mercoledì 9 maggio 2012

Ancora sull’Italia e la Sardegna


All’indomani del primo turno di queste pur parziali elezioni amministrative, leggendo i dati pubblicati su “La Repubblica” di oggi che confronta glie esiti attuali, in termini di numeri di voti, con le ultime regionali, è evidente che la PdL subisce una flessione che non coincide perfettamente con l’azzeramento matematico, coincide in vece con l’azzeramento politico, perché alla sua gravissima flessione  non è tale da potersi  connotare come oscillazione elettorale fisiologica,   perché è qualcosa di molto più grave, tanto più che si somma con analogo arretramento della Lega Nord, che cessa di essere un importante partito di riferimento per il nord Italia. Ciò significa che il centrodestra che ha pesantemente governato nei passati decenni con politiche improntate al razzismo più puro, alla disarticolazione dello Stato nella sua configurazione uscito dalla Resistenza non esiste più. E’ stato travolto da una crisi drammatica che ha indotto cittadini a pronunciamenti elettorali, si badi bene, che sconfessano le politiche di tutti i partiti presenti in parlamento. Ancora una volta fa velo mediatico a questa realtà l’atteggiamento del Pd, che ha, con Bersani, la faccia tosta di dire che avanza sulla base del numero di amministrazioni che passano o passeranno dal centrodestra al centrosinistra. Questo calcolo, sotto il profilo politico è assai fuorviante, perché il Pd, dal punto di vista del numero dei voti, subisce un severissimo arretramento certamente non uguale a quello subito dal PdL ma resta comunque un arretramento gravissimo. Tale gravità sfugge alla visibilità mediatica che pure merita, per effetto, come vien fatto notare da più parti di una forma partito più elastica. In realtà il Pd è un partito contenitore, in cui è possibile trovarci di tutto. In Puglia, ad esempio  ci sono diversi comuni in cui vanno al ballottaggio due candidati di centrosinistra. Se vogliamo essere seri dobbiamo dire che il radicamento del gruppo dirigente del Pd, nel Paese Italia,  non è molto diverso da quello del PdL. Le situazioni di Genova, Palermo, che si aggiungono a quelle di Napoli e Milano nelle passate tornate elettorali, dimostra appunto questo, che sono le stesse primarie a sconfessare le indicazioni della segreteria, senza di che la sconfessione si riscontrerebbe inevitabilmente nel voto vero. Insomma il Pd resiste un po’ grazie a Vendola, è un paradosso, ma è così. Infatti sono convinto che Vendola, se avesse il coraggio di un attacco frontale al Pd, perderebbe sicuramente la Regione Puglia, ma raccoglierebbe, verosimilmente, più voti di Grillo a livello nazionale, invece anche Sel perde voti rispetto alle regionali, seppur di poco, e anzi è cresciuta nei capoluogo di provincia. Del resto non si può avere tutto. Ma c’è un fatto importantissimo che non ha ricevuto il dovuto spazio mediatico, ma ne meriterebbe di più dell’esito del voto e del successo di Grillo. In  Sardegna, domenica 6 maggio u.s. appena tre giorni addietro, 535.000 elettori hanno partecipato ad un referendum sull’abrogazione delle ultime provincie sorte nel 2001, ossia: Carbonia Iglesias, il Medio Campidano, Olbia Tempio e l’Ogliastra.  Il referendum ha retto al quorum richiesto per cui queste provincie verranno abolite, mentre il medesimo referendum ha dato parere favorevole all’abolizione delle provincie storiche. Ecco la Sardegna ha dato un messaggio importante a tutta l’Italia, grillini compresi, mentre noi pugliesi, ad esempio in condizioni politiche e ambientali ben diverse rispetto alla Sardegna, ci teniamo anche la BAT, ossia Barletta, Andria Trani, perché non si sono messi d’accordo neppure per un capoluogo di provincia, a dire quale impulso nobile presieda la sua nascita.  