano su sé stesse non gli è dato operare di conseguenza. E’ il sistema America che non funziona più, e non funziona proprio per quei gruppi dell’ alta finanza che si annidano prevalentemente nel partito repubblicano che detengo il potere reale, e che non gli consentono di attuare le politiche che vorrebbe. Del resto egli stesso ha usato largamente dei soldi dei contribuenti americani, per salvare le banche in crisi tra il 2008 e il 2009. Ora che è in piedi un grosso movimento contro quei poteri che egli ha sostenuto in modo così deciso Obama dovrebbe scegliere: come direbbe il mio amico Alfredo non si possono servire due padroni, o dio o mammone, non tutti e due contemporaneamente. Del resto negli ambienti ultraconservatori, che ora gli fanno guerra, è maturata la folla dell’attentato alle torri gemelle, propedeutico ad una teorizzata politica di aggressione militare permanete, come via per mantenere l’egemonia anche a danno del ceto medio americano. La storia ha dimostrato che hanno di molto sopravalutato le loro capacità militare, con pesanti ricadute sul tenore di vita del ceto medio americano, che nel giro di pochi anni ha compreso esattamente qual è l’origine del suo malessere, ed ora manifesta giustamente contro il suo interlocutore vero, superando quell’orgoglio nazionale che i masmedia avevano tanto sbandierato nel periodo della crisi delle grandi banche. Che dire, speriamo che ce la caviamo.
venerdì 7 ottobre 2011
mercoledì 5 ottobre 2011
Su Amanda e Rafaele
Impossibile non parlarne, visto che l’argomento campeggia su giornali, tv, e anche fs. Un titolo sulle pag. interne de “la Repubblica” di oggi recitava “accolta come una eroina”. Poiché il non avevo colto subito la connessione ho equivocato la parola “eroina” prima di capire che l’articolo parlava dell’accoglienza riservata a Seattle ad Amanda. Dal mio punto di vista la discussione sulla innocenza o colpevolezza dei due personaggi, non è neppure proponibile. Il nostro sistema giudiziario è sempre più strutturalmente impossibilitato a dare risposte convincenti a quesiti simili. La normativa è assolutamente favorevole agli imputati, e questo perché deve garantire la criminalità organizzata, e la grande corruzione nella amministrazione e nella politica. Cosicché l’imputato non ha l’obbligo di dire la verità se interrogato, in omaggio ad un principio di barbarie giuridica e non di civiltà. Perché mai un imputato può dire il falso? La risposta è che un imputato è innocente sino alla condanna definitiva. E questo principio, giusto in astratto, trova una applicazione assolutamente dirompente sul piano della amministrazione della giustizia. La logica vorrebbe che nessuno dovrebbe essere condannato a una qualsiasi pena senza che sia dimostrata la sua colpevolezza in giudizio. Ma la non presunzione della innocenza assoluta è cosa diversa dall’espiazione di una pena. Su una persona indagata la presunzione tanto dell’innocenza quanto della colpevolezza dovrebbe essere semplicemente sospesa sino al chiarimento definitivo, altrimenti diventa complicato oltre misura poter indagare. Dopo di che le dichiarazioni rese dagli imputati possono solo servire a depistare, attesa la loro assoluta liberà di dire ciò che vogliono. Così tutte le contraddizioni e le bugie accertate rese da Amanda non significano nulla, mentre sarebbe concludente una perizia controversa su un gancio di reggiseno. Siamo alla follia. Un giudice nomina periti che contraddicono altri periti e decidono che gli uni sono più bravi degli altri. Cosa abbia a che fare questo con la giustizia e con la logica più elementare è tutto da capire. Il buon senso vorrebbe che il ricorso alle perizie sia usato con discernimento, in casi in cui effettivamente una perizia possa dare un risultato