Riprendo, nonostante propositi d’altro segno, a
trattare di questioni legate all’attualità politica. Ieri l’altro la Camera dei Deputati, a scrutinio segreto,
ha bocciato tutti gli emendamenti alla legge elettorale che consentivano una
qualche riserva di seggi parlamentari alle donne, che sono, è giusto ricordarlo, “la
metà del cielo” come diceva Mao, oppure, più prosaicamente la metà
dell’elettorato italiano. Si possono avere tutte le riserve, ed anch’io ne ho,
sul metodo proposto per riequilibrare la rappresentanza in parlamento dando
alle donne ciò che è dovuto ma non è su
questo che mi preme argomentare in questo post. Non è in questa sede, ripeto, che voglio approfondire ila questione specifica,
ma la decisone della Camera al riguardo è davvero grave, e lo è sotto diversi
profili, perché non è neanche esatto dire che lascia le cose così come sono,
perché le peggiora. Le modifiche costituzionali
che si stanno profilando sono un ulteriore avvitamento della crisi istituzionale e socioeconomica in
atto. Non è solo la rappresentanza delle
donne che è in gioco, ma il diritto all’intera popolazione di essere
rappresentata in parlamento, continuando con il massacro di democrazia iniziato
nell’ultima parte del secolo scorso, quando è cominciata a passare l’dea,
condivisa da tutto il ceto politico, che la “governabilità ” in Italia era impossibile per via di istituzioni
obsolete. Sono intervenute modifiche
istituzionali anche pesanti ma la situazione è peggiorata, e allora anziché
prenderne atto, come si converrebbe a persone in buona fede, si perpetua l’inganno becero, per me fonte di
frustrazione, di voler far credere, che l’incapacità mista alla non volontà del nostro ceto politico, della “casta”
secondo la fortunata espressione di Sergio
Rizzo e Gian Antonio Stella, di amministrare convenientemente l’Italia dipenda
da impedimenti istituzionali, che
frapporrebbero ostacoli ai loro disegni che si vorrebbero improntati a efficienza e competenza. La
realtà di tutti i giorni ci dice che essa, “casta”, mente, e che i loro disegni
politici tutelano la criminalità organizzata e gli interessi euroatlantici.
Facendo un passo indietro, rilevo che ormai è passata nel dimenticatoio la
sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima, finalmente, la
legge con cui si sono elette le Camere nelle ultime consultazioni. Del resto,
che illegittima fosse questa legge detta perfino “porcellum” è sempre stato un dato evidente a tutte le
persone in buona fede, anche a chi, come il sottoscritto, non è certamente un
giurista. Mi sono, su questo blog, meravigliato perché la cosa non fosse
evidente ai più già da tempo. E’ vero che la stessa Corte ha escluso,
ovviamente effetti retroattivi, ma di qui a spingersi sino alla approvazione di
leggi elettorali che vanno nella stessa
direzione, ossia con premio di maggioranza già dichiarato incostituzionale,
delle legge abrogata, ce ne vuole. Ma questo parlamento fa di più, ossia si
propone di modificare la Costituzione in forza di un premio di maggioranza
dichiarato illegittimo. Va da se che il conflitto tra gli interessi sottostanti
queste “riforme” e gli interessi generali
della popolazione italiana, è abissale e di allarga sempre più. Ormai ci si avvicina ad uno stato
dittatoriale del tutto analogo a quello fascista. Si parla di abolizione del Senato ma si deve
intendere correttamente abolizione della rappresentanza. Intanto il Senato non
è abolito ma trasformato, non sarà elettivo, quindi non sarà rappresentativo di
alcunché, ma continuerà ad avere un ruolo importante. Solo
che sarà riservato a chi è già entrato
nella “casta” per altre vie, rafforzandone così il ruolo e i privilegi; ne
risulterà perfino ostacolata la permeabilità, per il venir meno appunto di una
occasione di ingresso. A tale venir meno si deve aggiungere l’effetto della conferma del meccanismo di nomina dei candidati
alla Camera rimanente, e in più una alta soglia per l’ingresso di nuovi
partiti, e il famigerato premio di maggioranza, per nulla attenuato, dal
possibile ballottaggio, che avrebbe una sua plausibilità tra forze che hanno
superato il 40% così per dire, dei voti. Del resto il trucco è questo, perché stante il
