Su “La Repubblica” di mercoledì 4.04. 2012 è apparsa la poesia di Günter Grass “Quel che deve essere detto”, che mi sono premunito di riportare su questo blog, per la grande importanza che attribuisco a questo intervento, e così averlo più vicino. In realtà la poesia di Grass ha avuto sì una vasta risonanza sulla stampa, e non solo italiana, ma dal giorno dopo è passata nel dimenticatoio, risucchiata dal vortice potente della rimozione massmediatica. E’ un meccanismo tanto perverso quanto potente, il cui funzionamento è percepibile perfino dalla mia pagina di Fb che è una buonissima pagina, piena di compagni che si esprimono in libertà com’ è giusto che sia. Ma pure su di essa la poesia di Günter Grass ha avuto una fugace apparizione, e poi si è passati ad altro, seguendo l’agenda dettata dai masmedia. b, per cui, ad es. si parla delle insulse e provocatorie dichiarazioni della Santanchè su Nilde Iotti, sul fuorviante intervento di Norma Lancieri sul “ il Manifesto” che difende la figura di Rosi Mauro, col risultato di legittimare, oltre le sue intenzioni, un partito come la Lega, che da sinistra non dovrebbe avere legittimazione alcuna, essendo molto peggio di partito fascista ricostruito. Del resto la Santanchè ha citato Nilde Iotti all’unico scopo di far parlare di sé, atteso il calo delle sue esibizioni di epidermide grandemente manipolate, perfino in sale operatorie. E tuttavia tutti tornano a tacere su quel che, molto giustamente, Grass non vuol più tacere. Ebbene voglio cogliere l’occasione per non più tacere, nella convinzione che parlare oggi voglia dire ripetersi, e ripetersi tendenzialmente all’infinito. Sono convinto che per comunicare davvero, per poter riprendere ad esprimere concetti e non più semplici sensazioni più o meno apertamente finalizzate alla manipolazione delle coscienze, bisogna ripetersi. Non è possibile continuare a praticare un linguaggio teso solo a ottenere indirettamente delle ripercussioni psicologiche sull’interlocutore, di cui poi ,in fondo non si attendono neppure le risposte, che tanto, non interessano, perché il nostro sistema massmediatico, ha distorto la comunicazione, sottraendole la sua funzione principale che risiede appunto nella comunicazione reciproca e paritetica, non consentita con l’attuale sistema che produce la proliferazione su scala di progressione geometrica dei messaggi, e l’amplificazione a dismisura dei suoni e degli strumenti della medesima comunicazione. In questa terribile asimmetria assordante della comunicazione attuale, Grass parla di cose che non si possono tacere. Comunque il suo messaggio è apparso, tra le tante, anche sulla pagina di “la Repubblica” come dicevo, solo che è stato accompagnato da uno “strano” art. di Adriano Prosperi, “Se la Storia viene capovolta”, in cui effettivamente egli capovolge la storia. Trace assolutamente sulla autentica e nota storia d’Israele, uno Stato la cui fondazione è stata preparata facendo ricorso al terrorismo più puro, cinico e spietato a danno di persone inermi, assolutamente innocenti se non di essere sulla strada della realizzazione di uno stato voluto dal popolo di Dio. L’elenco degli attentati in ogni dove, anche in Italia, mesi in atto dai servizi segreti preesistenti il medesimo stato, è lungo e cruento. Così come è incontrovertibile la sua vocazione espansionista tutt’ora in atto, condannata da tutti ma consentita dai fatti. Su questa storia Prosperi tace, e anzi davvero la capovolge, e infatti scrive: “ E così capovolge la storia: [Grass]accusa Israele (e non Teheran ) di minacciare la fragile pace mondiale.” Ovviamente inutile chiedere a Prosperi chi tra l’Iran e Israele attua una politica di costate aggressione e conquista nei confronti degli stati vicini, chi ha invaso o tentato di invadere il Libano, operazione per cui i nostri soldati sono dislocati lì, in gran numero, e a nostre spese, proprio per garantire Israele, che sconfitta militarmente ha chiaramente un lato debole dei suoi confini mai definiti correttamente e definitivamente. Inutile chiedere a prosperi chi è che tiene Gaza in uno stato di attacco continuo. Inutile chiede a Prosperi che colpa hanno commesso tutte le famiglie cacciate da Israele e confinate nei campi profughi per far spazio a questa presunta razza superiore, così come superiore riteneva la razza ariana Hitler. Ma Prosperi tace su tutto questo. Lui cita l’Aiea che “sospetta che Ahmadinejad stia lavorando ad un ordigno nucleare”. Ora perché chiedere a Prosperi, quale attendibilità abbia l’Aiea, che lungi dal sospettare, asseriva perentoriamente che l’Iraq di Saddam aveva la bomba atomica salvo poi a constatare a disastro avvenuto che in Iraq non c’era nessuna bomba atomica. Ma prosperi continua imperterrito “E’ un rovesciamento della realtà che è tutto fuor che nuovo: il pericolo ebraico che l’altro ieri fu strombazzato dalla propaganda nazista e poi fascista oggi è diventato il collante propagandistico che tiene insieme le masse del mondo islamico e vi consolida regimi tirannici. Responsabilità tuta europea, quella di aver infestato il mondo arabo col virus dell’antisemitismo, per secoli del tutto assente in quella parte del mondo.” Chissà che considerazione ha “di quella parte del mondo” Prosperi, se pensa che l’occupazione caratterizzata da una violenza estrema e continua di quelle martoriate terre sia definibile un “virus.. per secoli del tutto assente in quella parte del mondo”. Inutile chiedere a Prosperi chi è che rovescia la storia.