non equivoco e decisivo, per l’assenza di altri metodi di prova, che in Italia, non a caso, è sempre più difficile raccogliere. Accanto a tutto ciò risulta urticante la canea mediatica e politica che conclude sempre per l’innocenza di qualsiasi inquisito e per la colpevolezza dei giudici inquirenti. Ricordo la enorme campagna mediatica a favore della Franzoni accusata e ora condannata in via definitiva, per l’uccisione del figlio Samuele, contro ogni evidenza logica. Era presente solo lei al momento del fatto e per ovviare a cotanto inconveniente la signora ha calunniato i vicini. Anche nel processo di Perugia c’è stata una vicenda di calunnia. Credo che una delle riforme più urgenti da farsi in Italia sia quella della giustizia, penale e civile, per i tempi, anche questi volutamente dilatati sino all’inverosimile e sempre a favore di chi infrange la legge a scapito di chi subisce un danno o una ingiustizia. Occorrerebbe restituire al sistema penale anche una funzione di deterrenza, in modo da penalizzare chi, sapendo di aver torto ricorre alla via giudiziaria solo e soltanto per lucrare sui tempi. In Italia vi sono problemi vistosissimi di criminalità organizzata e di corruzione. Se quantificano persino i costi. Solo la malafede e l’evidente interesse di un ampio arco di forze politiche può capovolgere la questione e porre in primo piano l’argomento del garantismo. Il nostro vecchio sistema giuridico, che a dire il vero era eccellente, sotto il profilo della procedura, è stato modificato per uniformarlo a quello vigente in Usa. Ovviamente, guarda caso, non si sono riprodotte proprio quelle norme che assicurano velocità ed efficienza al sistema. Come perfino i telefilm made in Usa ci insegnano, la formula che obbligatoriamente viene pronunciata quando si arresta in un sospettato specifica che gli è consentito di tacere, ma non di dire il falso, al contrario, deve rispondere di quello che dice, in relazione alla specifica accusa che gli viene mossa. In Italia in vece gli imputati possono parlare a vanvera, pesino confessare e ritrattare, proprio come ha fatto Amanda, se ben ricordo.
PS. Su "Il Fatto Quotidiano" di giovedì 6.10.2011 c'è un art. (firmato da Giuseppe Novelli, ed Emiliano Giardina, entrambi dell'università di Tor Vergata e consulenti dell'accusa al processo), a pag 12 dopo una introduzione in prima pag. in cui gli autori argomentano, per me in modo convincente, che le analisi genetiche sul caso svolto da loro medesime sono corrette, mentre le contaminazioni sui reperti di cui parlano i periti della corte d'appello che ha assolto Amanda e Raffaele devono essere dimostrate, perchè esistono protocolli che prendono in considerazione l'eventualità di contaminazioni, che nel cso, sono risultati inesistenti. Specificano che le contaminazioni debbono compiere un percorso che deve essere, intanto possibile, e poi domostrato. Nulla di tutto ciò è avvenuto.
PS. Su "Il Fatto Quotidiano" di giovedì 6.10.2011 c'è un art. (firmato da Giuseppe Novelli, ed Emiliano Giardina, entrambi dell'università di Tor Vergata e consulenti dell'accusa al processo), a pag 12 dopo una introduzione in prima pag. in cui gli autori argomentano, per me in modo convincente, che le analisi genetiche sul caso svolto da loro medesime sono corrette, mentre le contaminazioni sui reperti di cui parlano i periti della corte d'appello che ha assolto Amanda e Raffaele devono essere dimostrate, perchè esistono protocolli che prendono in considerazione l'eventualità di contaminazioni, che nel cso, sono risultati inesistenti. Specificano che le contaminazioni debbono compiere un percorso che deve essere, intanto possibile, e poi domostrato. Nulla di tutto ciò è avvenuto.
venerdì 30 settembre 2011
L’euro e gli strati nazionali.
