Recentemente
su fb mi è successo di vedere tutta una serie di post contro Grillo. Si dice di
tutto e di più, spesso a torto e a volte e a ragione; diciamolo pure, si va a
casaccio, non pare ci sia una specifica preoccupazione di stare ai fatti, il
che nuoce alla causa, posto che ce ne sia una di causa in comune. E per meglio dire anche su fb, spesso, non
sempre il dibattito cede il posto alla
propaganda, e con i propagandisti chiaramente non si discute. Loro lanciano
post esattamente come gli spot pubblicitari, non c’è trippa per gatti, non c’è
argomento o riflessione che tenga, le cose sono così e amen. Tentare di
argomentare è complicato perché servirebbero presupposti che mancano il più
delle volte. Io mi sforzo di ragionare su quel che accade, e poi dire qualcosa
ogni tanto su questo blog. Se mi riesce di suscitare delle riflessioni autentiche
sono contento altrimenti me ne faccio una ragione, infondo non tolgo nulla a
nessuno. Ora succede che Napolitano, il presidente della Repubblica, continua a
picconare la costituzione ben oltre quanto osò immaginare il vecchio Cossiga, e
lo ha fatto a 360 gradi, ha delegittimato la magistratura con la kafkiana
vicenda del contenzioso con la procura di Palermo a proposito delle
intercettazioni; ha di fatto assecondato la battaglia di Marchionne che ha
tentato riuscendoci in parte di delegittimare la Cgil escludendola dalla
contrattazione nazionale. Anziché dimettersi ha congelato, contro ogni sostanziale
spirito della costituzione contro ogni prassi consolidata, non solo il governo Monti ma anche il parlamento
appena eletto, e non sono certo né il primo né l’unico a pensarla così, e io
concordo con quei commentatori, pochi in vero, che sostengono questa tesi. Certamente, a quel che vedo e sento, nessuno
ricorda che si sono tenute elezioni anticipate, anche se per poco, proprio
perché Berlusconi ha sfiduciato Monti, con il paradosso che un governo, le cui
dimissioni hanno dato vita alle elezioni anticipate, ripeto sia pure di poco,
sia ancora in carica con il nuovo parlamento insediato, il tutto con l’alibi
che non c’è mai stato un voto di sfiducia. Il che è vero ma solo perché Napolitano ha espropriato di fatto il
parlamento del potere di dare e negare la fiducia ai governi tranne che per le
fiducie farsa collegate ai singoli provvedimenti legislativi. Non ha rinviato alle camere,
violando una prassi consolidata, per il
voto di fiducia, né l’ultimo governo Berlusconi, né Monti quando fu sfiduciato a parole da
Berlusconi ma senza appunto il voto sulla fiducia, né Bersani in questi giorni,
che aveva tutto il diritto di presentarsi in parlamento. Inoltre correttezza
vorrebbe che rinviasse proforma Monti di fronte al nuovo parlamento, salvo a farlo
rimanere in carica per “l’ordinaria amministrazione”, come si dice di solito, e arrivare perfino a
nuove elezioni anticipate, il che implicherebbe sue dimissioni immediate. Dal mio punto di vista, sotto il profilo della
correttezza, l’unico percorso plausibile, era quello che prevedeva il voto di
fiducia a Bersani alla Camera, e successivamente lo scioglimento del solo
Senato con un accordo per modificare la legge elettorale così da avere una medesima
legge per le due camere. Certo che ci sono rischi evidentissimi ma questo è il
gioco. Ma passando invece alla sostanza delle cose, voglio dire che ormai siamo
di fronte a un bivio. Da un lato c’è il gruppo storico già al potere che è dato
sostanzialmente da Pd + Pdl, che ha gestito la cd seconda repubblica, e dall’altro M5Stelle. Le differenze, sul
piano della democrazia formale sono flebili o poco percepibili, ed è stato uno
dei miei motivi di riserva sui post dei miei amici di fb che sul tema specifico
attaccavano Grillo. Ho già detto di Napolitano che si comporta come un monarca
d’altri tempi, che riserva a sé medesimo l’ultima parola sui governi, cosa che
la costituzione non gli concede. Il piano generale, che temo sia stato
partorito da qualche specifico staff della Casa Bianca, prevede il passaggio da
un monopartitismo mascherato, quello appunto che vede associati Pd+Pdl, ad un
monopartitismo trasparente, quello di
Grillo. Va detto pure che anche Napolitano pensava ad un passaggio al
monopartitismo, in tempi un po’ più lunghi,
incentrato su Monti, con assorbimento in modalità striscianti del
problema Berlusconi, ma senza ricorrere a nulla che producesse una qualche
forma di palese contrapposizione. Il
problema di fondo, agli occhi di Obama, è che in questo apparato è molto
costoso, corrotto in parti consistenti, legato in quota parte al sistema della
grande criminalità, e ormai incapace di gestire il consenso. Non ha prodotto benefici di sorta, anzi porta politiche
recessive, che con tutta evidenza servono solo a una ristrettissima cerchia di
persone racchiuse nei circoli del Partito Repubblicano, ed è incentrato sulla
figura di Berlusconi, che è un servo indocile, pretende troppo per sé e si è
schierato apertamente contro Obama e non garantisce, per i fini che contano,
nulla di importante, ed è disponibile a vendersi pure al suo “amico” Putin. Al contrario Grillo, punta sul consenso garantito da misure di
welfare, seleziona un personale politico più docile, assai meno costoso, e più
produttivo, nel senso della disponibilità al sostegno alla piccola e media impresa, che è
l’ossatura portante del sistema produttivo italiano, sin qui pesantemente
penalizzato col pretesto assai ridicolo, in vero del cd. “patto di stabilità”
che a null’altro serve se non a rottamare il sistema Italia, dove si continua a
ragionare come se fossimo uno stato indipendente cosa che non è in tutta evidenza. Le cronache, per edulcorate
che siano, dicono di contatti telefonici tra Napolitano e Draghi, presidente
della Bce, in merito alla crisi in atto, e dicono pure dell’intervento