sabato 14 aprile 2012
giovedì 5 aprile 2012
Quel che deve essere detto. Günter Grass
Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo Ü
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.
E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni - anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi - come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.
Günter Grass
mercoledì 4 aprile 2012
Monti, le banche, il trasformismo italiano, e il sangue dei nostri figli.
Monti, il suo governo, le sceneggiate dei partiti che lo sostengono, Lega Nord compresa, ora finalmente ladrona acclarata, la cui opposizione è evidentemente concordata con Berlusconi, stanno graffiando a sangue il nostro tessuto sociale, stanno minando l’economia italiana in modo da indebolirla strutturalmente, e in modo irreversibile, almeno nelle loro intenzioni. Ora non credo che ci siano difficoltà a convenire che queste affermazioni siano assolutamente fondate sui fatti e non il semplice prodotto di una vena polemica. Vanno considerati gli effetti combinati del taglio delle pensioni, il calo costante delle capacità di acquisto dei salari, l’aumento della disoccupazione, e questa sorte di tassazione selvaggia che chiamano Imu, neppure precisamente quantificata, che dovrebbe stare per Imposta Municipale Unificata, ma è in realtà una tassa di Stato, da cui si sottraggono di fatto la banche, la Chiesa. C’è il rischio fondato che per questa via si ricapitalizzino le banche che, non erogando prestiti, oltre ad essere la causa principale della crisi internazionale in atto, si prendano una parte del patrimonio immobiliare che era delle famiglie, e con una gestione del prestito volutamente recessiva, arrivino ad indurre al suicidio pensionati, operai, piccoli artigiani e piccoli imprenditori. Come era facilmente prevedibile, queste misure, adottate col pretesto di risanare i conti pubblici, stanno semmai, ottenendo l’effetto contrario, tant’è che sulla stampa estera già circolano voci di una seconda “manovra” . Monti per ora smentisce, ma le sue sirene già stanno lavorando in questo senso, immettendo nel circuito mediatico, opinioni secondo cui lo spread ritornerà a salire, come in effetti già sta facendo in questi giorni, per effetto del fallimento parziale, o almeno questo pare si profili a tutt’oggi, dell’abrogazione netta dell’art. 18. In realtà la lotta all’evasione la fanno a danno dei piccoli perché nemmeno la piccola tassazione prevista sui capitali scudati, prevalentemente posseduti da evasori e/o criminali, ha avuto applicazione completa. In questo contesto la vicenda degli “esodati” pare una tragedia di contorno. Misure così drastiche in Italia non venivano prese dai tempi del fascismo. Siamo quindi ad una svolta storica, in una situazione di non ritorno. Tutto questo è possibile grazie ad un governo insediatosi grazie al presidente Napolitano, che gode di una popolarità del tutto immeritata, e al Pd di Bersani e compagnia bella. Qualcuno già mi fa rilevare come sia il Pd un mio bersaglio polemico privilegiato, e non posso dargli torto, Quel che mi irrita del Pd è il suo essere un partito trasformista. E ribadisco la critica di trasformismo, che non è come rimarcare una mancata coincidenza di orientamento politico, ci mancherebbe, o il suo essere un partito di centrosinistra, cosa del tutto, ed ovviamente legittima. Il problema è che Pd è, a mio parere, ma non solo, un partito trasformista, nel senso della peggiore tradizione del trasformismo giolittiano perché si autodefinisce un partito di centrosinistra, ma dà il sostegno parlamentare ad un programma di governo che è degno di un governo reazionario “dell’acqua più pura” che con un programma conseguente di centrosinistra, riferito pure al tradizionale centrosinistra della prima repubblica, non ha nulla a che fare. Insomma non è un partito moderato, e la vicenda dell’art. 18, peraltro non ancora conclusa, non può valere a bilanciare il disastro che il governo Monti sta provocando. In questa situazione c’è un aggravante, ed è data dal fatto che mentre il Pd è conseguentemente impegnato nel sostengo al governo Monti, il Pdl fa la politica del doppio binario. Ossia, da un lato sostiene il governo Monti in parlamento, anzi pungolandolo a provvedimenti di segno sempre più reazionario, come nel caso della giustizia, guarda caso; mentre dall’altro