Scrive Aldo Giannulli sul suo blog, aldogiannulli.it, che l’euro fu un errore, perché non poteva darsi una moneta senza uno stato, poiché una moneta va gestita politicamente in modo adeguato, non è un fatto meramente tecnico o meramente economico. Di conseguenza oggi si sconta questo peccato originale, per cui, detto in estrema sintesi, il problema che si pone, consiste nel cercare una soluzione a questa contraddizione autentica. Cosa complessa e di non facile soluzione, ammette Aldo, e tuttavia indispensabile. Propone una specie di doppia moneta, per cui la divisa europea rimane nei confronti di terzi ma ogni stato gestisce all’interno dell’Europa con una moneta con una diversa convertibilità. Ammette Aldo medesimo che l’idea è vaga ma è una traccia di lavoro. Ebbene sono in disaccordo tanto parziale quanto radicale. Infatti la considerazione di partenza per cui una moneta senza uno stato è una contraddizioni in termini, ed è assolutamente condivisibile, per cui l’euro risulta essere un mostro, una creatura innaturale. Solo che nel nostro caso la contraddizione è in qualche modo attenuata, per il fatto che l’euro ha una politica sottostante, solo che la fanno i banchieri ossia la Banca Centrale Europea, che ovviamente tutela i grandi gruppi finanziari. Ossia si sono invertiti i termini del problema: non è la politica attraverso gli organismi elettivi che detta i criteri di gestione della moneta unica, ma sono organismi economici non eletti da chicchessia a dettare la politica agli stati membri, ossia agli organismi rappresentativi eletti “democraticamente” (si fa per dire). Secondo me la soluzione al problema è al capo opposto del bandolo di questa matassa, ossia nella elezione di organismi politici europei per fondare gli stati uniti d’Europa. Ho polemizzato a lungo col postmoderno, per la sua capacità mistificatoria, per confondere cioè il processo storico autentico, con scelte politiche spacciate come ineludibile portato della storia. In parole povere, l’iperliberismo imperante non è il portato ineludibile della storia ma scelte di dominio imposte con un mix di forza militare mista a grandi capacità manipolatorie. E tuttavia c’è una istituzione che sta pian piano esaurendo la sua funzione storica, ed è lo stato nazionale. A determinarne la crisi irreversibile, è stato proprio il monopolio economico che è una forza sovranazionale, e che esprime una forza e degli interessi sovranazionali. E’ lì la radice del problema che pone Aldo. La questione non è cominciata con l’euro, ma con le concentrazioni monopolistiche e i grandi gruppi finanziari, la cui gestione manageriale, non è di fatto controllabile da nessuno stato. Per mettere sotto controllo la finanza internazionale servirebbero volontà congiunte di diversi stati, che tanto per cominciare mettano regole fiscali e poi di seguito di altro genere. Non sono un fanatico dell’Europa unita ma penso che sia un passo ineludibile, avrei preferito organismi sovranazionali che accomunino i paesi che si affacciano sul mediterraneo, ma questo al momento credo sia utopico. L’Europa unita è il male minore, ma tornare indietro agli stati nazionali come dice Aldo, credo sia ancora più utopico e del tutto controproducente sotto tutti i profili.
giovedì 29 settembre 2011
La burla
Mi ero ripromesso di non postare (termine che mi fa rabbrividire) più nulla su questo blog, che riguardasse l’attualità politica, solo che alla fine non ho saputo resistere alla tentazione di dire la mia. E tuttavia la nausea è forte, anche e soprattutto perché gli avvenimenti della politica, assomigliano troppo ad una recita, che segue un canovaccio già conosciuto, un po’ come una canzone nota, che si riconosce all’accenno delle prime note, quasi un film già visto. Insomma niente di nuovo. Mi spinge a scrivere l’irritazione per la strumentale confusione che si genera a proposito della crisi economica e di Berlusconi. Ho già tentato di argomentare su Berlusconi, per dire che la sua figura è un problema nel problema, non il PROBLEMA per eccellenza, risolto il quale, tutto il resto si aggiusta da solo. In automatico non si risolve alcunché, se non per l’azione mirata di gruppi organizzati, sufficientemente forti da far passare le proprie scelte. Ora tutta la campagna cui partecipa buona parte dell’opposizione in parlamento, e anche una sostanziosa parte dei media non berlusconiani, tendente a far dimettere Berlusconi, perché non ha “la fiducia dei mercati”, perché la borsa è in discesa e amenità simili, mi fa imbestialire. Simili ragionamenti si espongono al ridicolo, e infatti i giornali della famiglia Berlusconi ci vanno a nozze, e non appena la borsa di Milano risale, chiede che se ne renda merito a Berlusconi. E il peggio è che il ragionamento non fa una grinza. Ma a parlare seriamente, Berlusconi e il suo governo, sono i garanti dei gruppi finanziari che speculano in borsa e, al tempo stesso della grande criminalità, come abbondantemente provato