dell’ambasciatore Usa Thorne al liceo Visconti
che elogia Grillo, in piena campagna elettorale. Certamente poi ci sono state dichiarazioni
che precisano, smentiscono e via discorrendo ma i dati di fatto restano, solo
che, a quanto pare, nessuno ha voglia di sommare due più due in Italia, tanto è alto il rischio di sbagliare. Sullo sfondo rimangono le grandi questioni
che attengono al tema dell’Europa, del debito e dell’euro. Grillo a riguardo
appare più possibilista, invece dell’assoluta e ferma acquiescenza all’euro da
parte del partito Pd+Pdl, dovendosi prendere per strumentali i discorsi di
Berlusconi a corrente alterna sull’euro, atteso che al suddetto, nulla lo
interessa oltre il conteggio di quanto potere e denaro possa disporre e poco
importa la valuta, di modo che prendere sul serio Berlusconi quando parla
d’altro è uno spreco di attenzione. Ma
la questione dell’euro, è una vicenda politica da cui discende poi quella
economica. E la vicenda politica ci dice,
a voler vedere i fatti, ma su questo mi propongo un post specifico e più
documentato , che l’euro è uno strumento di politica tout court chiaramente iperliberista, voluta sicuramente dagli Usa
in versione Repubblicana, che prevedeva la delega dei problemi europei alla
Germania, la quale deve essere ed è, il caposaldo politico e militare degli
interessi Usa in questa parte di mondo. In compenso alla Germania le si è concesso una riunificazione assai onerosa
e la libertà di imporre i costi relativi ad essa e non solo quelli, grazie a politiche
“comunitarie”, agli altri paesi, soprattutto quelli del
mediterraneo. Il drenaggio avviene con il meccanismo del debito, che in modo
fraudolento viene ingigantito e manipolato dalle cd “banche d’affari” . In
realtà attraverso l’euro e le implicazioni annesse, in fatto di politiche
economiche e finanziarie si realizza l’inversione
degli esiti dell’ultimo conflitto mondiale. E’ come se i danni di guerra li dovesse
pagare mezza Europa alla Germania, salvo a rappresentare,
sul piano della propaganda, una situazione opposta, come se fossero i paesi
mediterranei a chiedere alla Germania di pagare il debito altrui. E’ di
fatto, in termini certamente più soft, il ritorno alle politiche razziste sulla
superiorità della razza germanica. Probabilmente a Obama la cosa non va proprio
bene perché indebolisce il suo impero sul fronte importantissimo di questa
parte del mondo, dove è sfidato da Putin e da Ahmadinejad, ed è ormai preda di
instabilità che si sta cronicizzando in tutto il nordafrica e magari auspica politiche meno recessive in
tutto il suo impero. E la sfide si giocano anche e soprattutto, come dimostra
la cd guerra fredda ai tempi dell’Urss, sugli stili di vita, e omologare gli
stili di vita dei paesi del mediterraneo europeo con i paesi mediterranei di altre sponde non è cosa
saggia. Ora tornando alla questione “Grillo” dirò che
ci sono aspetti davvero preoccupanti, perché impone una concezione
individualista in termini rigorosi. Mi ha spaventato il fatto che al Comune di
Parma il sindaco Pizzarotti di M5Stelle rifiuta per principio di ricevere i
sindacati in quanto espressione di associazione di persone. Non si tratta di
difendere sindacati che, se posso dirlo avrebbero bisogno di un rinnovamento
profondo, soprattutto in termini di democrazia interna e di capacità di
associare davvero il mondo del lavoro dipendente, che è, al contrario
scarsamente associato, e questo non certo a causa dei grillini, vedi la vicenda
Marchionne e tutte le implicazioni, ma perché penso che l’uomo sia davvero una dimensione collettiva, e che
gli individui, al di fuori del contesto in cui vivono sono inesistenti. Questo
discorso che in sociologia passa, non passa però in politica e in economia, con
danni stratosferici. Ora imporre con maggiore violenza di quanto non si sia già
fatto sin ora, una visione individualista dell’uomo è cosa che ritengo assai
grave. Tornando ai problemi della cronaca di questi giorni, ribadisco, l’unico contributo possibile che poteva dare
Napolitano, all’interno della costituzione era quello di dimettersi subito, in modo da conferire al
parlamento la sua centralità invece di nominare dieci “saggi” che è cosa che
non sta né in cielo né in terra che vuol dire al Pd e al PDL di mettersi d’accordo e fare un governo che
lasci fuori i grillini. Ora non bisogna lasciarsi ingannare dal numero, perché
dieci sono perfino troppi e infatti quelli veri sono due ossia Violante e
Quagliariello, che avendo i rispettivi partiti alle spalle, hanno
obiettivamente un peso diverso dagli
altri, e quindi dico, con tutta la malignità che mi caratterizza, che sono loro la vera commissione, e tutti gli
altri sono foglie di fico. Grillo inoltre ripropone il problema della
comunicazione, che la sinistra che non c’è ignora, nonostante sia già il
secondo fenomeno che cresce in Italia grazie ad una capacità specifica di usare il
sistema dei media , il primo fu Berlusconi manco a dirlo. Oggi l’equivoco di
fondo della rete consiste nella sensazione che tutti possano parlare a
prescindere dalla consapevolezza di un possibile uditorio. Invece per risolvere
i problemi serve sviluppare un confronto intenso che deve svolgersi necessariamente “de visu”,
guardandosi in faccia, essendo disponibili a recepire le idee altrui e cercare
di modificarle. Certo, la conoscenza personale, una volta acquisita, consente
in modo assolutamente vantaggioso l’uso della rete che serve per facilitare i
rapporti reciproci tra le persone, ma non a soppiantare la necessità di un
rapporto diretto, una volta definito “umano”. Le decisioni democratiche devono essere assolutamente collegiali. Il processo decisionale deve prevedere la
presenza simultanea di coloro che
portano la responsabilità delle decisioni assunte.