Questo messaggio tuttavia è passato sotto il sostanziale silenzio dei massmedia, che hanno dato maggior rilievo al battibecco tra Napolitano e Grillo. In questo blog ho già trattato del rapporto tra l’Italia e Sardegna, quasi che questa meravigliosa isola fosse qualcosa di marginale alla nazione stessa. Ho già detto dell’emarginazione della sua storia dai nostri testi di studio, e non solo dai manuali scolastici, a riprova di un limite culturale, in un contesto in cui viceversa ha potuto prendere corpo in Italia un partito folle, animato da ideologie folli, gestito da personaggi folli a loro volta che solo ora pare destinato al declino, che l’ha  dominata per decenni, imponendo leggi assurde e dispendiose, neppure abrogate ora che è, teoricamente, all’opposizione, che pare coinvolta in operazioni di riciclaggio della ‘ndrangheta. Questo partito della Lega Nord era gestita in regime monarchico da un signore assai caratterizzato da una capacità comunicativa, tutta imperniata su monosillabi, al massimo bisillabi, o gesti e gestacci di vario tipo, e aveva come erede designato ufficialmente e pubblicamente, un erede le cui imprese culturali, si fa per dire, riempiono le cronache di questi giorni prima del voto. Questo stesso paese, nel secolo scorso ha tenuto un intellettuale come Gramsci, nato ad Ales, in Sardegna, provincia di Oristano, che non fa più notizia dai tempi del banditismo,  a morire in carcere, altri ne ha esiliati, altri ancora li ha ridotti al silenzio, e li emargina in continuazione. Questo paese, i suoi intellettuali, non avrà davvero un periodo di pace e prosperità, se non ha la capacità di riflettere su sé stesso e sulla sua propria storia,  se non sarà capace di dibattere sottraendosi alla dittatura delle priorità  mediatiche, se non comprende l’impossibilità di una Europa continentale che vuole stritolare i paesi del Mediterraneo, autentico nodo di possibile pace e sviluppo, più di quanto non lo siano le banche tedesche. Se non si apprendono sino in fondo i valori della democrazia, quei valori nati in quella Grecia che l’Europa sta martirizzando. Quella democrazia alla luce della quale, si dovrebbe comprendere come in Italia,  questo parlamento rappresenta, mai con tanta evidenza come in questo momento alla luce di questi pronunciamenti popolari, seppur parziali, solo se stesso e i poteri più o meno occulti che gli sono sottostanti.   Ci sono questioni aperte come la nomina del nuovo CdA della Rai, le possibili riforme della giustizia su cui pendono ancora gli interessi di Berlusconi nell’ultimo e più pittoresco dei suoi processi, quei processi cui si voleva sottrarre in quanto eletto dal popolo. Sono questioni cui l’insieme dei massmedia ancora controllati dal medesimo Berlusconi, non dà il dovuto risalto, con i giornali di sua proprietà che invocano l’abbandono del governo Monti ma non, ovviamente, che restituisca il maltolto agli italiani. Governo Monti che platealmente ormai si regge solo sul Pd. Riporta un trafiletto a pag. 9 de “Il Fatto Quotidiano”  di oggi  a firma di Caterina Perniconi, che: ‹‹ Il deputato democratico Roberto Giachetti ha presentato una proposta per limitare le prestazioni “fuori ruolo” di magistrati ordinari, amministrativi e contabili e degli avvocati e procuratori dello Stato. (….) Una misura che fa infuriare molti papaveri di Stato. Ma che, incredibilmente, nonostante il parere contrario  del governo, ha ricevuto l’ok da tutti i partiti politici. Pd escluso. Sì, proprio il partito del proponente, Giachetti. ››. Il provvedimento è volto a limitare poteri e prebende degli apparati burocratici dello stato, ma il governo che taglia le pensioni,   non vuole tagliare le prebende dei propri collaboratori. Il ruolo del Pd, diventa sempre più kafkiano. Fosse possibile fermare, come con uno scatto fotografico del mio amico Mammone,  l’immagine questo momento storico, risulterebbero con una evidenza impensabile in altri momenti, i problemi strutturali del nostro Paese, tutto sta a vedere a quante persone farebbe piacere guardarla.