lato, ossia nel paese, attraverso i giornali e i giornalisti di Berlusconi, sta facendo una battaglia contro, quasi a far credere che il governo Monti con il governo Berlusconi non c’entri nulla, mentre in realtà né è il perfezionamento. Per questa via c’è il rischio che il Pd, ma tutta la sinistra, consegnino paradossalmente, alle destre anche la gestione della protesta o peggio del malcontento indistinto che in parte è già in atto contro il governo Monti, e che verosimilmente si estenderà nei prossimi tempi, quando appunto si sentirà con maggiore concretezza i morsi di questo famelico governo delle banche. Pochi dicono a sinistra che è ora che il governo Monti vada a casa nel più breve tempo possibile, pochi avvertono in tutta la sua estensione, la gravità esistenziale per milioni di cittadini della situazione creata da questo governo “ tecnico”ma incapace di fare i conti, di prevedere le ricadute del suo operato. E a chi chiedesse come si viene fuori dalla crisi economica, risponderei che è una questione di buon senso, e che non bisogna farsi abbindolare dalle evidenti sciocchezze che vanno dicendo economisti anche accademici, alcuni dei quali hanno lo stomaco per asserire pubblicamente che favorendo il licenziamento dei lavoratori, non si ottiene l’effetto di far aumentare la disoccupazione ma del suo opposto. Sono sciocchezze cha vanno accolte con sberleffi, senza neppure entrare seriamente nel merito. Invece il discorso serio è l’Europa e il debito pubblico. Sono stato sin qui un europeista convinto, sulla base della convinzione che la dimensione dello Stato nazione, fosse un prodotto dei tempi destinato ad essere davvero superato. Conservo questa convinzione ma la realtà istituzionale europea, così come si sta configurando, è al di fuori di qualsiasi concezione di democrazia, sino a vanificare perfino il diritto di voto e la sovranità dei popoli. Così non può andare, per cui mi convinco che nell’immediato va seguita la strada dell’Argentina che ha superato una condizione simile a quella che da noi si va profilando. Credo che a noi non sia rimasto altro da fare che uscire dall’euro, nazionalizzare almeno la Banca d’Italia per riprendere la sovranità di conio, per far ritornare i finanziamenti alle piccole imprese. Credo che vadano attuate politiche fiscali e normative severe nei confronti della speculazione finanziaria; cha vadano fatti investimenti pubblici, con soldi pubblici, smettendo la farsa per cui la grande impresa o finanza privata possa avere ancora un ruolo positivo nello sviluppo economico. Una storia ormai secolare, di scandali, ruberie, illegalità, corruzione, dice più di qualsiasi trattato di economia che il “ privato “ non esiste più su grande scala, fuori da appropriazione indebita o di un furto se si vuole, di ciò che è “pubblico” per sua natura. Che senso ha ancora una Fiat in Italia al di fuori di una politica industriale che non può che essere attuata che con fondi pubblici, per cui non si vede il perché poi concederne i benefici ai Marchionne o agli Elkan. Che vadano via, o meglio, che restino dove sono, negli Usa, lasciando però all’ Italia ciò che è italiano, tanto più che loro italiani non lo sono e, verosimilmente, mai si sono sentiti tali. E cosi di seguito per il resto, ossia credo ci sia bisogno di fare alcuni passi indietro per riprendere un cammino in avanti. Il discorso vale per la giustizia, per cui auspico nella misura del possibile un ritorno ad un codice di procedura penale ispirato ai principi di una giustizia inquisitoria, in cui vale l’accertamento, per quanto possibile, dei fatti così come si sono svolti e non la loro narrazione al momento del dibattimento. La difesa dei cittadini, imputati o meno, deve essere compito di tutta la magistratura, anche e soprattutto quella inquirente, su cui evidentemente bisogna esercitare il massimo controllo, ma è intollerabile l’impunità acquisita di fatto per via cavillosa o addirittura per manipolazioni legislative procurate di proposito da chi si destina a vivere da inquisito a vita. Il compito di una sinistra sarebbe, tra l’altro, quello di creare dal basso, per via democratica, una riaggregazione di stati in cui le banche non debbano svolgere alcun ruolo politico, perché temo, al di fuori di questo libro dei sogni, che il futuro prossimo venturo sarà intriso del sangue dei nostri figli.