Questo è il grande problema di
Grillo che mi fa dire che il fenomeno potrebbe essere effimero, a condizione
che… ma questo è un discorso che porta lontano. Grillo
è fautore di discorsi che una volta si sarebbero definiti di
“razionalizzazione” e poco importa quanto siano praticabili, il dato è che in effetti sono in parte necessari, e
parlo del razionamento dell’uso delle fonti di energia, delle sue proposte di
risparmio energetico, contro la megatruffa delle cd “grandi opere” a partire
dalla Tav. Certo in questo contesto appaiono cose radicali solo per la ottusità
e la malafede oltre che alla forza anche militare dei poteri che da queste
“grandi opere” già traggono profitti senza che vi sia neppure una certezza del
loro compimento. E tornando alle vicende di questi giorni dalla crisi si
potrebbe uscire, a condizione che Napolitano lasci subito il Quirinale dove
come dicevo ha fatto danni gravissimi, la cui estensione è ancora da valutare.
Al momento sembra che abbia introdotto un presidenzialismo di fatto che
potrebbe in un futuro più vicino di quanto ci si immagini, diventare anche
norma in costituzione, sulla strada dello svuotamento della costituzione del ’48,
per altro già avviata. Tant’è che ricorre l’espressione di “governo del
presidente” come è stato il governo Monti, il che vuol dire che la carica di
presidente della repubblica diventa una carica politica a tutto tondo, e nient’affatto
una istituzione di garanzia come nella costituzione ancora vigente. Condivido l’opinione
di quanti dicono che ormai la partita vera che si giocherà in parlamento sarà
la contesa per la carica di presidente della repubblica a seconda della maggioranza che lo voterà
vedremo che ha vinto la partita. La sinistra che non c’è ovviamente è fuori da
tutti i giochi, per cui ritengo, in attesa che rinasca, su basi di autenticità
e su scala europea come minimo, così come nacque nell’800, auspico una
maggioranza Pd + M5Stelle, che elegga prima il presidente della repubblica, e poi il governo che con tutta evidenza non
può essere presieduto da Bersani. Perché ormai credo che, salvo imprevisti, a questo si arrivi, e non
escludo neppure la rielezione di Napolitano, pure a rischio che non finisca il
secondo settennato. Dietro questo
congelamento della situazione che egli stesso ha imposto leggo solo la sua voglia
di protagonismo smisurata, e il timore che il congelamento diventi cronico nel
senso che si continui con un monopartitismo non più mascherato da due ma
addirittura da tre partiti, che comprenda anche M5Stelle, che tra tutte le
ipotesi è davvero la peggiore.
martedì 2 aprile 2013
mercoledì 20 marzo 2013
L’impari lotta.
