martedì 2 aprile 2013

Ragionando di Grillo e di democrazia



Recentemente su fb mi è successo di vedere tutta una serie di post contro Grillo. Si dice di tutto e di più, spesso a torto e a volte e a ragione; diciamolo pure, si va a casaccio, non pare ci sia una specifica preoccupazione di stare ai fatti, il che nuoce alla causa, posto che ce ne sia una di causa in comune.  E per meglio dire anche su fb, spesso, non sempre  il dibattito cede il posto alla propaganda, e con i propagandisti chiaramente non si discute. Loro lanciano post esattamente come gli spot pubblicitari, non c’è trippa per gatti, non c’è argomento o riflessione che tenga, le cose sono così e amen. Tentare di argomentare è complicato perché servirebbero presupposti che mancano il più delle volte. Io mi sforzo di ragionare su quel che accade, e poi dire qualcosa ogni tanto su questo blog. Se mi riesce di suscitare delle riflessioni autentiche sono contento altrimenti me ne faccio una ragione, infondo non tolgo nulla a nessuno. Ora succede che Napolitano, il presidente della Repubblica, continua a picconare la costituzione ben oltre quanto osò immaginare il vecchio Cossiga, e lo ha fatto a 360 gradi, ha delegittimato la magistratura con la kafkiana vicenda del contenzioso con la procura di Palermo a proposito delle intercettazioni; ha di fatto assecondato la battaglia di Marchionne che ha tentato riuscendoci in parte di delegittimare la Cgil escludendola dalla contrattazione nazionale. Anziché dimettersi ha congelato, contro ogni sostanziale spirito della costituzione contro ogni prassi consolidata, non solo  il governo Monti ma anche il parlamento appena eletto, e non sono certo né il primo né l’unico a pensarla così, e io concordo con quei commentatori, pochi in vero, che sostengono questa tesi. Certamente, a quel che vedo e sento, nessuno ricorda che si sono tenute elezioni anticipate, anche se per poco, proprio perché Berlusconi ha sfiduciato Monti, con il paradosso che un governo, le cui dimissioni hanno dato vita alle elezioni anticipate, ripeto sia pure di poco, sia ancora in carica con il nuovo parlamento insediato, il tutto con l’alibi che non c’è mai stato un voto di sfiducia.   Il che è vero  ma solo perché Napolitano ha espropriato di fatto il parlamento del potere di dare  e  negare la fiducia ai governi tranne che per le fiducie farsa collegate ai singoli provvedimenti  legislativi. Non ha rinviato alle camere, violando una prassi consolidata,  per il voto di fiducia, né l’ultimo governo Berlusconi, né  Monti quando fu sfiduciato a parole da Berlusconi ma senza appunto il voto sulla fiducia, né Bersani in questi giorni, che aveva tutto il diritto di presentarsi in parlamento. Inoltre correttezza vorrebbe che rinviasse proforma Monti di fronte al nuovo parlamento, salvo a farlo rimanere in carica per “l’ordinaria amministrazione”,  come si dice di solito, e arrivare perfino a nuove elezioni anticipate, il che implicherebbe sue dimissioni immediate.  Dal mio punto di vista, sotto il profilo della correttezza, l’unico percorso plausibile, era quello che prevedeva il voto di fiducia a Bersani alla Camera, e successivamente lo scioglimento del solo Senato con un accordo per modificare la legge elettorale così da avere una medesima legge per le due camere. Certo che ci sono rischi evidentissimi ma questo è il gioco. Ma passando invece alla sostanza delle cose, voglio dire che ormai siamo di fronte a un bivio. Da un lato c’è il gruppo storico già al potere che è dato sostanzialmente da Pd + Pdl, che ha gestito la cd seconda repubblica,  e dall’altro M5Stelle. Le differenze, sul piano della democrazia formale sono flebili o poco percepibili, ed è stato uno dei miei motivi di riserva sui post dei miei amici di fb che sul tema specifico attaccavano Grillo. Ho già detto di Napolitano che si comporta come un monarca d’altri tempi, che riserva a sé medesimo l’ultima parola sui governi, cosa che la costituzione non gli concede. Il piano generale, che temo sia stato partorito da qualche specifico staff della Casa Bianca, prevede il passaggio da un monopartitismo mascherato, quello appunto che vede associati Pd+Pdl, ad un monopartitismo trasparente, quello  di Grillo. Va detto pure che anche Napolitano pensava ad un passaggio al monopartitismo, in tempi un po’ più lunghi,  incentrato su Monti, con assorbimento in modalità striscianti del problema Berlusconi, ma senza ricorrere a nulla che producesse una qualche forma di palese contrapposizione.  