dominio di Berlusconi sulle televisioni in Italia la vittoria nel ballottaggio
è cosa fatta. La cronaca ci dice che la minoranza del PD è in agitazione, e il
mio commento è: meglio tardi che mai. E
tuttavia aggiungo pure, proseguendo sulla falsariga dei detti popolari che: chi
è causa del proprio male pianga se stesso. L’attuale minoranza del Pd, era
maggioranza sino a poco tempo addietro, è stata a suo tempo anche maggioranza
di governo, ma non ha mai voluto regolare il conflitto di interessi di
Berlusconi. Proprio in questa legislatura, ai suoi inizi si è manovrato per
emarginare i 5S dall’”arco
costituzionale” atteso che erano loro i difensori residuali della costituzione vigente,
e il ruolo di Bersani resta da chiarire, perché è per me evidente che si è
prestato al gioco, perché è chiaro che Berlusconi fuori dal controllo delle tv
è un signor nessuno, e invece si sono volute le “larghe intese” mentre verosimilmente con un accordo serio
con Grillo, e non con le pagliacciate e gli ultimatum con cui Bersani si è
approcciato a M5S, si sarebbero potuti regolare il conflitto di interesse di
Berlusconi, ossia, detto chiaramente, sottrargli il controllo delle tv, e poi
magari con una nuova legge elettorale chiaramente e inevitabilmente
proporzionale, si sarebbe potuto andare a nuove elezioni, ma dopo aver svoltato
effettivamente Ora come sempre avviene in questi casi, Berlusconi in tutta “riconoscenza” dà loro il benservito
e li licenzia tutti, i Bersani, Cuperlo, Bindi, Fassina e compagnia bella, perché una delle conseguenze neppure
secondarie di quel che sta accadendo, è che vanno tutti a casa. Per questo
insorgono, e non per altro, e tuttavia mi auguro che in Senato il piano di
Verdini (altro che piano Solo di antica memoria, con relativo rumor di sciabole)
vada in fumo, e ciò sarebbe fattibile in
virtù della truppa grillina e dell’assenza di premio di maggioranza nelle elezioni del
senato, senza di che non ci sarebbe
partita possibile. Questo è il quadro politico e istituzionale al giorno d’oggi.
Il mio rammarico deriva dal fatto che questo quadro viene da lontano, in
attuazione di disegni politici che attraversano governi di diversa composizione
e legislature di segno “opposto”, senza
che nessuno gridi allo scandalo. Di recente mi è parso di assistere su fb ad un
dibattito sulla equiparazione tra democrazia e sistema dei partiti. Orbene
invito a riflettere: abbiamo ancora un “sistema dei partiti”? . Pare a me che
esso sia tramontato con la prima repubblica, perché partiti potevano definirsi
la DC, IL PCI, IL PSI, e viva via tutti gli altri, anche il PRI di La Malfa o
il PSDI di Saragat e Nenni. Ma i “partiti” di oggi possono ancora definirsi
tali? Fanno ancora sistema? Hanno una qualche forma di democrazia interna?.
Onestamente non credo, ma soprattutto credo sia vero che non fanno sistema. Non ce né è più nessuno di livello nazionale
degno di questo nome. Il Pd è un insieme di potentati locali con correnti
differenti che agiscono nello scenario nazionale, solo a tutelare i loro
particolari interessi, senza neppure la parvenza di un proprio progetto
autonomo di gestione della “cosa
pubblica” che in Italia ormai è cosa ormai privatissima, il primo ad introiettare in Italia il metodo delle “primarie” che dovrebbero
supplire alla assoluta mancanza di democrazia interna, verosimilmente ne
decreteranno la fine. Con l’ascesa di
Renzi, il cui successo non è certo legato a meriti politici, di cui non c’è
traccia, ma al successo mediatico dello stesso format che ha visto il successo
di Berlusconi, in quanto personaggio, che di politica si occupa poco, in tutt’altre
faccende affaccendato, per cui la politica per lui coincide perfettamente con i
suoi interessi aziendali. Renzi, con tutta evidenza è la riproposizione dello
stesso format televisivo, e grazie a lui il Pd ha perso persino una sua identità
che in qualche modo i vari D’Alema, Veltroni, Bersani e compagnia bella erano
riusciti a costruire. La vicenda delle elezioni del presidente della repubblica
e ora la vicenda delle cd “quote rosa” nella legge elettorale, stanno
“strappando” quella identità che pure