domenica 6 maggio 2012

Una crisi che si avvita ulteriormente. Grillo e l’antipolitica.


 Monti continua ad invocare la crescita, si dice perfino disponibile ad una tassa  patrimoniale ma in concreto il governo “tecnico” sembra gettare la maschera, e diventa un governo politico a tutti gli effetti, anche mediatici. Con la richiesta di aiuto a Bondi, Giavazzi, e Amato, figuriamoci, è come se Monti dichiarasse il limite tecnico della sua compagine e poco importa se la cosa entusiasma Massimo Giannini di “la Repubblica”  che parla addirittura di un colpo d’ala di Monti, che così si sottrarrebbe al destino del galleggiamento che contraddistingue i governicchi di basso profilo.  E’  evidente che Monti stia facendo la guardia  al bottino già incassato a favore delle banche con il decreto “salva Italia” e relativa  falcidie delle pensioni, con l’Imu e conseguente saccheggio del ceto medio, affinché i legittimi proprietari non se ne rimpossessano.  Va in onda una discreta messa in scena da cui sembrerebbe che vi sia dissidio tra Monti e la Pdl a me sembra del tutto strumentale. Per verificare la serietà di un dissenso di tal fatta, aspetterei a verificare se Monti sottrae la Rai al controllo di Berlusconi, e la affidasse a Santoro e a Freccero. Allora il contrasto sarebbe credibile, ma sino a quel momento devo pensare che si tratta di una messa in scena finalizzata a ridare una sorta di “verginità”, si fa per dire, allo stesso Berlusconi e alla Lega Nord.  La quale verosimilmente è dietro la stupidaggine dell’imprenditore di Bergamo che, armato più di Rambo, si è introdotto in una sede di Equitalia inscenando una presunta disperazione perché non  voleva pagare il canone Rai. Il dato di fondo è che il governo Monti è insostenibile, non si spreca neppure a dar conto del mancato prelievo sui capitali scudati, quando parla di una ipotetica tassa patrimoniale, che per essere credibile, deve essere severissima e sostitutiva a tutte le altre, e non aggiungersi. I tagli al superfluo si possono fare senza alcun ulteriore sostegno tecnico, invece si faranno a danno di istituzioni già più che provate dai tagli del governo precedente. Credo si impongano due considerazioni a riguardo di questi avvenimenti. Il primo è che c’è una concezione di quel che dovrebbe essere un bilancio di uno stato che è assolutamente prevalente nella cittadinanza comunque orientata politicamente che considera tale  bilancio  un fatto “tecnico” alla stregua di un qualsiasi bilancio aziendale, mentre il bilancio dello stato è un fatto assolutamente politico, e il dato del suo pareggio, almeno tendenziale, dovrebbe essere una costate di qualsiasi amministrazione di qualsivoglia orientamento politico. Invece tutti danno per acquisito che la spesa dello stato sia in sé uno spreco, neppure equivalente a quella  di una azienda qualsiasi, mentre dovrebbe essere evidente, che la spesa pubblica, al netto della corruzione e del malaffare è una spesa necessaria e opportuna, alla cui riduzione può concorrere addirittura un aumento del personale dipendente, perché sono da considerarsi sprechi anche le convenzioni che appaltano servizi all’esterno. Sono servizi, a partire dalla sanità, e ora alla scuola, ai trasporti, alle comunicazioni, visto che ci sono coinvolto in prima persona, anche, alla formazione professionale che avrebbero un costo per lo stato sicuramente minore nella misura del profitto che necessariamente le società private che gestiscono questi servizi devono realizzare. Le privatizzazioni, insomma, sono un capitolo  da collocarsi nella colonna delle uscite del bilancio pubblico, non delle entrate, come si tende a far credere. Per questa via si induce la cittadinanza a valutare come rimedi quelle che invece sono le cause della crisi medesima. Tutto ciò dovrebbe risultare  evidente alla luce del buon senso, ma l’apparato massmediatico induce a nascondere tale evidenza, al contrario cerca di “assorbire”  cinicamente tale crisi spettacolarizzandola, ossia spettacolarizzando i suicidi dei piccoli imprenditori, col risultato di inculcare sempre più la convinzione che il suicidio, ossia la disperazione dei singoli sia l’unica risposta possibile alla crisi. Ma non è così. Così come non c’è una uscita reale