Il problema di fondo, agli occhi di Obama, è che in questo apparato è molto costoso, corrotto in parti consistenti, legato in quota parte al sistema della grande criminalità, e ormai incapace di gestire il consenso. Non ha prodotto  benefici di sorta, anzi porta politiche recessive, che con tutta evidenza servono solo a una ristrettissima cerchia di persone racchiuse nei circoli del Partito Repubblicano, ed è incentrato sulla figura di Berlusconi, che è un servo indocile, pretende troppo per sé e si è schierato apertamente contro Obama e non garantisce, per i fini che contano, nulla di importante, ed è disponibile a vendersi pure al suo “amico”  Putin. Al contrario Grillo,  punta sul consenso garantito da misure di welfare, seleziona un personale politico più docile, assai meno costoso, e più produttivo, nel senso della disponibilità al  sostegno alla piccola e media impresa, che è l’ossatura portante del sistema produttivo italiano, sin qui pesantemente penalizzato col pretesto assai ridicolo, in vero del cd. “patto di stabilità” che a null’altro serve se non a rottamare il sistema Italia, dove si continua a ragionare come se fossimo uno stato indipendente cosa che non è in  tutta evidenza. Le cronache, per edulcorate che siano, dicono di contatti telefonici tra Napolitano e Draghi, presidente della Bce, in merito alla crisi in atto, e dicono pure dell’intervento dell’ambasciatore Usa Thorne al liceo Visconti che elogia Grillo, in piena campagna elettorale.  Certamente poi ci sono state dichiarazioni che precisano, smentiscono e via discorrendo ma i dati di fatto restano, solo che, a quanto pare, nessuno ha voglia di sommare due più due in Italia,  tanto è alto il rischio di sbagliare.   Sullo sfondo rimangono le grandi questioni che attengono al tema dell’Europa, del debito e dell’euro. Grillo a riguardo appare più possibilista, invece dell’assoluta e ferma acquiescenza all’euro da parte del partito Pd+Pdl, dovendosi prendere per strumentali i discorsi di Berlusconi a corrente alterna sull’euro, atteso che al suddetto, nulla lo interessa oltre il conteggio di quanto potere e denaro possa disporre e poco importa la valuta, di modo che prendere sul serio Berlusconi quando parla d’altro è uno spreco di attenzione.   Ma la questione dell’euro, è una vicenda politica da cui discende poi quella economica. E la vicenda politica ci dice,  a voler vedere i fatti, ma su questo mi propongo un post specifico e più documentato , che l’euro è uno strumento di politica tout court chiaramente iperliberista, voluta sicuramente dagli Usa in versione Repubblicana, che prevedeva la delega dei problemi europei alla Germania, la quale deve essere ed è, il caposaldo politico e militare degli interessi Usa in questa parte di mondo. In compenso alla Germania le si è concesso una riunificazione assai onerosa e la libertà di imporre i costi relativi ad essa e non solo quelli, grazie a politiche  “comunitarie”, agli  altri paesi, soprattutto quelli del mediterraneo. Il drenaggio avviene con il meccanismo del debito, che in modo fraudolento viene ingigantito e manipolato dalle cd “banche d’affari” . In realtà attraverso l’euro e le implicazioni annesse, in fatto di politiche economiche e  finanziarie si realizza l’inversione degli esiti dell’ultimo conflitto mondiale. E’ come se i danni di guerra li dovesse pagare  mezza  Europa alla Germania, salvo a rappresentare, sul piano della propaganda, una situazione opposta, come se fossero i paesi mediterranei a chiedere alla Germania di pagare il debito altrui.   E’ di fatto, in termini certamente più soft, il ritorno alle politiche razziste sulla superiorità della razza germanica. Probabilmente a Obama la cosa non va proprio bene perché indebolisce il suo impero sul fronte importantissimo di questa parte del mondo, dove è sfidato da Putin e da Ahmadinejad, ed è ormai preda di instabilità che si sta cronicizzando in tutto il nordafrica e  magari auspica politiche meno recessive in tutto il suo impero. E la sfide si giocano anche e soprattutto, come dimostra la cd guerra fredda ai tempi dell’Urss, sugli stili di vita, e omologare gli stili di vita dei paesi del mediterraneo europeo con i paesi  mediterranei di altre sponde non è cosa saggia.     Ora tornando alla questione “Grillo” dirò che ci sono aspetti davvero preoccupanti, perché impone una concezione individualista in termini rigorosi. Mi ha spaventato il fatto che al Comune di Parma il sindaco Pizzarotti di M5Stelle rifiuta per principio di ricevere i sindacati in quanto espressione di associazione di persone. Non si tratta di difendere sindacati che, se posso dirlo avrebbero bisogno di un rinnovamento profondo, soprattutto in termini di democrazia interna e di capacità di associare davvero il mondo del lavoro dipendente, che è, al contrario scarsamente associato, e questo non certo a causa dei grillini, vedi la vicenda Marchionne e tutte le implicazioni, ma perché penso che l’uomo  sia davvero una dimensione collettiva, e che gli individui, al di fuori del contesto in cui vivono sono