sabato 24 marzo 2012
Monti, Bersani, Berlusconi e il Fascismo, e l’Art. 18
Il governo Monti, nonostante tutto, gode di un consenso maggiore di quello di cui godeva Berlusconi. Dire poi in cosa sia preferibile, se si esclude l’esibizione plateale, nel caso del governo Berlusconi, delle personali problematiche a carattere sessuale o economiche dei vari personaggi che lo componevano a vario titolo, è cosa dura. Di certo il governo Monti ha l’appoggio del giornale “La Repubblica”, che non è poco, oltre che l’appoggio parlamentare del Pd , che è moltissimo, per tanti motivi, a partire dalla possibilità di proporsi, mediaticamente, come governo “tecnico”, e in quanto tale, diverso da un governo “politico”. In una situazione in cui, purtroppo, l’opinione pubblica si forma sotto la dittatura dei masmedia piuttosto che sui fatti, questa idea del “governo tecnico” appare l’arma vincente, e su questa mistificazione o presa in giro che dir si voglia, si perpetua un’autentica truffa a danno della più parte della popolazione italiana e del sistema “Italia” in quanto tale. Tutti presi dalla polemica sull’art. 18 ci siamo già scordati del taglio delle pensioni, in un sistema che appunto per effetto dei masmedia viviamo un eterno presente dilato a dismisura a danno di una visione prospettica e del dovuto approfondiment. In realtà la questione dell’ art. 18 dello statuto dei lavoratori, che impone il reintegro di costoro in caso di ingiusto licenziamento, si aggiunge alla questione delle pensioni, perché è del tutto evidente che si tratta di un unico disegno politico. Il fatto poi che qualche professore o professoressa di governo tenti di spiegare che per crescere bisogna licenziare anziché assumere è abnorme, e la dice tutta sulla follia di queste persone, verso le quali verrebbe da proporre il ricovero coatto in struttura psichiatrica. Quindi bisogna che mi ripeta nel corso dei post di questo blog, perché evidentemente le situazioni si ripropongono secondo delle costati che non sempre vengono colte dal popolo della sinistra o dei cittadini in genere di questo sfortunato Paese. La costante politica, in questo caso, è data dalla politica ultra liberista, voluta di grandi gruppi finanziari che intendono accumulare ricchezze con ogni mezzo, lecito o meno, a prescindere o in aggiunta ai profitti che si ricavano dalle attività produttive, le quali sussistono solo ed esclusivamente per l’accumulo di capitali, non certo per finalità sociali comunque intese. In questo contesto i lavoratori sono da considerarsi neppure come schiavi dell’antichità, per i quali i padroni avevano interesse per lo meno alla loro alimentazione e alla loro salute sia pure in funzione di un possibile vendita o delle loro prestazioni lavorative. Invece i moderni padroni usano i lavoratori come pezzi di macchinari delle loro industrie, del tutto indifferenti ai problemi della loro vita, tant’è che di lavoro si muore e ci si ammala e guai a protestare. A questa maniera la gente che vive del proprio lavoro o che spera di vivere di tale ipotetico lavoro, vanno lasciti sul lastrico. Basta ascoltare la Fornero per rendersi conto dell’odio di classe che la anima, tutta presa del suo essere una parvenu, una cafona arricchita, di non eccelsa formazione culturale, una ragioniera che se è giunta ad insegnare in una università è per effetto di un mix di degrado dell’università medesima, e di degrado dell’insegnamento dell’economia. Verosimilmente ignora i classici, essendo tutt’al più una acritica sostenitrice di Malthus, per cui i lavoratori devono vivere in condizioni di inferiorità sociale strutturata e irreversibile anche in funzioni delle generazioni a venire. Questo sul versante della produzione, mentre invece sul versante della speculazione finanziaria il grande affare si chiama “debito pubblico” . I concetti di “sviluppo” “crescita” sono mere chimere che usano per prenderci in giro. Lor signori sono interessati a politiche recessive per indebolire politicamente ed economicamente le classi subalterne. Per ottenere tutto ciò, quindi non serve la crescita, serve la subordinazione politica e psicologica a tutti livelli. L’Obiettivo di Monti, come vado ripetendo e come la stessa Fornero, candidamente ammise da Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa” del 18. 