La “sinistra
Italiana” ancorché inesistente gioisce ed esulta unitamente al coro dei media, per
una “svolta” per
l’elezione alla di Laura Boldrini e di Piero Grasso rispettivamente alla
presidenza della camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Il lavoro incessante e manipolatorio dei
media accomuna l’elezione del nuovo Papa
Francesco (non si dica Francesco I, fanno sapere dal Vaticano) al secolo Jorge
Mario Bergoglio, a quello dei presidenti dei due rami del parlamento Italiano,
per far passare il messaggio per cui, sono diventate potenti persone nuove in
grado di segnare una forte discontinuità col passato. Insomma c’è aria più
pulita nelle stanze dei “bottoni”. Il dramma è che questo messaggio passa e
convince alla grande, ma quanto sia vero è cosa tutta da vedere. In realtà si
tratta del gioco psicologico funzionale in questo momento di crisi e al tempo
stesso di asfissia della democrazia. In assenza di vere regole democratiche a
presidio della vita pubblica, si
supplisce con l’inganno, dando cioè la sensazione che tutti, ossia le persone
comuni, quelle che almeno all’apparenza non fanno parte di consorterie varie e
i partiti rientrano tra questi, nella convinzione generale, possano raggiungere
posizioni di potere. Un tempo quando i partiti generavano senso di appartenenza, le
persone al potere e si valutavano appunto in base all’appartenenza ai partiti
medesimi. Insomma era un po’ più complicato. La presidenza di Nilde Iotti ,
senza nulla togliere niente al valore effettivo della persona, donna della Resistenza,
suscitò clamore perché era del PCI ed era stata l’amante di Togliatti sposato
con altra signora, e i cambiamenti si percepivano a seconda dei partiti a cui i
neoeletti appartenevano. Oggi è più semplice, basta guardare al curriculum;
certo se una persona viene incaricata di compiti istituzionali e entra a far
parte delle istituzioni, per così dire dalla cd
“società civile”, invece che dalla burocrazia di partito, vi è la
percezione di una persona più adatta all’incarico. Insomma funziona meglio la porta di servizio
invece dell’ingresso principale, perché vi è la sensazione di poter entrare
tutti e ciascuno di noi. Solo che Piero
Grasso non è esattamente uno di noi, è un giudice giunto all’apice della sua
carriera grazie a provvedimenti legislativi specifici voluti dal governo
Berlusconi, ma tutto ciò nell’ubriacatura del momento non conta niente. Non c’è
verso ovviamente di far intendere quanto sia ingannevole e mistificatorio tutto
ciò. Certo sui media si trova di tutto, solo che
bisogna cercarle le notizie o avere amici che le cercano e le segnalano. A
Raffaele Licinio devo la notizia presa
da TGcom24 di mediaset, fonte insospettabile quindi, riguardante le polemica su Bergoglio e i sui
pronunciamenti politici sessisti contro l’attuale presidente dell’Argentina de Kirchner
Cristina Fernandez: “ Le donne sono naturalmente
inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci
insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci
mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma
niente più di questo". In
assoluta coerenza politica e ideologica vi è poi l’altra polemica che riguarda
Bergoglio, ed la ancor più triste vicenda dei suoi rapporti con la dittatura militare argentina.
Se parla poco sui media e solo per minimizzare e smussare la polemica giusta di Horacio
Verbitsky giornalista argentino che documenta in modo sostanzialmente non confutato, nel senso che
nessuno smentisce la veridicità dei documenti che pone a fondamento delle sue
tesi, che riguardano in generale la
collusione della chiesa con la dittatura dei generali argentini che lanciavano
dagli aerei ad alta quota gli oppositori. Questa collusione vorrebbe essere
smentita dall’intervento di Bergoglio, pure avvenuto, a favore di Ferencs Jalics e Orlando Yorio due gesuiti
aderenti alla cd “telogia della liberazione” che furono arrestati e torturati per tre anni.
Ora solo Jialics è vivente. Ma il quadro generale resta perché l’arresto dei
due gesuiti fu il seguito di un intervento censorio del vescovo Bergoglio che fu obiettivamente
una sorta di via libera all’arresto. Ma
sui media passa l’esultanza generale per il nuovo Papa Francesco che porterà un
anello d’argento invece del più tradizionale anello d’oro. Vedremo poi se
acconsentirà a far pagare l’Imu alle proprietà della Chiesa e se abolirà lo IOR, uniche misure coerenti con l’immagine
che si vuol dare di una Chiesa finalmente povera. Per dire di quanto grave sia questo modo di funzionare
dei masmedia nelle cd “democrazie occidentali” segnalo la notizia presa da RaiNews24
di oggi che rivela che gli americani, stando ai sondaggi sono convinti del
fatto che “ A
dieci anni dall'inizio della guerra in Iraq il 59% degli americani è
convinto che infilarsi in quell'avventura, inviando i proprio militari, fu
"una idiozia". Lo rivela un sondaggio condotto da Cnn ed Orc
International poll, da cui emerge come la gran maggioranza degli intervistati
pensa di essere stata ingannata dall'ex presidente George W.Bush che parlò di
armi di distruzione di massa in mano all'ex dittatore Saddam Houssein”.
Tuttavia
nessuno riflette seriamente sui costi di quell’intervento e sulle modalità con
cui lo si è voluto giustificare nell’opinione pubblica, né sulle garanzie volte
a prevenire il ripetersi di eventi della stessa natura, che pure sono in corso.
Insomma siamo manipolabili in grado estremo e pare che pochi se ne accorgano. Né
si riflette che la guerra in Iraq dura ancora senza che vi sia una sufficiente
illuminazione dei media sui reali termini del conflitto, atteso che vengono
riportati con evidenza solo i sanguinosi
attentati effettuati su insiemi inermi di persone con autobombe. Per tornare
alle vicende nostrane trovo davvero stucchevole la campagna contro Grillo messa
in atto dalla “sinistra che non c’è”.