dietro l’angolo, che non c’è nessuna nel futuro prossimo perché è una crisi strutturale del capitalismo, che  ha smesso di crescere perché i meccanismi di accumulazione dei profitti non implicano più una “crescita”  Certo i soldi si fanno ancora con le aziende che producono, ma ancor di più si fanno con la speculazione finanziaria, oltre che con i servizi che per loro natura dovrebbero essere pubblici, e quindi gestiti  con la prerogativa del semplice pareggio di bilancio, e non in funzione del profitto. In Italia, e non solo in Italia, invece, non fa scandalo che si possa trarre profitto speculando sulla salute, sull’istruzione e via dicendo. Ma tornando alla speculazione finanziaria, si comprende come essa trova il massimo alimento possibile con la speculazione sul debito pubblico degli stati. Questo è il cardine del problema, questo è il motivo per cui Monti non ha nessuna intenzione di portare realmente lo stato italiano al pareggio di bilancio, e spinge la commedia fino a organizzare una pseudo sollecitazione popolare a indicare gli sprechi, quasi non si rendesse conto che egli stesso e i sui ministri sono uno spreco intollerabile nell’attuale situazione.  Non certo perché voglia qui sostenere che uno stato possa spendere e spandere senza tener conto dei propri bilanci, al contrario sono convinto che una corretta amministrazione della cosa pubblica presuppone dei bilanci in ordine. Solo che devono essere i bilanci statali una funzione della politica e non viceversa, non si fa una politica per il bilancio. Avere un bilancio in pareggio dovrebbe essere cosa semplice, alla luce del buon senso di padre di famiglia che amministra un bilancio famigliare. Si rinunciano ai lussi, alle cose che almeno al momento non sono consentite dai problemi finanziari. Ma le pensioni sono un diritto acquisito col lavoro, non un lusso. I lussi sono istituzioni costose e non necessarie, quali circoscrizioni, provincie e regioni. Smettere con le politiche di privatizzazioni che aumentano i costi di servizi, che se gestiti onestamente, si potrebbero consentire risparmi sostanziosi, dovuti appunto ai mancati profitti dei privati che lucrano su servizi come la sanità e ormai istruzione, e quant’altro, con necessari aggravi di costi, giovi ripeterlo. In passato era così. Certo i tanti liberisti fanno notare che la gestione pubblica comportava inefficienze e sprechi, ma la soluzione consisteva nel sanzionare adeguatamente chi materialmente si rendeva responsabile di queste pecche, senza ricorrere a soluzioni che al contrario, non correggevano alcun problema di gestione, anzi li aggravavano. Qualcuno mi dica l’esito delle privatizzazioni  massicce operate negli ultimi decenni, ma incuranti di ciò se propongono ancora altre. Nel frattempo abbiamo perso un ruolo nel settore dell’automobile, dove, una volta, eravamo messi benino. Un lusso cui rinunciare per ogni motivo possibile sono le missioni militari all’estero dove mantengono focolai di guerra e di tensione senza risolvere nessuno dei problemi agitati per giustificarli. Certamente si può rinunciare alla Tav in Val  di Susa, alla sussistente società per l’ormai abbandonato progetto sul ponte di Messina, all’acquisto di costosissimi aerei da combattimento del tutto inutili, se non per scelte di aggressione militare.  Insomma, comunque la si pensi, c’ è una crisi socio economica sempre più drammatica. Ma il governo Monti opera come dicevo prima, il Pd promette fedeltà eterna, mentre la PdL, più furbescamente, sostiene il governo, ma dando l’impressione di essergli contro. Basta leggere i giornali di Berlusconi, i discorsi della Lega Lord che deve essere considerata ancora e sempre una costola esterna della PdL. Ebbene in tutto questo pare che il problema il guaio sia Grillo e le cose che dice. Premetto subito che non ho una buona opinione del movimento di Beppe Grillo, solo che su tantissimi temi ha ragione, poi ogni tanto infila stupidaggini nei suoi discorsi  tuttavia è un interlocutore interessante che non va demonizzato.  Di modo che Grillo rappresenterebbe l’antipolitica, mentre la Lega  Nord sarebbe un pezzo di questa politica.  