03. 2012, non è il contenimento del debito ma la sua solvibilità. Per questo alimenta politiche recessive. Si apprende da “La Repubblica” di oggi e più precisamente da un art. di Ettore Livini che ci informa “ Alle 18.21 di ieri sera l’Italia doveva ai suoi creditori qualcosa come 1935 miliardi, 113 in più della notte di S. Silvestro” per dire del ritmo con cui cresce il nostro debito pubblico. Invece ho appreso dal blog “Iceberg” che “Due miliardi e 567 milioni di euro. Passati dalle casse del Tesoro a quelle di Morgan Stanley il 3 gennaio scorso, alla vigilia dell’Epifania. In gran silenzio il ministero di via XX Settembre ha “estinto” una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane. ”. Ma Monti e Bersani parlano di Art. 18, come se fossero in disaccordo, come se fosse vero quel che dice Bersani quando afferma che il Pd, arrivato la dunque sta con i lavoratori. Se così fosse non avrebbe dovuto mai sostenere il governo Monti, a partire dal taglio delle pensioni. La palese mascalzonata di Bersani consiste nel far credere che la storia dell’art. 18 sia una sorta di incidente di percorso, un provvedimento sbagliato in un contesto politicamente valido. Il fatto che poi citi il divieto di far firmare alle donne dimissioni in anticipo di loro eventuali gravidanze, che questo governo avrebbe reintrodotto, è un fatto davvero miserevole. E’ un provvedimento che sana una questione orribile, che grida vendetta ai danni di chi lo utilizza e di chi consente che ciò avvenga. Tale divieto fu introdotto da un governo di centro sinistra e poi abrogato da un governo Berlusconi. Questa questione andava risolta in silenzio, senza menar vanto. Il dato è che se Bersani volesse essere conseguente, per una volta, ha una strada maestra, che è quella di togliere la fiducia a Monti, proprio per i motivi politici che qui cerco d argomentare. Ora, tornando sull’argomento di partenza di questo post, possiamo dire che ci sono gli spazi concessi dall’esperienza per verificare come la eccessiva tipizzazione del governo Berlusconi non portava a nulla, tant’è che c’è un governo, con caratteristiche in apparenza contrastanti con il suo che attua un apolitica ancora peggiore, possibilmente, delle sue. La differenza, in realtà lieve tra i due governi consiste nel fatto che Berlusconi e Tremonti attraverso una politica di sostanziale blocco della spesa pubblica, miravano, ma si fa per dire, a ridurre il debito, almeno in linea teorica, mentre, come dicevo, dicevo Monti ne accumula altro, con l’unica preoccupazione che l’Italia sia solvibile, e se ci si riduce alla situazione greca, non importa. Anche i paragoni tra Mussolini e Berlusconi erano inappropriati, e va detto, quasi a vantaggio dio Mussolini. Costui almeno aveva una idea, per quanto distorta e spregevole di rendere l’Italia una grande potenza, mentre tutti costo che si susseguono nei governi della cosiddetta “seconda Repubblica” hanno in testa esattamente una idea opposta, ossia quella di asservire l’Italia agli Usa. In realtà sono e si comportano come governi di occupazione. Credo che questa sia un storia da raccontare.
lunedì 20 febbraio 2012
Il Governo Monti, l’art. 18 e la situazione militare.