Sia chiaro non sono un militante di M5stelle, che trovo ambiguo come lo
sono tutte le organizzazioni di ceto medio partorite dalla crisi. Particolare
rilevanza annetto alla notizia letta su “Il Fatto Quotidiano” di giovedì 14 a
pag. 11 con un art. di Paola Zanca in cui si dà conto dell’intervento dell’ambasciatore
Usa in Italia David Thorne a sostegno del M5stelle, nel corso di una visita al
liceo “Visconti” di Roma. Lo stesso articolo dà conto dei rapporti datati tra
ambasciata Usa e M5stelle, sin dal successo alle elezioni al comune di Parma. Questo
per dire che il movimento di Grillo code di una sorta di “certificazione di
democrazia” verosimilmente voluta da questa amministrazione
statunitense evidentemente seccata nei confronti di Berlusconi, e
verosimilmente, seccata anche dell’accondiscendenza del Pd nei confronti dello
stesso. In tutta questa vicenda della politica nostrana , il vero motivo del
contendere è proprio il destino del “cavaliere”
. M5stelle dice di votare in aula per l’ineleggibilità di Berlusconi sulla
base di una vecchia e chiara legge del ’57 sempre disattesa negli ultimi
decenni anche dalle maggioranze di centrosinistra, ovvero di una parte
maggioritaria di quella sinistra che non
c’è, giusto l’appello di MicroMega che protesta anche con i neoeletti
presidenti delle due camere ,per il silenzio dei media sulla raccolta di firme
che, in via esclusivamente telematica ha raccolto oltre 200.000 firme in poche settimane. Ma a tal proposito il Pd blatera di
proposte di legge sul conflitto di interesse, il cui testo ignoro, ma per quel
che m’è parso di capire non è incentrato sul problema Berlusconi, che in fatto
di conflitti di interesse ha sicuramente un inarrivabile primato, e
soprattutto, è sicuramente l’alibi per ignorare ancora una volta la legge 361
del 1957 che recita all’art. 10 “Non sono eleggibili inoltre: “1) coloro che in proprio o in qualità
di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati
con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per
concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che
importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o
particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la
autorizzazione è sottoposta; ” . So bene che la disquisizione è
lunga sull’applicabilità della legge citata a Berlusconi per via di escamotage
messi in atto dallo stesso Berlusconi che usa paraventi vari a partire dai
figli, ma la sostanza non cambia. Questa storia è la cartina di tornasole che
verifica l’effettiva volontà del Pd di stroncare definitivamente la riproposizione di
“governissimi” voluti sempre dal Pdl per sottrarre il suo capo dalla serie di
processi in cui figura come imputato. La seconda repubblica ha vissuto all’insegna
di Berlusconi, ed è stata una sciagura del tutto paragonabile al ventennio
fascista, anzi sotto taluni profili di welfare anche peggio. Vediamo se questa
volta si gira pagina.
martedì 5 marzo 2013
Elezioni, Grillo e le dimissioni di Ratzinger
Potrebbe
essere finita finalmente con le elezioni di febbraio, la campagna elettorale e
invece dura ancora. E sul perché di
questa affermazione tornerò più avanti. Intanto va detto che questa campagna,
prima delle elezioni era francamente allucinante; infatti come ogni campagna, è stata regolata dalle leggi della domanda e
dell’offerta, ovviamente politica, campagna, dentro cui tutto è stato possibile,
perfino il cimentarsi nell’acquisto palese e generalizzato di voti con lo
strumento comodo del “pagherò” , e in cui, per di più, si sono cimentati, spiace dirlo, autentici
“parvenu” di sinistra, che hanno partecipato, legittimandolo, ad un gioco davvero truffaldino, e dall’esito
prevedibile, per scopi comunque irrealizzabili, salvo a intendere come finalità
nobile, la conquista di un seggiolino in parlamento di alcuni personaggi di
infima levatura politica, di cui non serve neppure ripetere i nomi per stendere
un velo pietoso su quel che pretendeva di essere una sinistra autentica in Italia. Questa
campagna, inoltre, è stata ravvivata da
inchieste della magistratura che segnalano, in modo quasi incessante, problemi
di fondo delle nostre istituzioni, incapaci di ridimensionare corruzione e
mafie che, in modo conclamato incontestabilmente, costituiscono una parte
assolutamente costitutiva della crisi italiana, da cui è inutile pensare di
venir fuori senza prima provvedere a
porvi rimedio. Ci sono state inoltre le
dimissioni del Papa che hanno il merito,
se non altro, di introdurre un elemento di realtà, un fatto di importanza per nulla
trascurabile che incide sugli assetti di potere in Italia quasi quanto, esagerando solo un po’, le elezioni medesime,
essendo la Città del Vaticano, un luogo dove risiede una parte non secondaria
di quel potere reale e parzialmente occulto che gestisce il potere in Italia. La “liturgia”
tradizionale della chiesa cattolica eleva la figura del Papa alla dignità di un
vicario di Cristo in terra, si usa dire e va in buona sostanza anche oltre il
ruolo di mediazione tra cielo e terra, perché si arroga il diritto di
pronunciarsi definitivamente sulla configurazione del paradiso, ammesso che
esista. In realtà si vorrebbe che fosse quasi il padrone assoluto del cielo e della terra. Fa e disfa le santità, decide ciò che è
peccato e ciò che non lo è. E’ una figura senza riscontro in altre religioni.