Questo partito in odore di ‘ndrangheta al pari del Pdl avrebbe una sua legittimità istituzionale, mentre Grillo viene additato all’unisono come antipolitica da mettere al bando. Nessuno si chiede come sia possibile, sulla base di quale curriculum o doti di fatto, un Belsito sia diventato tesoriere  della Lega consigliere di una azienda come Finmeccanica,  sulla base di quale curriculum e di quali competenze, al di fuori di una considerazione semplice,   per cui era un soggetto sacrificabile da poter dare in pasto ai giudici e ai militanti, oltre che all’opinione pubblica in generale. Credere davvero che i segretari politici siano all’oscuro dei problemi finanziari dei propri parti e non solo, è di una ingenuità davvero insopportabile. Non è dato in natura, che un segretario di partito si disinteressi delle questioni finanziarie, al contrario, costituiscono priorità imprescindibili. Tuttavia si ha la sensazione che tutti i parti e lo stesso Napolitano trovino più gravi le pagliuzze nell’occhio di Grillo che le travi negli occhi degli altri partiti. Io non credo in Grillo,  mi ripeto, perché, al di fuori dell’eloquio scoppiettante non coglie la gravità della crisi che ci attanaglia, che è una crisi di sistema, non risolvibile all’interno di queste istituzioni, solo cambiando il personale politico. Ma la cosa più grave è che la situazione è in movimento, e quel  che verrà probabilmente peggio di quel che abbiamo. Non è pensabile che l’esperienza Monti lasci l’assetto politico che ha trovato. Infatti sono già iniziate le grandi manovre, e ciò che più temo è che le destre, come in parte già avviene, cavalchino la protesta e il malcontento che loro   hanno causato, e pensare che Berlusconi sia davvero finito è una illusione che lascio volentieri ad altri. Come non comprendere che è il principale beneficiario dell’operazione Monti sia proprio lui?.   A parte ciò, l’ostinazione con cui Bersani si rifiuta di prendere atto che la politica di Monti lascerà un Paese in condizioni ben peggiori di quelle in cui l’ha lascito Berlusconi, con un debito pubblico più alto e problemi sociali drammaticamente più gravi, in preda ad una recessione voluta cinicamente. Siamo insomma su un piano inclinato su cui sarà impossibile risalire. Per questo non condivido le posizioni di coloro che da sinistra, ritengono la partecipazione al voto un dogma della democrazia, mentre con tutta evidenza così non più post che lo sia mai stato.   Queste istituzioni ormai non secernano solo personaggi demenziali. Da Trota padre, a Trota figlio, da Berlusconi alla Fornero, da Monti a Bersani, da D’ Alema a Rutelli  non c’è scampo. La satira produce evidentemente personaggi di gran lunga migliori, a partire dallo stesso Grillo, ma anche Crozza, sorelle e fratello Guzzanti, suggeriscono migliori proposte politiche. Il voto in Italia non è più uno strumento adatto a selezionare una cd classe dirigente  degne di fede. Io non sono un astensionista “ideologico” , continuo a sostenere Vendola e Sel. Sul piano personale credo che non ci sia confronto. Vendola è un politico autentico, e cerca di fare il possibile nelle condizioni date, non ha come massima ambizione l’arricchimento personale. Dal suo impegno politico ha ricavato abbastanza  legittimamente e credo che gli basti, non credo che abbia bacchetta magica, e la situazione è così grave che, sul piano generale, è proprio di bacchette magiche che c’è bisogno.  Certo si vota in diverse parti d’Europa, e non solo in Francia dove pare che Hollande vinca, e se da queste elezioni ne uscisse indebolito questo liberismo ideologico e asfissiante, sarebbe una grande cosa, ma l’Europa ha nel suo seno una questione tedesca, esito delle conclusioni distorte di due conflitti mondiali che hanno posto problemi cui gli Usa anno impedito  soluzioni confacenti alla realtà dei fatti. Al termine del primo conflitto hanno imposto penalizzazioni eccessive alla Germania, che  hanno propiziato lo scoppio del secondo, al termine del quale  invece ne hanno fatto un caposaldo politico e militare del proprio dominio in Europa, il che ha favorito e aggravato la crisi che stiamo vivendo. L’auspicio è che non sia necessario un terzo conflitto per risolvere il tutto nella distruzione della umanità intera, e tuttavia realisticamente, in quella direzione ci si sta muovendo.          