Quel che si dice di questo governo è quasi tutto vero, solo che nessuno ne trae le debite conseguenze, o porta alle logiche conseguenze ciò che pur si dice. Così come tutti o quasi, nessuno mette in risalto, a parte questo blog, se mi posso permettere una pur antipatica autocitazione, le questioni militari, salvo che per il risvolto economico, dell’acquisto esagerato di bombardieri Usa. Ora sulle prime pagine dei giornali , c’è ancora la notizia dell’arresto dei due marò dalla polizia indiana. Possibile che nessuno si chieda cosa ci facciano nuclei di marò sulle navi mercantili?. Si dice la pirateria, ma è credibile che ci sia un rapporto tra i due fatti?. Ora capirei al largo delle coste somale, atteso che di fatto non esiste uno stato somalo, e tralasciamo il perché e il percome, ma l’India è davvero paragonabile alla Somalia?. E’ plausibile che le due situazioni siano accomunate sino al punto da mettere in atto le stesse misure di sicurezza. E non fa testo sicuramente la questione se il fatto sia avvenuto in acque internazionali o in acque territoriali dell’India, perché alla luce del più elementare buon senso, non si può supporre che in acque internazionali l’India abbia meno poteri di quanto ne abbia l’Italia. La questione dei problemi delle acque territoriali è vecchia. Gli Usa in ambito Onu si sono sempre battuti per circoscrivere il diritto degli stati a considerare acque territoriali a poca distanza dalle coste, perché, atteso l’enorme differenza tra la marina militare Usa e quelle di quasi tutti gli altri stati, sotto la dizione “acque internazionali” si legge di fatto “acque territoriali Usa”. Ma è possibile che anche l’Italia si possa trincerare dietro il problema delle acque internazionali per escludere le competenze indiane su ciò che è accaduto?. Francamente a me non pare possibile alla luce del più elementare buon senso. Dicevo in un latro post sul governo Monti, che non può essere senza significato che il ministro della difesa del governo Italiano si un ammiraglio in attività nella Nato. Sarà bene ricordare che la Nato non funziona come una alleanza militare effettiva, ma come un esercito nazionale né più e ne meno. I reparti dell’esercito Italiano, sono alle dirette dipendenze dei comandi Nato senza mediazioni di sorta, ossia sotto il comando Usa. Questa integrazione che sin ora lasciava spazio a qualche finzione che lasciasse credere il contrario, ora col governo Monti, dell’Ammiraglio Di Paola oltre che di tutti gli altri ministri, nonché del presidente Napolitano, è diventata più esplicita. Ne fanno fede gli aumentati compiti in Afganistan, dove ora possiamo bombardare liberamente, e dove subiamo perdite crescenti dove soldati italiani continuano a morire, anche oggi. Ritengo che anche la decisione di inviare il battaglione San Marco sulle navi mercantili in giro per il mondo ubbidisca necessariamente ad una logica Nato. Davvero di pensava che stati potenti militarmente lascassero correre? Ora le questioni afferenti la discussione sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori, sulle riforme del mercato del lavoro, sulle severità fiscale, sempre a danno delle zone sociali medie e basse, tendono essenzialmente a uniformare anche la legislazione Italiana a quella Usa, si badi bene non a quella europea, dove la Germania detta i compiti agli altri ma poi fa come gli pare in casa sua. Quel che sta accadendo è che si sta spogliando letteralmente l’Italia di tutte le sue risorse, come già fatto con la Grecia, a favore essenzialmente della grande finanza Usa, con qualche boccone gettato anche alla Germania e alla Francia purché facciano i buoni ed evitino di fare davvero gli Stati Uniti d’Europa. Questa prospettiva sarebbe davvero letale per ogni e qualsiasi possibilità degli Usa di riprendere o difendere quel che resta della sua egemonia mondiale. L’Euro è più forte del Dollaro, se ci fosse uno stato in grado di fare politica seriamente, nel proprio interesse, per gli Usa sarebbe davvero la fine. Evitare tutto ciò è il compito della Germania e della Francia. In cambio avranno una fetta della cannibalizzazione degli stati mediterranei. Sono troppo stupidi per capire che prima o poi tocca anche a loro , ma sperano che ciò avvenga più in la nel tempo, al motto di Luigi XV che recita, “ Après moi, le déluge!” , dopo di me il diluvio. Ma c’è un altro dato su cui riflettere, e che è del tutto omogeneo a quelli sin qui trattati, ed è che in Italia non vi sono più partiti o istituzioni in grado di selezionare una classe dirigente, sia politica che amministrativa. Questo governo per la prima volta sancisce questa situazione, e perfino le sconfitte del Pd nelle primarie, sancisce inequivocabilmente l’incapacità del suo gruppo dirigente a gestire il loro medesimo partito. Bisognerebbe che si riflettesse più a fondo su questi temi.