La teoria prevede che dunque è lo spirito santo che muove i suoi passi e le sue
parole; le sofferenze fisiche non toccano il suo alto magistero. Ora si badi bene al fatto tutte queste teorie sono state fatte proprie da Ratzinger in diverse
occasioni a cominciare dalle lunghe
agonie dei suoi ultimi predecessori. Ed ora invece si dimette o ..quasi. Infatti Ratzinger dimettendosi
assicura che “non scenderà dalla croce” parafrasando una espressione del suo
predecessore che così rispondeva a chi
gli domandava il perché delle sue mancate dimissioni in funzione delle ormai
estreme condizioni di salute. Quindi Ratzinger non scende dalla croce, e per
far bene intendere il senso delle sue parole al momento del suo abbandono del
soglio pontificio, si invola platealmente in elicottero verso Castel Gandolfo, residenza
estiva dei Papi, che come tale gode del privilegio dell’extraterritorialità se
ben ricordo. Il castello del Papa, inoltre gode, di una
vista panoramica meravigliosa selle vallate sottostanti e sulle acque del lago
omonimo. Conosco bene il sito non solo
per visite turistiche, ma soprattutto perché
il lago è una delle sedi di gare
di canoa anche di livello in Italia, ed è sede della Federazione Italiana Canoa
Kajak e alcune di queste gare in passato hanno visto primeggiare i miei figli.
Comunque l’argomento delle dimissioni del Papa ha mobilitato i media in misura
davvero larghissima, è stato detto di tutto; vi sono articoli su giornali che
manco a dirlo hanno trattato l’argomento con dovizia di particolari,
informandoci così che Papa Ratzinger dopo il riposo di Castel Gandolfo
raggiungerà la nuova abitazione che è collocata in un monastero comunque nella
mura vaticane. Tutto ciò se il
linguaggio postmoderno è essenzialmente non verbale, sta a significare che
queste dimissioni sono formali. Ben inteso in questi casi la forma è quasi
tutto, ma ciò non toglie che la chiesa cattolica avrà d’ora in poi due Papi,
uno emerito che continuerà a chiamarsi Benedetto XVI, ed un altro che dovrà essere eletto, il quale
non potrà prescindere dal dato inedito di dover vivere a pochi passi dal suo predecessore.
In altri termini dovrà essere o una sua
emanazione o un suo antagonista; una terza possibilità non è data. Come tutti hanno potuto constatare, l’avvenimento ha riempito pagine e pagine di
giornali oltre ai canali della televisione, e continuerà verosimilmente a farlo
ancora a lungo. In Italia la notizia
delle dimissioni del Papa è stata
accolta da tutti i media con estrema deferenza pur non celando i possibili
retroscena delle dimissioni medesime, che manco a dirlo sono popolate da notizie
di scontri con la curia a causa di due
problemi essenziali; il primo attiene alla gestione dello I.O.R . ossia Istituto delle Opere Pie, una
quasi banca, perché giuridicamente pare non sia una banca, e così si sottrae a
tutti gli obblighi di legge che gravano invece sulle banche “normali”, tant’è che recentemente la Banca d’Italia, è
tutto dire, si è accorta dopo anni di questa anomalia ed ha interdetto l’uso
dei bancomat e carte di credito in Vaticano. Va detto che lo I.O.R non gode
della buona fama legata effettivamente ad opere pie nel senso pieno dl termine, ma a
fatti assai poco commendevoli. I primi che le hanno dato notorietà in cronaca,
risalgono se ben ricordo alle inchieste per l’omicidio di Roberto Calvi,
trovato sempre se la memoria non mi inganna, penzoloni sotto il ponte dei Frati
Neri sul Tamigi a Londra ormai decenni addietro. Più recentemente lo I.O.R.
viene associato a fatti di sospetto
riciclaggio. “Il Fatto Quotidiano”
per ovvi motivi, in un articolo di Marco Lillo pubblicato a pag. tre del numero
in edicola martedì 12 febbraio, osa
ricordare, a buona misura, in relazione
alle dimissioni di Ratzinger citando un documento vaticano, che “ Durante i
colloqui in Cina, il cardinale Paolo Romeo ha profetizzato la morte di Papa
Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi (dicembre 2011). ” Il
documento da cui il giornale trae la citazione è ovviamente contestato sotto
ogni profilo, ma non nella sua autenticità in quanto documento di origine
vaticana, insomma, non una invenzione del giornale che lo ha pubblicato. Ora
lungi dal voler attribuire intenzioni omicide al Cardinale Romeo arcivescovo di
Palermo, resta il fatto che tale documento sia grave e vada contestualizzato in
un clima di scandali di ogni genere, elencati da molti giornali, che
caratterizzano il momento del vaticano medesimo, degli attacchi a Ratzinger attraverso
tutti gli strumenti fino alla divulgazione di carte segrete che consentono la
documentata pubblicazione degli ormai famosi libri in serie di Gianluigi Nuzzi sui segreti del Vaticano . Il nocciolo della crisi della chiesa cattolica,
e per questa via la collego alla crisi italiana, sta, secondo me, nella
contraddizione fra due fatti: da un lato la crescente secolarizzazione della
società italiana, insieme al particolare
declino economico del Paese, e dall’altro una struttura curiale che trae potere
proprio dalla situazione italiana, mentre in Vaticano si affacciano prelati
stranieri con importanza crescente. Non a caso abbiamo avuto due pontefici di
seguito che non sono italiani, cosa che non avveniva da secoli. Certo questi
contrasti ormai non hanno più neppure la maschera di contrasti di fede come
nell’antichità, o politici come avveniva
sino al Concilio Vaticano II. Messa da parte la cd “teologia della liberazione”
tra silenzi imposti e qualche omicidio
eccellente come quello del cardinale Óscar Arnulfo Romero y Galdámez ucciso in S. Salvador mentre celebrava messa
il 24 marzo del 1980, verosimilmente da
un assassino che forse appartiene a organizzazioni sovvenzionate anche tramite
lo I.O.R. medesimo poi dimenticato da
tutti a cominciare dai papi che si sono succeduti nel frattempo, l’orientamento
politico dei cardinali pare omogeneo. I contrasti, a quel che si legge, pare siano
legati alla accondiscendenza o meno a fatti di pedofilia a carico di sacerdoti.