sabato 14 aprile 2012

Günter Grass e ciò che non si può più continuare a tacere

Su “La Repubblica” di mercoledì 4.04. 2012 è apparsa la poesia di Günter Grass  “Quel che deve essere detto”, che mi sono premunito di riportare su questo blog, per la grande importanza che attribuisco a questo intervento, e così averlo più vicino. In realtà la poesia di Grass ha avuto sì una vasta risonanza sulla stampa, e non solo italiana, ma dal giorno dopo è passata nel dimenticatoio, risucchiata dal vortice potente della rimozione massmediatica. E’ un meccanismo tanto perverso quanto potente, il cui funzionamento è percepibile perfino dalla mia pagina di Fb che è una buonissima pagina, piena di compagni che si esprimono in libertà com’ è giusto che sia. Ma pure su di essa la poesia di  Günter Grass ha avuto una fugace apparizione, e poi si è passati ad altro, seguendo l’agenda dettata dai masmedia. b, per cui, ad es.  si parla delle insulse e provocatorie dichiarazioni della Santanchè  su Nilde Iotti, sul fuorviante intervento di Norma Lancieri sul “ il Manifesto” che difende la figura di Rosi Mauro, col risultato di legittimare, oltre le sue intenzioni, un partito come la Lega, che da sinistra non dovrebbe avere legittimazione alcuna, essendo molto peggio di partito fascista ricostruito. Del resto la Santanchè ha citato Nilde Iotti all’unico scopo di far parlare di sé, atteso il calo delle sue   esibizioni di epidermide grandemente manipolate, perfino in sale operatorie. E tuttavia tutti tornano a tacere su quel che, molto giustamente, Grass non vuol più tacere.  Ebbene voglio cogliere l’occasione per non più tacere, nella convinzione che parlare oggi voglia dire ripetersi, e ripetersi tendenzialmente all’infinito. Sono convinto che per comunicare davvero, per poter riprendere ad esprimere concetti e non più semplici sensazioni  più o meno apertamente finalizzate  alla manipolazione delle coscienze, bisogna ripetersi. Non è possibile continuare a praticare un linguaggio teso solo a ottenere indirettamente delle ripercussioni psicologiche sull’interlocutore, di cui poi ,in fondo non si attendono  neppure le risposte, che tanto, non interessano, perché il nostro sistema massmediatico, ha distorto la comunicazione, sottraendole la sua funzione principale che risiede appunto nella comunicazione reciproca e paritetica, non consentita con l’attuale sistema che produce la proliferazione su scala di progressione  geometrica dei messaggi, e l’amplificazione a dismisura dei suoni e degli strumenti della medesima comunicazione. In questa terribile asimmetria  assordante della comunicazione attuale, Grass parla di cose che non si possono tacere. Comunque il suo messaggio  è apparso,  tra le tante, anche sulla pagina di “la Repubblica” come dicevo, solo che è stato accompagnato da uno “strano” art. di Adriano Prosperi, “Se la Storia viene capovolta”, in cui effettivamente egli capovolge la storia. Trace assolutamente sulla autentica e nota storia d’Israele, uno Stato la cui fondazione è stata preparata facendo ricorso al terrorismo più puro, cinico e spietato a danno di persone inermi, assolutamente innocenti se non di essere sulla strada della realizzazione di uno stato voluto dal popolo di Dio. L’elenco degli attentati in ogni dove, anche in Italia, mesi in atto dai servizi segreti preesistenti il medesimo stato, è lungo e cruento. Così come è incontrovertibile la sua vocazione espansionista tutt’ora in atto, condannata da tutti ma consentita dai  fatti.   Su questa storia Prosperi tace, e anzi davvero la capovolge, e infatti scrive: “ E così capovolge la storia:  [Grass]accusa Israele (e non Teheran )   di minacciare la fragile pace mondiale.” Ovviamente inutile chiedere a Prosperi chi tra l’Iran e Israele attua una politica di costate aggressione e conquista nei confronti degli stati vicini, chi ha invaso o tentato di invadere il Libano, operazione per cui i nostri soldati sono dislocati lì, in gran numero, e a nostre spese, proprio per garantire Israele, che sconfitta militarmente ha chiaramente un lato debole dei suoi confini mai definiti correttamente e definitivamente.  Inutile chiedere a prosperi chi è che tiene Gaza in uno stato di attacco continuo. Inutile chiede a Prosperi che colpa hanno commesso tutte le famiglie cacciate da Israele e confinate nei campi profughi per far spazio a questa presunta razza superiore, così come superiore riteneva la razza ariana Hitler. Ma Prosperi tace su tutto questo. Lui cita l’Aiea che “sospetta che Ahmadinejad stia lavorando ad un ordigno nucleare”. Ora perché chiedere a Prosperi, quale attendibilità abbia l’Aiea, che lungi dal sospettare, asseriva perentoriamente che l’Iraq di Saddam aveva la bomba atomica salvo poi a constatare a disastro avvenuto che in Iraq non c’era nessuna bomba atomica. Ma prosperi continua imperterrito “E’ un rovesciamento della realtà che è tutto fuor che nuovo: il pericolo ebraico che l’altro ieri fu strombazzato dalla propaganda nazista e poi fascista oggi è diventato il collante propagandistico che tiene insieme le masse del mondo islamico e vi consolida regimi tirannici. Responsabilità tuta europea, quella  di aver infestato il mondo arabo col  virus dell’antisemitismo, per secoli  del tutto assente in quella parte del mondo.”  Chissà che considerazione ha “di quella parte del mondo” Prosperi, se pensa che  l’occupazione caratterizzata da una violenza estrema e continua di quelle martoriate terre sia  definibile un “virus..  per secoli del tutto assente in quella parte del mondo”.  Inutile chiedere a Prosperi chi è che rovescia la storia.

giovedì 5 aprile 2012

Quel che deve essere detto. Günter Grass


Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo  Ü
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.