inesistenti. Questo discorso che in sociologia passa, non passa però in politica e in economia, con danni stratosferici. Ora imporre con maggiore violenza di quanto non si sia già fatto sin ora, una visione individualista dell’uomo è cosa che ritengo assai grave. Tornando ai problemi della cronaca di questi giorni, ribadisco,  l’unico contributo possibile che poteva dare Napolitano, all’interno della costituzione era quello di  dimettersi subito, in modo da conferire al parlamento la sua centralità invece di nominare dieci “saggi” che è cosa che non sta né in cielo né in terra che vuol dire al Pd e al PDL  di mettersi d’accordo e fare un governo che lasci fuori i grillini. Ora non bisogna lasciarsi ingannare dal numero, perché dieci sono perfino troppi e infatti quelli veri sono due ossia Violante e Quagliariello, che avendo i rispettivi partiti alle spalle, hanno obiettivamente un peso diverso dagli  altri, e quindi dico, con tutta la malignità che mi caratterizza,  che sono loro la vera commissione, e tutti gli altri sono foglie di fico. Grillo inoltre ripropone il problema della comunicazione, che la sinistra che non c’è ignora, nonostante sia già il secondo fenomeno che cresce in Italia  grazie ad una capacità specifica di usare il sistema dei media , il primo fu Berlusconi manco a dirlo. Oggi l’equivoco di fondo della rete consiste nella sensazione che tutti possano parlare a prescindere dalla consapevolezza di un possibile uditorio. Invece per risolvere i problemi serve sviluppare un confronto intenso che  deve svolgersi necessariamente “de visu”, guardandosi in faccia, essendo disponibili a recepire le idee altrui e cercare di modificarle. Certo, la conoscenza personale, una volta acquisita, consente in modo assolutamente vantaggioso l’uso della rete che serve per facilitare i rapporti reciproci tra le persone, ma non a soppiantare la necessità di un rapporto diretto, una volta definito “umano”. Le decisioni democratiche  devono essere assolutamente collegiali.  Il processo decisionale deve prevedere la presenza  simultanea di coloro che portano la responsabilità delle decisioni  assunte.   Questo è il grande problema di Grillo che mi fa dire che il fenomeno potrebbe essere effimero, a condizione che…   ma questo è un discorso che porta lontano.   Grillo è fautore di discorsi che una volta si sarebbero definiti di “razionalizzazione” e poco importa quanto siano praticabili, il dato è  che in effetti sono in parte necessari, e parlo del razionamento dell’uso delle fonti di energia, delle sue proposte di risparmio energetico, contro la megatruffa delle cd “grandi opere” a partire dalla Tav. Certo in questo contesto appaiono cose radicali solo per la ottusità e la malafede oltre che alla forza anche militare dei poteri che da queste “grandi opere” già traggono profitti senza che vi sia neppure una certezza del loro compimento. E tornando alle vicende di questi giorni dalla crisi si potrebbe uscire, a condizione che Napolitano lasci subito il Quirinale dove come dicevo ha fatto danni gravissimi, la cui estensione è ancora da valutare. Al momento sembra che abbia introdotto un presidenzialismo di fatto che potrebbe in un futuro più vicino di quanto ci si immagini, diventare anche norma in costituzione, sulla strada dello svuotamento della costituzione del ’48, per altro già avviata. Tant’è che ricorre l’espressione di “governo del presidente” come è stato il governo Monti, il che vuol dire che la carica di presidente della repubblica diventa una carica politica a tutto tondo, e nient’affatto una istituzione di garanzia come nella costituzione ancora vigente. Condivido l’opinione di quanti dicono che ormai la partita vera che si giocherà in parlamento sarà la contesa per la carica di presidente della repubblica  a  seconda della maggioranza che lo voterà vedremo che ha vinto la partita. La sinistra che non c’è ovviamente è fuori da tutti i giochi, per cui ritengo, in attesa che rinasca, su basi di autenticità e su scala europea come minimo, così come nacque nell’800, auspico una maggioranza Pd + M5Stelle, che elegga prima il presidente della repubblica,  e poi il governo che con tutta evidenza non può essere presieduto da Bersani. Perché ormai credo che,  salvo imprevisti, a questo si arrivi, e non escludo neppure la rielezione di Napolitano, pure a rischio che non finisca il secondo settennato.  Dietro questo congelamento della situazione che egli stesso ha imposto leggo solo la sua voglia di protagonismo smisurata, e il timore che il congelamento diventi cronico nel senso che si continui con un monopartitismo non più mascherato da due ma addirittura da tre partiti, che comprenda anche M5Stelle, che tra tutte le ipotesi è davvero la peggiore.

mercoledì 20 marzo 2013

L’impari lotta.