dai salvataggi continui di parlamentari inquisiti e dall’evidente politica collusiva e specificatamente dalla “biografia” di Berlusconi stesso, a ciliegia sulla torta, la proposta di mettere sotto inchiesta i pubblici ministeri. E’ quindi ridicolo chiedere a Berlusconi di dimettersi per compiacere proprio coloro che sono ampiamente beneficiati dall’azione, o non azione, che concretamente si traduce in un grande beneficio per quelle signorie. Va dato atto a Gad Lerner che la sua trasmissione, “l’Infedele” è l’unica in cui questi discorsi hanno spazio. Ma per il resto è tutto un assurdo. La Confindustria protesta, perché in nome del liberismo vuole, e rivendica assistenza dallo stato, essendo questo il volano reale dell’economia, alla faccia del libero mercato, che è l’alibi per abbattere tutto ciò che è pubblico. Quella che segue la citazione di una citazione. La traggo da Gallino “Con i soldi degli altri” Einaudi 2010. “ Eventi infelici accaduti in altri paesi ci hanno insegnato da capo due semplici verità in merito alla libertà di un popolo democratico. La prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d’un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso potere democratico [….]. La seconda verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il suo sistema economico non fornisce occupazione e non produce e distribuisce beni in modo tale da sostenere un livello di vita accettabile.” Ebbene questi non sono petizioni di principio socialiste ma borghesi, e questa citazione è tratta dal discorso di F.D. Roosevelt al congresso degli Stati Uniti il 29.4.1938. Solo che ora nemmeno Bersani conviene più su questo. Il problema è “dare fiducia ai mercati” a chi, in definitiva trae profitto da una legislazione assolutamente iniqua, e spesso anche in aperta violazione di essa accumula risorse tali da condizionare la vita degli stati. Solo che ciò non scandalizza più nessuno, tranne qualche grande economista americano, che resta comunque una voce nel deserto. Se si continua a scambiare l’effetto con la causa dei problemi non ne veniamo fuori neppure dopo le prossime elezioni, anche nel caso pure auspicabile che le vinca una coalizione di sinistra.
domenica 4 settembre 2011
Viva la Sardegna, abbasso la padania.
Compito in classe. Tema: come hai trascorso le vacanze?. Svolgimento: ho trascorso vacanze bellissime. Prima di tutto mi hanno rubato una macchina nuova di pochi mesi, e l’assicurazione rifiuta di pagare. (A proposito delle assicurazioni, come di tutta una serie di contratti assolutamente asimmetrici che siamo costretti a sottoscrivere occorrerebbe una riflessione seria. Perché mai si consente alle assicurazioni di decidere arbitrariamente se risarcire o meno il danno, mentre i comuni mortali devono solo pagare?) Sono stato rimasto in credito di svariati stipendi nei confronti del mio datore di lavoro, e ciò nonostante posso dire che ho trascorso una bella vacanza. Innanzi tutto al mio trullo sono stata fatte le grandi pulizie, faticosissime pulizie esterne oltre che interne, anche dai ceppi d’edera che assediavano i coni in modo potenzialmente letale per i coni stessi. Per fortuna i miei figli Flavia e Filippo, si sono adoperati adeguatamente, e tutti insieme abbiamo fatto i lavori tutt’intorno che si imponevano. Dopo di che siamo partiti, (mia moglie ed io) per la Sardegna, grazie anche alla macchina prestatami generosamente da mio fratello Mario. E’ qui il problema serio di cui mi voglio occupare in questo post. La Sardegna. Ho cercato da Bari di avere qualche notizia in più su di essa, a parte le informazioni ridondanti sulle ville di Berlusconi, e sugli stravizi dei vip ed dei figli di Gheddafi sulla costa Smeralda, di cui francamente mi frega niente. Ebbene da Bari sulla Sardegna sono riuscito a sapere e a capire ben poco. Ora sono contento di saperne un po’ di più, ma quanta fatica. Abbiamo preso alloggio, per convenienza economica prima di tutto, a Nurachi, vicino ad Oristano, e di lì abbiamo visitato la Sardegna degli splendidi Nuraghi per cui abbiamo appreso che è stata la culla della civiltà del bronzo nell’area del Mediterraneo occidentale, grazie all’ossidiana e al rame di cui era ricca. Una civiltà, a differenza di quella Micenea, che non ha conosciuto grandi guerre, grandi migrazioni e grandi spedizioni belliche, grazie proprio ai Nuraghi, fortezze mastodontiche, incredibilmente robuste, costruite a secco, inserite in villaggi di capanne dove tutto era in comune e non vi era una stratificazione sociale equivalente a quella degli altri luoghi del mediterraneo orientale. Veneravano l’acqua in speciali pozzi sacri e avevano tombe comuni. Costruite in gran numero, (a seconda delle guide che ho ascoltato, una delle quali, l’archeologo Sebastiano Demurtas al nuraghe e pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino, pareva straordinariamente competente e appassionato, il numero va dagli ottomila ai dodicimila individuati, anche se