conservava. Forza Italia, notoriamente e
innegabilmente, a voler essere in buona fede, non è una associazione di liberi
cittadini ma una organizzazione privata di un criminale sulle cui attività, il
sospetto è legittimo, non è stata fatta ancora piena luce, né mai lo
sarà sotto il profilo giuridico, avendo noi un ordinamento concepito di
proposito perché non scalfisca
determinati interessi criminali. M5S. nega di essere un partito, anche se di
fatto lo è, e tuttavia qualche riserva sul suo essere partito pure lo
legittima. Degli altri partiti non mette conto parlarne perché sono ATI, ossia
Associazione Temporanea di Impresa, di
modo che è difficile parlare di “sistema dei Partiti” perché tutti insieme non
fanno sistema appunto, non hanno le medesime possibilità di affermazione ne
hanno il medesimo potere. L’unico partito dotato di potere effettivo, ben al di
là del suo consenso elettorale, è Forza Italia, che avendo il dominio
incontrastato della televisione è in una condizione di supremazia di fatto. Il lavoro che è stato assegnato a
Renzi consiste nel consentire a tutto
ciò che serve per “legittimare” , anche sul piano formale, tale dittatura di
fatto. Nonostante tutte le mie riserve che ho espresso e che mantengo nella
sostanza, alle prossime elezioni europee voterò M5S, perché, almeno in
apparenza, mostra di aver compreso la situazione e di volerla contrastare non
so ancora con quanta coerenza, ma, al momento del voto, non vedo alternative
possibili. L’astensionismo è di fatto un voto conforme al sistema che aborro;
le liste di sinistra, quella “sinistra che non c’è” , appunto come mi piace
definirla, non pare lontanamente in grado di capire la situazione, e
soprattutto non si fa scrupolo di partecipare a un gioco truccato senza neppure
denunciarle con forza il trucco. Almeno Grillo capisce che il problema delle tv
è un problema imprescindibile. Chi mi conosce sa che di mio, non ho mai creduto
al parlamentarismo. La democrazia ha bisogno di elaborare altre forme di
organizzazione, perché quelle sin qui sperimentate, sul piano della democrazia
reale è fallimentare, è la cosa è perfino nota dalla fine dell’800, ma la
“sinistra che non c’è” e che oggi la si vorrebbe tale, pare non ci abbia mai fatto caso. Tornando
all’attualità, in Italia, la lista Tsipras, già afflitta da problemi interni, basandosi su personaggi che hanno
dato cattiva prova di sé, sul piano politico, mi pare condannata all’impotenza. Comunque a proposito
di M5S, mi ripeto, trovo assolutamente distorcenti le campagne mediatiche
“contro” condotte anche su Fb, da amici che in qualche modo considerano ancora
esistente la sinistra in Italia, negando
l’evidenza, e riconoscendosi nel mondo politico che si è dipanato dal
vecchio Pci. Credo di aver già argomentato a riguardo su questo blog, e sono
sempre disposto a ritornare sull’argomento. Ho votato SEL in passato e Ingroia alle ultime politiche.
Ingroia ha chiuso e SEL sta per
chiudere; quanto pare è motivo di tensione all’interno
della lista Tsipras , cui ha aderito. Concludendo voglio solo precisare che non
intendo speculare, con ciò che ho detto qui, sui problemi giudiziari di Nichi Vendola, che esulano dalle mie motivazioni di
voto, avendo, persino sul piano personale rimostranze concrete legate alla
vicenda En.A.I.P che attende ancora la sua naturale e tragica conclusione, e in
cui la Regione, così apprendo da avvocati cui mi rivolgo, ha responsabilità
precise sul piano giuridico, nel senso che, con beneficio d’inventario, tocca
alla Regione Puglia commissariare l’En.A.I.P e liquidare i creditori, forse non
in via esclusiva, ma di fatto nessun altro è nelle condizioni di farlo, che
sono prevalentemente ex dipendenti a cui non furono corrisposte svariate
mensilità nell’ultimo periodo di
attività. Tuttavia
tengo a dire che mi paiono assolutamente strumentali i problemi
suscitati dalle vicende legate alla nomina di un primario di ASL, mentre vedo qualche ombra reale in quelli
legati alla vicenda Ilva. Devo comunque rilevare che nonostante tutto, la Regione Puglia non potesse fare di più
sulla vicenda Ilva, essendoci governi nazionali pronti a decretare
d’urgenza per proteggere i Riva.