La “sinistra Italiana” ancorché inesistente gioisce ed esulta unitamente al coro dei media, per  una “svolta”   per l’elezione alla di Laura Boldrini e di Piero Grasso rispettivamente alla presidenza della camera dei deputati e al Senato della Repubblica.  Il lavoro incessante e manipolatorio dei media  accomuna l’elezione del nuovo Papa Francesco (non si dica Francesco I, fanno sapere dal Vaticano) al secolo Jorge Mario Bergoglio, a quello dei presidenti dei due rami del parlamento Italiano, per far passare il messaggio per cui, sono diventate potenti persone nuove in grado di segnare una forte discontinuità col passato. Insomma c’è aria più pulita nelle stanze dei “bottoni”. Il dramma è che questo messaggio passa e convince alla grande, ma quanto sia vero è cosa tutta da vedere. In realtà si tratta del gioco psicologico funzionale in questo momento di crisi e al tempo stesso di asfissia della democrazia. In assenza di vere regole democratiche a presidio della vita pubblica,  si supplisce con l’inganno, dando cioè la sensazione che tutti, ossia le persone comuni, quelle che almeno all’apparenza non fanno parte di consorterie varie e i partiti rientrano tra questi, nella convinzione generale, possano raggiungere posizioni di potere.  Un tempo  quando  i partiti generavano senso di appartenenza, le persone al potere e si valutavano appunto in base all’appartenenza ai partiti medesimi. Insomma era un po’ più complicato. La presidenza di Nilde Iotti , senza nulla togliere niente al valore effettivo della persona, donna della Resistenza,  suscitò clamore perché era del  PCI ed era stata l’amante di Togliatti sposato con altra signora, e i cambiamenti si percepivano a seconda dei partiti a cui i neoeletti appartenevano. Oggi è più semplice, basta guardare al curriculum; certo se una persona viene incaricata di compiti istituzionali e entra a far parte delle istituzioni, per così dire dalla cd  “società civile”, invece che dalla burocrazia di partito, vi è la percezione di una persona più adatta all’incarico.  Insomma funziona meglio la porta di servizio invece dell’ingresso principale, perché vi è la sensazione di poter entrare tutti e ciascuno di noi.  Solo che Piero Grasso non è esattamente uno di noi, è un giudice giunto all’apice della sua carriera grazie a provvedimenti legislativi specifici voluti dal governo Berlusconi, ma tutto ciò nell’ubriacatura del momento non conta niente. Non c’è verso ovviamente di far intendere quanto sia ingannevole e mistificatorio tutto ciò.   Certo sui media si trova di tutto, solo che bisogna cercarle le notizie o avere amici che le cercano e le segnalano. A Raffaele Licinio devo la notizia  presa da TGcom24 di mediaset, fonte insospettabile quindi,  riguardante le polemica su Bergoglio e i sui pronunciamenti politici sessisti contro l’attuale presidente dell’Argentina de Kirchner Cristina Fernandez: “ Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo". In assoluta coerenza politica e ideologica vi è poi l’altra polemica che riguarda Bergoglio, ed la ancor più triste vicenda dei suoi  rapporti con la dittatura militare argentina. Se parla poco sui media e solo per  minimizzare e smussare la polemica giusta di Horacio Verbitsky giornalista argentino che documenta in modo  sostanzialmente non confutato, nel senso che nessuno smentisce la veridicità dei documenti che pone a fondamento delle sue tesi,  che riguardano in generale la collusione della chiesa con la dittatura dei generali argentini che lanciavano dagli aerei ad alta quota gli oppositori. Questa collusione vorrebbe essere smentita dall’intervento di Bergoglio, pure avvenuto, a favore di  Ferencs Jalics e Orlando Yorio due gesuiti aderenti alla cd “telogia della liberazione”  che furono arrestati e torturati per tre anni. Ora solo Jialics è vivente. Ma il quadro generale resta perché l’arresto dei due gesuiti fu il seguito di un intervento censorio  del vescovo Bergoglio che fu obiettivamente una sorta di via libera all’arresto.  Ma sui media passa l’esultanza generale per il nuovo Papa Francesco che porterà un anello d’argento invece del più tradizionale anello d’oro. Vedremo poi se acconsentirà a far pagare l’Imu alle proprietà della Chiesa e se abolirà  lo IOR, uniche misure coerenti con l’immagine che si vuol dare di una Chiesa finalmente povera. Per dire  di quanto grave sia questo modo di funzionare dei masmedia nelle cd “democrazie occidentali” segnalo la notizia presa da RaiNews24 di oggi che rivela che gli americani, stando ai sondaggi sono convinti del fatto che “ A dieci anni dall'inizio della guerra in Iraq il 59% degli americani è convinto che infilarsi in quell'avventura, inviando i proprio militari, fu "una idiozia". Lo rivela un sondaggio condotto da Cnn ed Orc International poll, da cui emerge come la gran maggioranza degli intervistati pensa di essere stata ingannata dall'ex presidente George W.Bush che parlò di armi di distruzione di massa in mano all'ex dittatore Saddam Houssein”.  