pochissimi sono quelli riportati alla luce) certamente in rapporto visivo tra loro, circondavano tutta la Sardegna. Così difesa, e con la reciproca assistenza tra i Nuraghi contigui, la Sardegna ha conosciuto oltre un millennio di prosperità senza invasioni, spedizioni belliche e quant’altro. Certo il rovescio della medaglia consiste nel fatto che la Sardegna sia rimasta come schiacciata dall’imponenza geniale dei suoi Nuraghi, per cui non ha acquisito la necessaria dinamicità per consentirle di passare all’età del ferro con intatta maestosità, e senza doverla subire come di fatto un po’ è avvenuto. Il fatto è che non è riuscita a creare la grande città, così come nel mediterraneo orientale. Il problema attuale, è se si debba considerare la storia della Sardegna, (tutta la storia non solo quella nuragica) parte integrante della storia italiana o meno. La questione è di quelle serie, perché altrimenti si deve assumere che tutta la storia dell’Europa è figlia esclusiva del momento carolingio, mentre così non è. Ovviamente, per terminare il compito in classe, abbiamo fatto bagni di mare su splendide spiagge con sabbia al quarzo, assai più facile, tra l’altro, da scuotere via. E poi ho letto altro ancora, in questa estate, a partire da “La sentenza” di Luciano Canfora, che induce a riflessioni in parte riconducibili a quelle già svolte, nel senso che la storia, la nostra storia, forse è un po’ diversa da quella che ci hanno raccontato, e che soprattutto ci raccontano ora. Pensate un po’ che ci raccontano perfino dell’esistenza della padania. Che schifo.
giovedì 4 agosto 2011
La farsa e la guerra commerciale.
Nei giorni scorsi, a proposito della crisi economica è andata in scena l’ennesima farsa stomachevole condita da dibattiti finti in parlamento, in cui l’unica novità è consistita nel sentire Berlusconi che faceva piangere intenzionalmente, invece delle solite barzellette con cui vuol far ridere, sempre nelle intenzioni. Certo Bersani una sola cosa ha detto bene quando ha lascito intendere che il discorso di Berlusconi non era farina del suo sacco. A parte queste sciocchezze, per il resto è stato un abominio repellente. Tutti o quasi a dire che Berlusconi se ne deve andare, in nome dei mercati; figuriamoci che è intervenuto pure Marchionne e la cosa è spaventosa. Cos’altro vuole Marchionne che non abbia già avuto? Il sospetto è che si voglia un governo con tutti dentro, per far sputare altro sangue ai soliti noti, visto che Berlusconi non sarebbe in grado di fare più di tanto e poi rompe con le sue beghe personali. E quindi in nome dei mercati, deve andare a casa. Una volta tanto ho sentito da destra una cosa che condivido, quando qualcuno si è ribellato all’idea che siano i mercati a eleggere i presidenti del consiglio, sia pure con buona dose di ipocrisia. Del resto l’ho già detto in questo blog: ma perché si fanno politiche di alto debito pubblico come se ciò fosse ineludibile, e addirittura ci si lamenta di mancate liberalizzazioni come farneticano i vari Bersani, Bonino, Pannella e via dicendo?. Cui prodest si direbbe una volta?. Queste politiche non giovano ai capitali privati che speculano sul debito degli stati?. E’ il cane che si morde la coda in un certo senso, solo che questa volta c’è qualcosa in più e onestamente, lo dice pure Cacciari, che vista la sua involuzione è tutto dire. Si tratta della speculazione contro l’euro, e in tutto ciò Berlusconi e le sue vicende c’entrano come il fico a merenda. Mai come in questa occasione Berlusconi è apparso per quella comparsa che è e che è sempre stato, altro che “grande comunicatore”. Ora si tenta il gioco di somministrare un’ altra e più pesante dose di macelleria sociale, per “far fronte alla crisi” come se non fosse endemica, e come se si fossero mai tentate soluzioni diverse. Il vero problema è che gli Usa fanno la guerra all’Euro, all’Europa, e alla possibilità che si costituisca come un autentico stato federale, cosa che sarebbe del tutto auspicabile. Ma non si può fare. Perché le ingerenze Usa in Europa sono fortissime, e quindi non si può fare. Una volta le guerre commerciali si facevano con le dogane, ora si fanno con le borse. Cambiano gli strumenti ma la sostanza resta, e le guerre commerciali sono spesso i prodomi di guerre “tout court” . Ma questo, sostanzialmente, non si può dire davvero, non appare credibile, per cui tutto continua come prima in questa. Ma a proposito di guerre leggevo di altri quattro soldati italiani feriti in Afganistan. Ma davvero vogliamo credere che i Talebani, da soli reggono lo scontro contro le più grandi potenze del mondo? Una guerra strisciante, per ora, è già in atto da tempo, ma chiudiamo gli occhi e non la vediamo, anzi c’è qualche sciocco a sinistra che addirittura la invoca, come nel caso della Libia, questo per dire che la follia è molto estesa, ma cesserà mai? Ai posteri l’ardua sentenza.
martedì 2 agosto 2011
La crisi dell’En.A.I.P. e il suo superamento, forse.