E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.

E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni - anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?

Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.

Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi - come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.

E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.

Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.

Günter Grass

mercoledì 4 aprile 2012

Monti, le banche, il trasformismo italiano, e il sangue dei nostri figli.


Monti, il suo governo, le sceneggiate dei partiti che lo sostengono, Lega Nord compresa, ora finalmente ladrona acclarata,  la cui opposizione è evidentemente concordata con Berlusconi, stanno graffiando a sangue il nostro tessuto sociale, stanno minando l’economia  italiana in modo da indebolirla strutturalmente, e in modo  irreversibile, almeno nelle loro intenzioni.  Ora non credo che ci siano difficoltà a convenire che queste affermazioni siano assolutamente fondate sui fatti e non il  semplice prodotto di una vena polemica.   Vanno considerati gli effetti combinati del taglio delle pensioni, il calo costante delle capacità di acquisto dei salari, l’aumento della disoccupazione,  e questa sorte di tassazione selvaggia che chiamano Imu,  neppure precisamente quantificata, che dovrebbe stare per Imposta   Municipale Unificata, ma è in realtà una tassa di Stato, da cui si sottraggono di fatto la banche, la Chiesa. C’è il rischio fondato che per questa via si ricapitalizzino le banche che, non erogando prestiti,  oltre ad essere la causa principale della crisi internazionale in atto, si prendano una parte del patrimonio immobiliare che era delle famiglie, e con una gestione del prestito  volutamente recessiva, arrivino ad  indurre al suicidio pensionati, operai, piccoli artigiani e piccoli imprenditori. Come era facilmente prevedibile, queste misure, adottate col pretesto di risanare i conti pubblici, stanno semmai, ottenendo l’effetto contrario, tant’è  che sulla stampa estera già circolano voci di una seconda “manovra” . Monti per ora smentisce, ma le sue sirene già stanno lavorando in questo senso, immettendo nel circuito mediatico, opinioni secondo cui lo spread  ritornerà a salire, come in effetti già sta facendo in questi giorni, per effetto del fallimento parziale, o almeno questo pare si profili a tutt’oggi, dell’abrogazione netta dell’art. 18.   In realtà la lotta all’evasione la fanno a danno dei piccoli perché nemmeno la piccola tassazione prevista sui capitali scudati, prevalentemente posseduti da evasori e/o criminali, ha avuto applicazione completa. In questo contesto la vicenda degli “esodati” pare una tragedia di contorno. Misure così drastiche in Italia non venivano prese dai tempi del fascismo. Siamo quindi ad una svolta storica, in una situazione di non ritorno. Tutto questo è possibile grazie ad un governo insediatosi grazie al presidente Napolitano, che gode di una popolarità del tutto immeritata, e al Pd di Bersani e compagnia bella. Qualcuno già mi fa rilevare come sia il Pd un mio bersaglio polemico privilegiato, e non posso dargli torto, Quel che mi irrita del  Pd è il suo essere un partito trasformista. E ribadisco la critica di trasformismo, che non è come rimarcare una mancata coincidenza  di orientamento politico, ci mancherebbe, o il suo essere un partito di centrosinistra, cosa del tutto, ed ovviamente legittima.  Il problema è che  Pd è, a mio parere, ma non solo,  un partito trasformista, nel senso della peggiore tradizione del trasformismo giolittiano perché si autodefinisce un partito di centrosinistra, ma dà il sostegno parlamentare ad un programma di governo che è degno di un governo reazionario “dell’acqua più pura” che con un programma conseguente di centrosinistra, riferito pure  al tradizionale centrosinistra della prima repubblica, non ha nulla a che fare.  