Credo che da questa crisi il Vaticano non possa più riprendersi, e che un
contributo “laico” e positivo, sarebbe la cessazione dell’esistenza di uno stato Vaticano, per separare
nettamente questioni religiose da
questioni più venali. Sarebbe ora che si abrogasse il concordato, cosa priva di
senso e che nulla ha a che fare con la libertà di religione, al contrario resta
un fatto discriminante rispetto ad altre religioni, salvo a moltiplicare
concordati, cosa che a me pare orribile, soprattutto se si ricalcano quelli con
Chiesa cattolica, cui è concesso di fatto, tra l’altro, di immettere in
ruolo docenti nella scuola pubblica. Ora comunque staremo a
vedere perché la partita tra le mura di S. Pietro non è affatto chiusa, anzi
pare che debba ancora cominciare. Così come, e qui vengo ad altre noti dolenti,
si sta avvitando su se stessa in modo sempre più plateale e vistoso, la crisi
italiana. L’esito di questa tornata elettorale, che pare non finire mai, ha
dimostrato tante cose, e tra le tante, appare evidente l’incapacità ormai
strutturale del Pd di andare oltre un sostanziale
pareggio tra Pdl. Confesso che la cosa
mi pare perfino sospetta, non è la prima volta infatti che dalle urne esce un
risultato del tutto diverso, ai danni del Pd, da quelli pronosticati da quasi
tutti i sondaggisti, dagli exit –pool e diavolerie del genere. Come diceva
Andreotti : a pensar male si fa peccato ma si indovina sempre. In ogni caso,
sia che il risultato sia onesto o truffaldino, poco cambia nella sostanza
politica delle cose. Il Pd, pure nel caso di un risultato veritiero, dimostra in
modo credo ormai irreversibile la sua incapacità a vincere elezioni politiche. I suoi gruppi dirigenti
non sono sicuramente in grado di leggere
la situazione italiana, sempre alla ricerca dell’alleanza con un mitico centro
che con tutta la buona volontà proprio non c’è perché è stato spazzato via da una
crisi della cui drammaticità, il Pd medesimo sembra non voler cogliere tutte le
sue implicazioni politiche, economiche, culturali e istituzionali. Anche perché
esso medesimo vi ha contribuito non poco con le sue gravi scelte politiche,
l’ultima delle quali è consistita nel sostegno al governo Monti e alle sue
scelte davvero scellerate. Il sistema elettorale farraginoso e truffaldino oltre
ogni decenza da solo è la negazione della democrazia oltre persino la legge
Scelba, oltre perfino la legge Acerbo del 1924, anno II dell’era fascista, ma
che proprio in queste elezioni ha dimostrato il suo portato, “golpista”.