Con un accordo siglato il 29 Luglio u.s. sembra, con tutte le cautele del caso, che la crisi dell’En.A.I.P sia in via di soluzione. L’accordo intervenuto tra sindacati, provincie pugliesi, e Regione Puglia, pare fondarsi sulla convinzione che l’En.A.I.P. possa riprendere un normale cammino funzionale. Va detto subito che l’accordo, insoddisfacente per molti che hanno esternato il loro malcontento, è, come spesso accade, l’unico accordo possibile nelle condizioni date, atteso che il potere contrattuale reale dei lavoratori dipendenti, di questi tempi, è pari o una approssimazione dello zero. Per questo non mi accodo alle critiche politiche verso la gestione sindacale della trattativa. Le modalità di gestione sindacale di questi processi sono note e consolidate, e comunque non possono non risentire della debolezza della categoria, divisa, sostanzialmente subalterna agli enti di appartenenza. Va anche detto che proprio in questa occasione, sono emerse aree di dissenso autentiche dalle impostazioni datoriali, e tuttavia il movimento che si è sviluppato nell’occasione non è stato sufficientemente esteso, dovendo fare i conti con presenze, al suo interno, di emanazioni dirette dell’EnA.I.P. Onestamente, nelle condizioni date, lo ripeto, era difficile una soluzione diversa. Io, forse, raggiungerò la pensione e recupererò, forse, e con tutti gli scongiuri del caso, un po’ alla volta, gli stipendi non percepiti e che mi sono costati scoperti in banca che non mi verranno mai risarciti. Per i colleghi dei Centri per l’Impiego, paradossalmente, coloro che sembravano i più garantiti, in vece c’è la concreta prospettiva di vedersi decurtate le retribuzioni di tutte quelle voci che la C E non riconosce. E’ l’ennesimo non senso di questa situazione kafkiana. Perché mai i dipendenti, e solo loro, devono pagare le contraddizioni si un sistema che è privato sul versante degli incassi degli enti, ma pubblico sul versante delle spese.? Insomma gli enti (il privato) incassano soltanto, mentre i dipendenti, la Regione, Provincie, Comunità Europea, (il pubblico) pagano, in nome del libero mercato, o della sua modificazione mostruosa al tempo del postmoderno. E’ anche vero, e in questo ho mancato anch’io, che si è persa l’occasione di consolidare i rapporti tra colleghi per altro sparsi lungo tutta la Puglia, per cercare di consolidare i rapporti. Una ultima riflessione mi tocca fare sul ruolo delle Provincie. In questo contesto sono semplici intermediari, perché prendono somme di denaro destinate in modo giuridicamente vincolante, alla specifica retribuzione di quella categoria di dipendenti che pur lavorando per la Provincia, sono dipendenti dell’En.A.I.P. . Ebbene hanno svolto un ruolo centrale in questa vicenda, pur essendo, in teoria, coinvolti in un semplice lavoro di “collegamento” . Le Provincie, per essere chiari, fruiscono del lavoro di questi dipendenti degli Enti di Formazione professionale, senza neppure un euro di esborso dalle loro casse. Per me è una questione scandalosa che avrebbe solo e soltanto una possibile soluzione accettabile, che riguarda un contesto, mi ripeto, kafkiano, assurdo e paradossale. Infatti se la formazione professionale fosse gestita direttamente dalla Regione, e se provincie fossero abolite, avremmo un servizio, almeno in ipotesi, assai migliore, con costi di gran lunga più contenuti. Ma questo è eresia, non è tra le ipotesi praticabili, è una utopia del postmoderno, nel senso che è una utopia vera in quanto a concrete prospettive di realizzazione, e al tempo stesso è ridotta rispetto a ciò che il novecento ci consentiva di configurare come utopia. Siamo messi male, e ho davvero difficoltà psicologiche ad accettare tutto questo, ma tant’è.
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