Insomma non è un partito moderato, e la vicenda dell’art. 18, peraltro non ancora conclusa, non può valere a bilanciare il disastro che il governo Monti sta provocando. In questa situazione c’è un aggravante, ed è data dal fatto che mentre il Pd è conseguentemente impegnato nel sostengo al governo Monti, il Pdl fa la politica del doppio binario. Ossia, da un lato sostiene il governo Monti in parlamento, anzi pungolandolo a provvedimenti di segno sempre più reazionario, come nel caso della giustizia, guarda caso; mentre dall’altro lato, ossia nel paese, attraverso i giornali e i giornalisti  di Berlusconi, sta facendo una battaglia contro, quasi a far credere che il governo Monti con il governo Berlusconi non c’entri nulla, mentre in realtà né è il perfezionamento. Per questa via c’è il rischio che il Pd, ma tutta la sinistra, consegnino paradossalmente, alle destre anche la gestione della protesta  o peggio del malcontento indistinto che in parte è già in atto contro il governo Monti, e che verosimilmente si estenderà nei prossimi tempi, quando appunto si sentirà con maggiore concretezza i morsi di questo famelico governo delle banche. Pochi dicono a sinistra che è ora che il governo Monti vada a casa nel più breve tempo possibile, pochi avvertono in tutta la sua estensione, la gravità esistenziale per milioni di cittadini della situazione creata da questo governo “ tecnico”ma incapace di fare i conti, di prevedere le ricadute del suo operato.  E a chi chiedesse come si viene fuori dalla crisi economica, risponderei che è una questione di buon senso, e che non bisogna farsi abbindolare dalle evidenti sciocchezze che vanno dicendo economisti anche accademici, alcuni dei quali hanno lo stomaco per asserire pubblicamente che favorendo il licenziamento dei lavoratori, non si ottiene l’effetto di far aumentare la disoccupazione ma del suo opposto. Sono sciocchezze cha vanno accolte con sberleffi, senza neppure entrare seriamente nel merito. Invece il discorso serio è l’Europa e il debito pubblico. Sono stato sin qui un europeista convinto, sulla base della convinzione che la dimensione dello Stato nazione, fosse un prodotto dei tempi destinato ad essere davvero superato. Conservo questa convinzione ma la realtà istituzionale europea, così come si sta configurando, è al di fuori di qualsiasi concezione di democrazia, sino a vanificare perfino il diritto di voto e la sovranità dei popoli. Così non può andare, per cui mi convinco che nell’immediato va seguita la strada dell’Argentina che ha superato una condizione   simile a quella che  da noi si va profilando.  Credo che a noi non sia rimasto altro da fare che uscire dall’euro, nazionalizzare almeno la Banca d’Italia per riprendere la sovranità di conio, per far ritornare i finanziamenti alle piccole imprese. Credo che vadano attuate politiche fiscali e normative severe nei confronti della speculazione finanziaria; cha vadano fatti investimenti pubblici, con soldi pubblici, smettendo la farsa per cui la grande impresa o finanza privata possa avere ancora un ruolo positivo nello sviluppo economico. Una storia ormai secolare, di scandali, ruberie, illegalità, corruzione, dice più di qualsiasi trattato di economia che il “ privato “ non esiste più su grande scala, fuori da appropriazione indebita  o di un furto se si vuole, di ciò che è “pubblico” per sua natura. Che senso ha ancora una Fiat in Italia al di fuori di una politica industriale che non può che essere attuata che con fondi pubblici, per cui non si vede il perché poi concederne i benefici ai Marchionne o agli Elkan. Che vadano via, o meglio, che restino dove sono, negli Usa,  lasciando però  all’ Italia ciò che è italiano, tanto più che loro italiani non lo sono e, verosimilmente,  mai si sono sentiti tali. E cosi di seguito per il resto, ossia credo ci sia bisogno di fare alcuni passi indietro per riprendere un cammino in avanti.  Il discorso vale per la giustizia, per cui auspico nella misura del possibile un ritorno ad un codice di procedura penale ispirato ai principi di una giustizia inquisitoria, in cui vale l’accertamento, per quanto possibile,  dei fatti così  come si sono svolti e non la loro narrazione al momento del dibattimento. La difesa dei cittadini, imputati o meno, deve essere compito di tutta la magistratura, anche e soprattutto quella inquirente, su cui evidentemente bisogna esercitare il massimo controllo, ma è intollerabile  l’impunità acquisita di fatto per via cavillosa o addirittura per manipolazioni legislative procurate di proposito da chi si destina a vivere da inquisito a vita. Il compito di una sinistra sarebbe, tra l’altro, quello di creare dal basso, per via democratica, una riaggregazione di stati in cui le banche non debbano svolgere alcun ruolo politico, perché temo, al di fuori di questo libro dei sogni, che il futuro prossimo venturo sarà intriso del sangue dei nostri figli.