Tuttavia nessuno riflette seriamente sui costi di quell’intervento e sulle modalità con cui lo si è voluto giustificare nell’opinione pubblica, né sulle garanzie volte a prevenire il ripetersi di eventi della stessa natura, che pure sono in corso. Insomma siamo manipolabili in grado estremo e pare che pochi se ne accorgano. Né si riflette che la guerra in Iraq dura ancora senza che vi sia una sufficiente illuminazione dei media sui reali termini del conflitto, atteso che vengono riportati con evidenza solo  i sanguinosi attentati effettuati su insiemi inermi di persone con autobombe. Per tornare alle vicende nostrane trovo davvero stucchevole la campagna contro Grillo messa in atto dalla “sinistra che non c’è”.  Sia chiaro non sono un militante di M5stelle, che trovo ambiguo come lo sono tutte le organizzazioni di ceto medio partorite dalla crisi. Particolare rilevanza annetto alla notizia letta su “Il Fatto Quotidiano” di giovedì 14 a pag. 11 con un art. di Paola Zanca in cui si dà conto dell’intervento dell’ambasciatore Usa in Italia David Thorne a sostegno del M5stelle, nel corso di una visita al liceo “Visconti” di Roma. Lo stesso articolo dà conto dei rapporti datati tra ambasciata Usa e M5stelle, sin dal successo alle elezioni al comune di Parma. Questo per dire che il movimento di Grillo code di una sorta di “certificazione di democrazia”   verosimilmente voluta da questa amministrazione statunitense evidentemente seccata nei confronti di Berlusconi, e verosimilmente, seccata anche dell’accondiscendenza del Pd nei confronti dello stesso. In tutta questa vicenda della politica nostrana , il vero motivo del contendere è proprio il destino del “cavaliere”  . M5stelle dice di votare in aula per l’ineleggibilità di Berlusconi   sulla base di una vecchia e chiara legge del ’57 sempre disattesa negli ultimi decenni anche dalle maggioranze di centrosinistra, ovvero di una parte maggioritaria di quella  sinistra che non c’è, giusto l’appello di MicroMega che protesta anche con i neoeletti presidenti delle due camere ,per il silenzio dei media sulla raccolta di firme che, in via esclusivamente telematica ha raccolto oltre 200.000 firme in poche  settimane. Ma a tal proposito il Pd blatera di proposte di legge sul conflitto di interesse, il cui testo ignoro, ma per quel che m’è parso di capire non è incentrato sul problema Berlusconi, che in fatto di conflitti di interesse ha sicuramente un inarrivabile primato, e soprattutto, è sicuramente l’alibi per ignorare ancora una volta la legge 361 del 1957 che recita all’art. 10 “Non sono eleggibili inoltre:  “1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta; ” . So bene che la disquisizione è lunga sull’applicabilità della legge citata a Berlusconi per via di escamotage messi in atto dallo stesso Berlusconi che usa paraventi vari a partire dai figli, ma la sostanza non cambia. Questa storia è la cartina di tornasole che verifica l’effettiva volontà del Pd di  stroncare definitivamente la riproposizione di “governissimi” voluti sempre dal Pdl per sottrarre il suo capo dalla serie di processi in cui figura come imputato. La seconda repubblica ha vissuto all’insegna di Berlusconi, ed è stata  una  sciagura del tutto paragonabile al ventennio fascista, anzi sotto taluni profili di welfare anche peggio. Vediamo se questa volta si gira pagina.

martedì 5 marzo 2013

Elezioni, Grillo e le dimissioni di Ratzinger



Potrebbe essere finita finalmente con le elezioni di febbraio, la campagna elettorale e invece dura ancora.  E sul perché di questa affermazione tornerò più avanti. Intanto va detto che questa campagna, prima delle elezioni era francamente allucinante; infatti come ogni campagna,  è stata regolata dalle leggi della domanda e dell’offerta, ovviamente politica, campagna, dentro cui tutto è stato possibile, perfino il cimentarsi nell’acquisto palese e generalizzato di voti con lo strumento comodo del “pagherò” , e in cui, per di più, si  sono cimentati, spiace dirlo, autentici “parvenu” di sinistra, che hanno partecipato, legittimandolo,  ad un gioco davvero truffaldino, e dall’esito prevedibile, per scopi comunque irrealizzabili, salvo a intendere come finalità nobile, la conquista di un seggiolino in parlamento di alcuni personaggi di infima levatura politica, di cui non serve neppure ripetere i nomi per stendere un velo pietoso su quel che pretendeva di  essere una sinistra autentica in Italia.   Questa campagna, inoltre,  è stata ravvivata da inchieste della magistratura che segnalano, in modo quasi incessante, problemi di fondo delle nostre istituzioni, incapaci di ridimensionare corruzione e mafie che, in modo conclamato incontestabilmente, costituiscono una parte assolutamente costitutiva della crisi italiana, da cui è inutile pensare di venir fuori  senza prima provvedere a porvi rimedio.  