mercoledì 12 marzo 2014
sabato 27 luglio 2013
Lo srtrano Paese
In realtà il vocabolario, o meglio ancora la
distorsione provocata dai media dei significati originari delle parole, priva
quasi del tutto chi come me, vorrebbe poter trasmettere sensazioni di rabbia,
di sgomento, per quello che accade. Trovo del tutto disarmante la capacità di
questo “sistema” di metabolizzare di
tutto, di sfornare ad ogni piè sospinto, personaggi, neologismi e perfino eventi
“non eventi” perché intrisi di nulla se
non delle chiacchiere, una volta definite da bar o sala da barba, ma che ora campeggiano
sulle prime pagine di giornali di grande tiratura, e perfino nelle sedi
parlamentari. Le tragedie vere restano sullo sfondo, sotto gli occhi di tutti,
perfino ostentate a volte, con la consapevolezza che pure l’ostentazione delle
tragedie contribuisce a “naturalizzarle” a farle apparire, cioè, come inserite
nelle pietre e nella natura che ci circonda, in modo che vengano percepite dai
più con piglio fatalistico e quindi considerati inevitabili. Non c’è antidoto a questa corrosione
strisciante, pur nella sua pervasività, di tutto ciò che di buono, e di
positivo si era fatto in Italia e nel mondo, dopo l’ultimo conflitto mondiale.
Sembra di stare su un piano inclinato su cui di deve rotolare sino ad un fondo
che, al momento non è dato intravedere. Come se fossimo in un processo a ritroso che i
più colgono come dato ineludibile e perfino progressivo. In realtà, le
coordinate della situazione politica attuale nascono, per gli aspetti di
maggior attualità, soprattutto sotto il profilo economico, a partire dalle
questioni del cd “debito pubblico”, dalle vicende già richiamate dell’ultima
guerra mondiale. Con la costruzione di quella mostruosità politica ed economica
chiamata “euro” si è di fatto invertito l’esito, acquisito drammaticamente sui
campi di battaglia di tutto il mondo, del secondo conflitto mondiale. La
Germania, sconfitta sul campo, sino alla determinazione della suo sdoppiamento,
ora è riunificata,e detta le leggi dell’economia e della politica in Europa,
seppur su delega Usa. I Paesi e le forza che determinarono la sconfitta del
nazismo, sono annientate, a partire dall’Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche, ma anche della Yugoslavia ora smembrata, che fu capace di liberarsi dei nazifascisti
senza attendere “liberatori” di sorta e per questo in grado, anche dopo il
conflitto, di perseguire politiche dette correttamente di “non allineamento”. Ora
l’Urss è tornata Russia come al tempo degli Zar, ed è gestita da dittature che
a quella del famigerato Stalin non hanno nulla da invidiare comunque la si
pensi. Si è proceduto allo smantellamento dello stato sociale con la velocità
con cui, processi analoghi, erano immaginabili solo a prezzo di eventi traumatici,
come guerre, colpi di stato e via discorrendo. In Italia le organizzazioni
legate sia alla grande criminalità organizzate,
che alle nostalgie nazifasciste, governano il paese, a dispetto di
qualsiasi esito elettorale. La sinistra è talmente smarrita da non riconoscere,
nelle sue componenti maggioritarie, nel M5S di Grillo, l’ultima flebile
resistenza al terribile “nuovo che avanza” a suon di stravolgimenti della
costituzione, che si vorrà alla fine del tutto stravolta, per codificare, ad
ogni livello, anche a quello giuridico formale, la vittoria delle forze della
grande criminalità organizzata. Ormai stufo di leggere anche su fb, post, di
pseudo militanti di sinistra, che con ogni camuffamento sostengono questo
governo delle “ larghe intese”. Stufo di
tutto ciò rinuncio, d’ora in poi, a commentare fatti di attualità politica,
consapevole che ormai non esiste più nessuna attualità in politica, se non il
rinnovarsi di recitazioni stantie con qualche personaggio “nuovo” come Renzi, che da rottamatore sedicente, si sta
trasformando nello strumento di legittimazione, sia pure nella dimensione
meramente virtuale di un sistema mediatico, della sopravvivenza di quegli
apparati, che si vorrebbero “rottamare”. Renzi, ormai, malgrado il crescente
consenso, che pare abbia, incarna
l’eterna promessa del nuovo fatto di nulla. Tutto sembra già scritto. Credo impossibile
resistere a tutto questo, ragion per cui, d’ora in poi mi sforzerò su questo
blog, di commentare, non più fatti di cronaca, ma libri,riviste, teorie, che
consentano uno sguardo più lungo, perché ormai nel breve, resta assai poco da
dibattere. Tutto questo, però se sarò capace di migliori
ritmi di lavoro “intellettuale”, atteso che l’agire politico, come insegna non
solo la storia, ma anche, se mi è permesso, la mia personale vicenda politica e
professionale, sempre stritolata tra l’ideologico imperativo del “fare” senza
riferimenti teorici di sostegno, che ho pagato a duro prezzo, sia nel corso
della militanza politica, che nelle
vicende della mia professione di “educatore” così si diceva un tempo,
ossia di un operatore che si districava, nelle contorsioni delle vicende di
vite complicate, di favorire, per il possibile, i ragazzi svantaggiati.