Infatti I cittadini hanno assegnato una maggioranza relativa di voti al
movimento di Grillo, ma alla camera il Pd avrà un numero di parlamentari molto
più alto, solo che saranno parlamentari
eletti da nessuno. Questa riflessione assai appropriata è venuta proprio
dall’interno del Pd ad opera dell’ avv. Pellegrino di Lecce, che propone
addirittura di restituire i seggi a Grillo, ma sinceramente vedo la cosa poco
fattibile. Sarebbe assai più pratico chiedere a Napolitano di affidare, coerentemente col responso numerico dei voti,
non quello dei seggi, l’incarico di affidare il compito di formare il governo all’eligendo
capogruppo di M5stelle, sulla base di un
programma di massima, breve, sostenuto dall’esterno dal Pd, che comporta la
modifica della legge elettorale, la regolamentazione seria del conflitto di
interesse: giusta la petizione di MicroMega, che invoca la cacciata di
Berlusconi dal parlamento sulla base di una legge esistente che i parlamenti
sin qui si sono rifiutati di applicare che prevede l’incompatibilità con
incarichi elettivi da parte di chi detiene a qualsiasi titolo concessioni
pubbliche come sono le frequenze televisive, e poi il ritorno al voto. Il problema non è tattico, ma strategico,
perché non si viene fuori da questa crisi se non si combatte la corruzione
davvero, e se non si ritorna ad un clima di democrazia autentica in cui, come
pure era in passato, il voto dei cittadini sia libero ed eguale tra loro. Si
tratta di correggere l’enorme equivoco creatosi con la seconda repubblica, che scambiando causa per effetto, attribuiva
al sistema elettorale la difficoltà a governare, mentre essa era dovuto ad un
ceto politico modesto, incapace e corrotto in misura comunque intollerabile,
poco in sintonia col paese reale, illuso dal sogno americano che trapiantato in
Italia si rivela un incubo, per cui ha dato vita ad un sistema orribile
come quello attuale, in nome della governabilità. Solo che come spesso accade
nella vita di ciascuno e nella storia di tutti, la ciambella viene senza buco;
infatti anche con questo sistema si giunti ad una situazione di stallo. Ma
temo, questo stallo tanto sbandierato dai media non ci sarà. In fondo il Pd e Pdl,
sono due facce della medesima medaglia , in questo Grillo ha ragione e
anzi è il motivo di fondo del suo successo. Ora sembra che tutto sia una sua trovata
elettoralistica, ma invito a leggere numeri di MicroMega vecchi di decenni, per
capire in modo circostanziato la verità di questa affermazione Infatti Il Pd
non vuole cacciare Berlusconi, tutt’al più vuole cacciare Grillo. Ed è in
questo che vedo la continuazione anche in rete della campagna elettorale. Tutto il
mondo della sinistra, anche quello che pareva il più critico nei confronti del
Pd è seriamente impegnato in una campagna contro Grillo. E’ una lotta senza
quartiere francamente degna di miglior causa. In tutto questo leggo una crisi di una
sinistra che ha perso le proprie coordinate di pensiero, che rinnega i suoi
valori e la sua storia, parzialmente riproposta da Grillo che dice moltissime
cose di sinistra, altre assai meno, ma resta il fatto che la sinistra non
riconosce come sue le cose che gli sono appartenute, respinte nell’oblio della
storia in modo forzoso e manipolatorio, che oggi riemergono in forme diverse e
assai discutibili certo, ma la
situazione non potrà risolversi se non a partire dal riconoscimento di questi contenuti.
Il popolo di sinistra, in Italia, non sa
più organizzare efficacemente la solidarietà con gli operai, che fabbrica per fabbrica
perdono il posto di lavoro. Neppure la
Fiom riesce a capire che il sindacato deve organizzarsi su base aziendale prima
ancora che nazionali. Una volta, per esempio,
si poteva perfino indire uno sciopero del gruppo Fiat, per la semplice
ragione che le fabbriche della Fiat erano in Italia. Oggi per indire uno
sciopero simile bisogna radicarsi nelle fabbriche di svariate parti di mondo.
Non affrontare il problema, non accettare questa “sfida” si usa dire, equivale alla condanna ad una sconfitta certa.
Invece il popolo della sinistra continua a sostenere Bersani e, coperto da
questo fuorviante senso di appartenenza, consuma la sua crisi. E’ inutile
girarci attorno, la seconda repubblica è finita , come è finito il tentativo di
imporre il bipartitismo finto in Italia, con leggi elettorali di cui ho già
detto. Questo è un aspetto positivo del successo di Grillo che conviene
capitalizzare e invece si tenta di
buttar via il bambino con l’acqua sporca. Io non credo affatto che Grillo sia la
soluzione di un qualche problema serio, ma è l’espressione relativamente
genuina di una crisi. Il successo è legato alla sua capacità di dar ad
intendere che le persone, individualmente prese, contino di più. E’ lo stesso
meccanismo che goffamente Il Pd cerca di innestare con la farsa delle
primarie. Grillo si è dimostrato più
bravo di Bersani e Berlusconi allo loro stesso gioco e bisogna che il popolo
della sinistra si rassegni, la partita è persa.
Se invece continuerà a sostenere
Bersani nel suo davvero goffo tentativo di “normalizzare” Grillo con le pratiche manipolatorie, come quelle in
atto, niente di buono si profila all’orizzonte. La governabilità o c’è o non c’è, bisogna
smetterla di ricercarla per vie surrettizie. Il programma di Grillo esclude
governi di coalizione, lo ha detto prima dell’esito ed ora non gli si può
chiedere di smentire sé stesso di fronte ai propri elettori in nome di una
governabilità senza contenuti. Che sia chiaro non ho votato Grillo ma non avevo
bisogno di lui per pensare che c’è un malcostume politico che comporta come fatto normale di
fare un discorso prima del voto e un’ altro dopo, così come siamo colpevolmente
abituati. Invece c’è tutto un proliferare di blogger che oltre ogni senso di
realtà gli tira insulti o analisi culturalmente sofisticate per dire che Grillo
e Casaleggio sono nemici un nemico della
democrazia. Per certi aspetti lo credo anch’io, ma a differenza di altri non
scorgo amici più autentici. Il problema con cui la sinistra ha smesso da
decenni di cimentarsi è quello che una volta, tanto tempo fa si chiamava “sistema”.
Un Insieme di cose, dal mondo
dell’economia a quello della politica, a quello del costume e della
religione sono interconnesse e fanno
appunto “sistema” . Inseguire in nome di un apparente senso di realismo i
problemi uno per volta senza cogliere appunto le interfacce come si usa dire
oggi, significa scavare buchi nell’acqua e regredire sotto ogni profilo,
esattamente come sta accadendo da decenni a questa parte.
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