Ci sono state inoltre le dimissioni  del Papa che hanno il merito, se non altro, di introdurre un elemento di realtà, un fatto di importanza per nulla trascurabile che incide sugli assetti di potere in Italia quasi  quanto,  esagerando solo un po’, le elezioni medesime, essendo la Città del Vaticano, un luogo dove risiede una parte non secondaria di quel potere reale e parzialmente occulto  che gestisce il potere in Italia. La “liturgia” tradizionale della chiesa cattolica eleva la figura del Papa alla dignità di un vicario di Cristo in terra, si usa dire e va in buona sostanza anche oltre il ruolo di mediazione tra cielo e terra, perché si arroga il diritto di pronunciarsi definitivamente sulla configurazione del paradiso, ammesso che esista. In realtà si vorrebbe che fosse quasi il padrone  assoluto del cielo e della terra.  Fa e disfa le santità, decide ciò che è peccato e ciò che non lo è. E’ una figura senza riscontro in altre religioni. La teoria prevede che dunque è lo spirito santo che muove i suoi passi e le sue parole; le sofferenze fisiche non toccano il suo alto magistero.  Ora si badi bene al fatto  tutte queste teorie sono state  fatte proprie da Ratzinger in diverse occasioni  a cominciare dalle lunghe agonie dei suoi ultimi predecessori. Ed ora invece si dimette  o ..quasi. Infatti Ratzinger dimettendosi assicura che “non scenderà dalla croce” parafrasando una espressione del suo predecessore  che così rispondeva a chi gli domandava il perché delle sue mancate dimissioni in funzione delle ormai estreme condizioni di salute. Quindi Ratzinger non scende dalla croce, e per far bene intendere il senso delle sue parole al momento del suo abbandono del soglio pontificio, si invola platealmente in elicottero verso Castel Gandolfo, residenza estiva dei Papi, che come tale gode del privilegio dell’extraterritorialità se ben ricordo. Il castello del Papa, inoltre gode,  di  una vista panoramica meravigliosa selle vallate sottostanti e sulle acque del lago omonimo. Conosco bene il sito  non solo per visite turistiche, ma soprattutto  perché  il lago è una delle sedi di  gare di canoa anche di livello in Italia, ed è sede della Federazione Italiana Canoa Kajak e alcune di queste gare in passato hanno visto primeggiare i miei figli. Comunque l’argomento delle dimissioni del Papa ha mobilitato i media in misura davvero larghissima, è stato detto di tutto; vi sono articoli su giornali che manco a dirlo hanno trattato l’argomento con dovizia di particolari, informandoci così che Papa Ratzinger dopo il riposo di Castel Gandolfo raggiungerà la nuova abitazione che è collocata in un monastero comunque nella mura vaticane.  Tutto ciò se il linguaggio postmoderno è essenzialmente non verbale, sta a significare che queste dimissioni sono formali. Ben inteso in questi casi la forma è quasi tutto, ma ciò non toglie che la chiesa cattolica avrà d’ora in poi due Papi, uno emerito che continuerà a chiamarsi Benedetto XVI,  ed un altro che dovrà essere eletto, il quale non potrà prescindere dal dato inedito di dover vivere a pochi passi dal suo predecessore.  In altri termini dovrà essere o una sua emanazione o un suo antagonista; una terza possibilità non è data.  Come tutti hanno potuto constatare,  l’avvenimento ha riempito pagine e pagine di giornali oltre ai canali della televisione, e continuerà verosimilmente a farlo ancora a lungo.  In Italia la notizia delle dimissioni del Papa  è stata accolta da tutti i media con estrema deferenza pur non celando i possibili retroscena delle dimissioni medesime, che manco a dirlo sono popolate da notizie di scontri con la curia  a causa di due problemi essenziali; il primo attiene alla  gestione dello  I.O.R . ossia Istituto delle Opere Pie, una quasi banca, perché giuridicamente pare non sia una banca, e così si sottrae a tutti gli obblighi di legge che gravano invece sulle banche “normali”,  tant’è che recentemente la Banca d’Italia, è tutto dire, si è accorta dopo anni di questa anomalia ed ha interdetto l’uso dei bancomat e carte di credito in Vaticano. Va detto che lo I.O.R non gode della buona fama legata effettivamente  ad opere pie nel senso pieno dl termine,  ma a  fatti assai poco commendevoli. I primi  che le hanno dato notorietà in cronaca, risalgono se ben ricordo alle inchieste per l’omicidio di Roberto Calvi, trovato sempre se la memoria non mi inganna, penzoloni sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi a Londra ormai decenni addietro. Più recentemente lo I.O.R. viene associato a fatti di sospetto  riciclaggio.   “Il Fatto Quotidiano” per ovvi motivi, in un articolo di Marco Lillo pubblicato a pag. tre del numero in edicola martedì 12 febbraio,    osa ricordare,  a buona misura, in relazione alle dimissioni di Ratzinger citando un documento vaticano, che “ Durante i colloqui in Cina, il cardinale Paolo Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi (dicembre 2011). ”  Il documento da cui il giornale trae la citazione è ovviamente contestato sotto ogni profilo, ma non nella sua autenticità in quanto documento di origine vaticana, insomma, non una invenzione del giornale che lo ha pubblicato. Ora lungi dal voler attribuire intenzioni omicide al Cardinale Romeo arcivescovo di Palermo, resta il fatto che tale documento sia grave e vada contestualizzato in un clima di scandali di ogni genere, elencati da molti giornali, che caratterizzano il momento del vaticano medesimo, degli attacchi a Ratzinger attraverso tutti gli strumenti fino alla divulgazione di carte segrete che consentono la documentata pubblicazione degli ormai famosi  libri in serie  di Gianluigi Nuzzi sui segreti del  Vaticano .  