he stati potenti militarmente lascassero correre? Ora le questioni afferenti la discussione sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori, sulle riforme del mercato del lavoro, sulle severità fiscale, sempre a danno delle zone sociali medie e basse, tendono essenzialmente a uniformare anche la legislazione Italiana a quella Usa, si badi bene non a quella europea, dove la Germania detta i compiti agli altri ma poi fa come gli pare in casa sua. Quel che sta accadendo è che si sta spogliando letteralmente l’Italia di tutte le sue risorse, come già fatto con la Grecia, a favore essenzialmente della grande finanza Usa, con qualche boccone gettato anche alla Germania e alla Francia purché facciano i buoni ed evitino di fare davvero gli Stati Uniti d’Europa. Questa prospettiva sarebbe davvero letale per ogni e qualsiasi possibilità degli Usa di riprendere o difendere quel che resta della sua egemonia mondiale. L’Euro è più forte del Dollaro, se ci fosse uno stato in grado di fare politica seriamente, nel proprio interesse, per gli Usa sarebbe davvero la fine. Evitare tutto ciò è il compito della Germania e della Francia. In cambio avranno una fetta della cannibalizzazione degli stati mediterranei. Sono troppo stupidi per capire che prima o poi tocca anche a loro , ma sperano che ciò avvenga più in la nel tempo, al motto di Luigi XV che recita, “ Après moi, le déluge!” , dopo di me il diluvio. Ma c’è un altro dato su cui riflettere, e che è del tutto omogeneo a quelli sin qui trattati, ed è che in Italia non vi sono più partiti o istituzioni in grado di selezionare una classe dirigente, sia politica che amministrativa. Questo governo per la prima volta sancisce questa situazione, e perfino le sconfitte del Pd nelle primarie, sancisce inequivocabilmente l’incapacità del suo gruppo dirigente a gestire il loro medesimo partito. Bisognerebbe che si riflettesse più a fondo su questi temi.
mercoledì 8 febbraio 2012
La crisi della Sinistra, il tramonto dell’Occidente. (parte terza)
La sinistra, comunque la si intenda e comunque la si pensi, tradizionalmente, era il luogo delle elaborazioni originali e innovative, e perfino rivoluzionarie, anche se di questi tempi la parola, peraltro abusata, può suscitare equivoci e perplessità. Diciamo che era una forza che si cimentava, tra l’altro, in modo non esclusivo, sui problemi dell’avvenire, acquisendo il dato che il presente fosse superabile in ogni caso, e che in ogni caso la realtà era mutevole, per cui semplicemente, si fa per dire, occorreva dare un indirizzo e una direzione al mutamento. Questa percezione della sinistra politica e culturale, si è bruscamente interrotta in seguito alle vicende del crollo del muro di Berlino, concludendo che il presente è immodificabile, sia per via degli esiti inquietanti del cd socialismo realizzato, ma anche, e direi soprattutto, per la modificazione essenziale avvenuta nei meccanismi sociali della produzione e della formulazione del pensiero, operata dai masmedia, che, grazie al predominio dell’immagine rispetto alla parola, ha dilatato oltremisura la dimensione del presente. E ciò fino a schiacciare con estrema violenza le stagioni di vita dell’individuo su una sorta di eterna giovinezza, togliendo legittimità e spazio sia fisico che di riflessione teorica alle altre fasi della vita, quali l’adolescenza, e la vecchiaia, ormai, ridotte quasi a patologie sociali, e peggio ancora come dirò più avanti. Ebbene in questa fase il pensiero di sinistra si è perso, ma con esso direi il pensiero senza aggettivi. Si è istaurato di fatto il divieto di pensare, si è abolita la funzione formativa della cultura, ridotta programmaticamente ed esplicitamente a mera perfonsans funzionale, ma solo in astratto, ad attività lavorative, di un lavoro che in realtà sta decrescendo, almeno in Occidente, toccandoci pure di dover ascoltare, le affermazioni beffarde dei ministri tecnici, i quali tecnicamente sembrano ignorare che l’emigrazione dalle nostre parti è ripresa in grande stile. Lo sforzo principale, sotto il profilo culturale, sembra sia quello della ridefinizione del significato delle parole, per dare veste nuova a cose vecchie. Così si è realizzata sul piano culturale, la perfetta coincidenza della crisi della sinistra con la crisi del pensiero occidentale tout- court, che nega bruscamente le sue radici, si inventa radici religiose e mistiche, alla ricerca di mitologie varie, di ogni tipo. Il pensiero filosofico occidentale è prevalentemente, nelle sue linee generali e prevalenti tutto ripiegato nella sua parte più intellettualistica, alla ricerca strumentale delle sue origini, per