Il nocciolo della crisi della chiesa cattolica, e per questa via la collego alla crisi italiana, sta, secondo me, nella contraddizione fra due fatti: da un lato la crescente secolarizzazione della società italiana, insieme al  particolare declino economico del Paese, e dall’altro una struttura curiale che trae potere proprio dalla situazione italiana, mentre in Vaticano si affacciano prelati stranieri con importanza crescente. Non a caso abbiamo avuto due pontefici di seguito che non sono italiani, cosa che non avveniva da secoli. Certo questi contrasti ormai non hanno più neppure la maschera di contrasti di fede come nell’antichità,  o politici come avveniva sino al Concilio Vaticano II. Messa da parte la cd “teologia della liberazione”  tra silenzi imposti e qualche omicidio eccellente come quello del cardinale Óscar Arnulfo Romero y Galdámez  ucciso in S. Salvador mentre celebrava messa il 24 marzo del 1980,  verosimilmente da un assassino che forse appartiene a organizzazioni sovvenzionate anche tramite lo I.O.R. medesimo  poi dimenticato da tutti a cominciare dai papi che si sono succeduti nel frattempo, l’orientamento politico dei cardinali pare omogeneo. I contrasti, a quel che si legge, pare siano legati alla accondiscendenza o meno a fatti di pedofilia a carico di sacerdoti. Credo che da questa crisi il Vaticano non possa più riprendersi, e che un contributo “laico” e positivo, sarebbe la cessazione dell’esistenza  di uno stato Vaticano, per separare nettamente questioni religiose  da questioni più venali. Sarebbe ora che si abrogasse il concordato, cosa priva di senso e che nulla ha a che fare con la libertà di religione, al contrario resta un fatto discriminante rispetto ad altre religioni, salvo a moltiplicare concordati, cosa che a me pare orribile, soprattutto se si ricalcano quelli con Chiesa cattolica, cui è concesso di fatto, tra l’altro, di immettere in ruolo   docenti nella  scuola pubblica. Ora comunque staremo a vedere perché la partita tra le mura di S. Pietro non è affatto chiusa, anzi pare che debba ancora cominciare. Così come, e qui vengo ad altre noti dolenti, si sta avvitando su se stessa in modo sempre più plateale e vistoso, la crisi italiana. L’esito di questa tornata elettorale, che pare non finire mai, ha dimostrato tante cose, e tra le tante, appare evidente l’incapacità ormai strutturale  del Pd di andare oltre un sostanziale pareggio tra Pdl.  Confesso che la cosa mi pare perfino sospetta, non è la prima volta infatti che dalle urne esce un risultato del tutto diverso, ai danni del Pd, da quelli pronosticati da quasi tutti i sondaggisti, dagli exit –pool e diavolerie del genere. Come diceva Andreotti : a pensar male si fa peccato ma si indovina sempre. In ogni caso, sia che il risultato sia onesto o truffaldino, poco cambia nella sostanza politica delle cose. Il Pd, pure nel caso di un risultato veritiero, dimostra in modo credo ormai irreversibile la sua incapacità a vincere  elezioni politiche. I suoi gruppi dirigenti non sono  sicuramente in grado di leggere la situazione italiana, sempre alla ricerca dell’alleanza con un mitico centro che con tutta la buona volontà proprio non c’è perché è stato spazzato via da una crisi della cui drammaticità, il Pd medesimo sembra non voler cogliere tutte le sue implicazioni politiche, economiche, culturali e istituzionali. Anche perché esso medesimo vi ha contribuito non poco con le sue gravi scelte politiche, l’ultima delle quali è consistita nel sostegno al governo Monti e alle sue scelte davvero scellerate.  Il sistema  elettorale farraginoso e truffaldino oltre ogni decenza da solo è la negazione della democrazia oltre persino la legge Scelba,  oltre perfino la legge  Acerbo del 1924, anno II dell’era fascista, ma che proprio in queste elezioni ha dimostrato il suo portato, “golpista”. Infatti I cittadini hanno assegnato una maggioranza relativa di voti al movimento di Grillo, ma alla camera il Pd avrà un numero di parlamentari molto più alto, solo che  saranno parlamentari eletti da nessuno. Questa riflessione assai appropriata è venuta proprio dall’interno del Pd ad opera dell’ avv. Pellegrino di Lecce, che propone addirittura di restituire i seggi a Grillo, ma sinceramente vedo la cosa poco fattibile. Sarebbe assai più pratico chiedere a Napolitano di affidare,  coerentemente col responso numerico dei voti, non quello dei seggi,   l’incarico di affidare  il compito di formare il governo all’eligendo capogruppo di M5stelle,  sulla base di un programma di massima, breve, sostenuto dall’esterno dal Pd, che comporta la modifica della legge elettorale, la regolamentazione seria del conflitto di interesse: giusta la petizione di MicroMega, che invoca la cacciata di Berlusconi dal parlamento sulla base di una legge esistente che i parlamenti sin qui si sono rifiutati di applicare che prevede l’incompatibilità con incarichi elettivi da parte di chi detiene a qualsiasi titolo concessioni pubbliche come sono le frequenze televisive, e poi il ritorno al voto.   