negarne la storia quasi che essa sia un accidente assolutamente spendibile per ogni manovra propagandistica di corto respiro, lontana da qualsivoglia possibilità di seria ricerca e conseguentemente elaborazione. Aggiungerei che il capostipite di questa impostazione è Heidegger, per i cultori della filosofia, ma poi il discorso si complicherebbe. Vorrei far notare che il tema del tramonto dell’occidente può essere affrontato sotto ogni profilo, economico, politico e culturale, ma gli esiti di una serie riflessione siano credo ineludibili. E’ comunque cessata, almeno in Italia in modo facilmente sperimentabile, ogni capacità di elaborare null’altro che non fosse conformità al cd pensiero unico. Ora in Italia, la sinistra è in minima parte contraria e comunque impotente in quanto opposizione, perché del tutto priva di strumenti, nei confronti del governo Monti; ma in maggioranza, legata essenzialmente al Pd, favorevole. Monti è tra i peggiori e più pericolosi governi che ci possano essere, in sostanziale e rivendicata continuità politica col governo Berlusconi, da cui si differenzia solo per stile. L’intervista di Veltroni a Fazio, che ho già commentato, è la prova provata di quanto entusiasmo una buona parte del Pd, sostenga Monti, seriamente impegnato in una politica aggressiva e violenta contro i ceti medi, il mondo del lavoro, contro, in definitiva, ogni possibilità di uscita dell’Italia dalla crisi, grazie allo sventramento, che, per la verità, è iniziato da molto sotto la voce, guarda caso, delle liberalizzazioni come soluzione al problema del debito pubblico. In verità l’Italia non ha più un apparato industriale degno di questo nome, basti pensare alla storia dell’automobile, e a quel formidabile apparato industriale che erano le vecchie partecipazioni statali, che se da un lato erano mal gestite per mirate scelte dei governi che si sono succeduti, dall’altro hanno assicurato una produzione d’avanguardia. Ora per l’effetto combinato dei tagli di Tremonti, Bossi, Berlusconi, senza scordare Napolitano, Re Giorgio, come lo chiamano affettuosamente in Usa e la politica di Monti, si sta realizzando il dato che la strada delle dismissioni produttive dal sistema Italia sia del tutto irreversibile, mentre Obama al contrario, è impegnato nella reindustrializzazione degli Usa, sia pure a spese nostre, mentre i paesi europei più progrediti, questa strada non hanno mai imboccata, scegliendo di sacrificare la Grecia e temo anche l’Italia, il vero boccone prelibato della finanza internazionale tanto europea quanto americana. Ora il sistema delle bolle finanziarie si stanno scaricando sulle banche italiane, e prima o poi esploderanno. E tutto ciò mentre il Pd farnetica sul fatto che Monti ci ha salvato dal baratro, mentre con tutta evidenza ci sta precipitando nel baratro, con la caccia spettacolare a chi non fa gli scontrini. Il cd “popolo di sinistra” non è neppure in grado, nella sua generalità di decodificare i messaggi e la propaganda se poi si arriva credere che le bombardando si esporta la democrazia, dando esempio di dabbenaggine sconfortante. Certo si possono citare tanti dati, di ogni tipo, e tuttavia la riflessione più pertinente, riguarda il raffronto tra le politiche anticrisi degli anni trenta, e quelle attuali. Negli anni trenta era chiaro a tutti, a cominciare dai presidenti Usa, che tra gli stati e le grandi istituzioni finanziarie il predominio toccava allo stato, mentre ora in Occidente, sembra che tutti, concordemente, convengono che il primato tocchi alle banche. A tal proposito non si può tacere l’orrore che suscita la notizia data da Stefano Rodotà con l’art. di spalla su “la Repubblica” di oggi 8.02.2012 dal titolo “Se le banche lanciano i bond della morte” che ad un certo punto recita: “ Si individuano negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle loro condizioni di salute e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell’investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione.” E più oltre : “ Si scommette sugli anziani, un gruppo che già conosce forme crescenti di discriminazione, con l’esclusione dalla gratuità di alcuni farmaci di taluni farmaci e con il divieto di accesso a una serie di trattamenti sanati tari” . La banca in questione è la Deutsche Bank. Ora quale dimostrazione ulteriore della crisi di un civiltà? In essa va sicuramente inclusa l’incapacità a protestare, a ribellarsi in modo conseguente, sino all’ottenimento di un risultato prefissato o una eventuale approssimazione per effetto di mediazioni a volte inevitabili. (continua)
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