Il problema non è tattico, ma strategico, perché non si viene fuori da questa crisi se non si combatte la corruzione davvero, e se non si ritorna ad un clima di democrazia autentica in cui, come pure era in passato, il voto dei cittadini sia libero ed eguale tra loro. Si tratta di correggere l’enorme equivoco creatosi con la seconda repubblica,  che scambiando causa per effetto, attribuiva al sistema elettorale la difficoltà a governare, mentre essa era dovuto ad un ceto politico modesto, incapace e corrotto in misura comunque intollerabile, poco in sintonia col paese reale, illuso dal sogno americano che trapiantato in Italia si rivela un incubo,   per cui ha dato vita ad un sistema orribile come quello attuale, in nome della governabilità. Solo che come spesso accade nella vita di ciascuno e nella storia di tutti, la ciambella viene senza buco; infatti anche con questo sistema si giunti ad una situazione di stallo. Ma temo, questo stallo tanto sbandierato dai media non ci sarà. In fondo il Pd e  Pdl,  sono due facce della medesima medaglia , in questo Grillo ha ragione e anzi è il motivo di fondo del suo successo.  Ora sembra che tutto sia una sua trovata elettoralistica, ma invito a leggere numeri di MicroMega vecchi di decenni, per capire in modo circostanziato la verità di questa affermazione Infatti Il Pd non vuole cacciare Berlusconi, tutt’al più vuole cacciare Grillo. Ed è in questo che vedo la continuazione anche  in rete della campagna elettorale. Tutto il mondo della sinistra, anche quello che pareva il più critico nei confronti del Pd è seriamente impegnato in una campagna contro Grillo. E’ una lotta senza quartiere francamente degna di miglior causa.  In tutto questo leggo una crisi di una sinistra che ha perso le proprie coordinate di pensiero, che rinnega i suoi valori e la sua storia, parzialmente riproposta da Grillo che dice moltissime cose di sinistra, altre assai meno, ma resta il fatto che la sinistra non riconosce come sue le cose che gli sono appartenute, respinte nell’oblio della storia in modo forzoso e manipolatorio, che oggi riemergono in forme diverse e assai discutibili certo,  ma la situazione non potrà risolversi se non a partire dal riconoscimento di questi contenuti.  Il popolo di sinistra, in Italia,   non sa più organizzare efficacemente la solidarietà  con gli operai, che fabbrica per fabbrica perdono il posto di lavoro.  Neppure la Fiom riesce a capire che il sindacato deve organizzarsi su base aziendale prima ancora che nazionali. Una volta, per esempio,  si poteva perfino indire uno sciopero del gruppo Fiat, per la semplice ragione che le fabbriche della Fiat erano in Italia. Oggi per indire uno sciopero simile bisogna radicarsi nelle fabbriche di svariate parti di mondo. Non affrontare il problema, non accettare questa “sfida” si usa dire,  equivale alla condanna ad una sconfitta certa. Invece il popolo della sinistra continua a sostenere Bersani e, coperto da questo fuorviante senso di appartenenza, consuma la sua crisi. E’ inutile girarci attorno, la seconda repubblica è finita , come è finito il tentativo di imporre il bipartitismo finto in Italia, con leggi elettorali di cui ho già detto. Questo è un aspetto positivo del successo di Grillo che conviene capitalizzare  e invece si tenta di buttar via il bambino con l’acqua sporca.  Io non credo affatto che Grillo sia la soluzione di un qualche problema serio, ma è l’espressione relativamente genuina di una crisi. Il successo è legato alla sua capacità di dar ad intendere che le persone, individualmente prese, contino di più. E’ lo stesso meccanismo che goffamente Il Pd cerca di innestare con la farsa delle primarie.  Grillo si è dimostrato più bravo di Bersani e Berlusconi allo loro stesso gioco e bisogna che il popolo della sinistra si rassegni, la partita è persa.  Se invece  continuerà a sostenere Bersani nel suo davvero goffo tentativo di “normalizzare” Grillo  con le pratiche manipolatorie, come quelle in atto, niente di buono si profila all’orizzonte.  La governabilità o c’è o non c’è, bisogna smetterla di ricercarla per vie surrettizie. Il programma di Grillo esclude governi di coalizione, lo ha detto prima dell’esito ed ora non gli si può chiedere di smentire sé stesso di fronte ai propri elettori in nome di una governabilità senza contenuti. Che sia chiaro non ho votato Grillo ma non avevo bisogno di lui per pensare che c’è un malcostume  politico che comporta come fatto normale di fare un discorso prima del voto e un’ altro dopo, così come siamo colpevolmente abituati. Invece c’è tutto un proliferare di blogger che oltre ogni senso di realtà gli tira insulti o analisi culturalmente sofisticate per dire che Grillo e Casaleggio sono nemici  un nemico della democrazia. Per certi aspetti lo credo anch’io, ma a differenza di altri non scorgo  amici più autentici.  Il problema con cui la sinistra ha smesso da decenni di cimentarsi è quello che una volta, tanto tempo fa si chiamava “sistema”.  Un Insieme di cose, dal mondo dell’economia a quello della politica, a quello del costume e della religione  sono interconnesse e fanno appunto “sistema” . Inseguire in nome di un apparente senso di realismo i problemi uno per volta senza cogliere appunto le interfacce come si usa dire oggi, significa scavare buchi nell’acqua e regredire sotto ogni profilo, esattamente come sta accadendo da decenni a questa parte.