L’attivismo fine a sé sesso non ha mai prodotto nulla da nessuna parte, in
nessun campo. Ritengo perfino sterili, seppur doverose, le denunce di ogni
singola ingiustizia, data la loro mole complessiva,e data la incapacità di fare
sintesi da parte di chicchessia. Perfino gli atti di pura testimonianza, salvo
rare eccezioni, risultano alla fine controproducenti. Serve alzare lo sguardo e
cercare di guardare più avanti, perché nell’immediato, di questi tempi e dalle
nostre parti, temo, tutto è perduto. L’agire
deve essere volto al raggiungimento di obiettivi, e in politica questi
obiettivi, devono essere assolutamente trasparenti, coerenti, e condivisi da
coloro che affermano di volerli perseguire. Tutto ciò è mancato grandemente
nella sinistra italiana nei decenni scorsi, e credo sia il principale motivo
della sua scomparsa. Ci si è trastullati nelle vecchie pratiche del
cattolicesimo deteriore, che si possono sintetizzare nel motto: “fate ciò che
dico, ma non fate ciò che faccio”. Questa prassi inficia tutto ciò che non
deriva da un potere precostituito. Solo che intanto, voglio trascorrere questa
estate più di altre, visto che non ho più obblighi di cartellini da vidimare,
anche sotto la forma di firme da apporre su terribili registri bianchi, tra il mare della costa della Puglia
meridionale, tra Bari e Brindisi, e le pietre, le piante, il terreno di un
trullo in quel di Alberobello. Che almeno questo, insieme all’adorazione dei miei figli mi sia
concesso.
mercoledì 12 giugno 2013
L'astensionismo
Ormai,
consumati i ballottaggi, le elezioni
amministrative determinano ancora un dibattito politico stanco e francamente
nauseabondo, destinato ad esaurirsi per essere rimpiazzato con qualunque cosa
serva da alibi al governo per continuare a fare il peggio, tipo le riforme
istituzionali e il presidenzialismo “alla francese” che in Italia, come tutto ciò che viene importato a riguardo, trova una applicazione sempre parziale, per la
singolarità della nostra posizione socioeconomica e geopolitica, che rende
nulli tutti gli assetti non originati da una riflessione conseguente su di
essi. A parte ciò, continua la trasformazione della costituzione informandola
progressivamente a principi opposti a quelli per cui fu a suo tempo promulgata.
Invece un ceto politico “compradores” si
sarebbe chiamato un tempo, perpetua lo scambio a vantaggio della grande finanza
made in Usa nonché della delegata Germania, tra il proprio
personale benessere e le condizioni di vita della generalità del Paese, e la
crisi attuale dei grillini eletti in parlamento attiene proprio a questo
tema. Comunque le elezioni ormai stando ai dati
sulla partecipazione interessa un numero decrescente di persone, mentre il
disincanto coinvolge senza dubbio anche chi ha votato. Tuttavia serve, credo,
tornarci sopra. I maggiori interessati infatti, a questi responsi erano i personaggi e le forze
attualmente al governo delle “larghe
intese” e quindi Letta, Berlusconi e Guglielmo Epifani. Sembrerebbe che
l’interpreazione di questo esito elettorale abbia indotto il gruppo dirigente
del Pd a tirare un sospiro di sollievo, ascrivendo alle loro capacità un esito
che a una prima lettura sembrerebbe positivo per il medesimo Pd. Certamente a
guardare gli esiti sulla base dei sindaci eletti, tale ottimismo pare del tutto giustificato, ma
solo in sede di valutazione dell’esito del voto sotto il profilo
amministrativo, perché sotto il profilo squisitamente politico il discorso pare
diverso, e comunque certamente degno di ulteriori approfondimenti. Intanto pare
che come al solito la logica fa difetto in grande misura ai chi occupa cariche
di rilievo politico e istituzionale. Infatti Epifani, che nella sua lunga
militanza politico-sindacale non ha mai vinto granché ora si sente vincitore,
perché ritiene che abbia pagato la
politica delle larghe intese, si presenta a Roma e proclama la vittoria del Pd
mentre il vero vincitore, Marino, in quanto esponente del Pd è certamente
eterodosso, è un “battitore libero” sempre in tema di nostalgia del linguaggio.
Non a caso tutti i sindaci di cs delle grandi città sono eterodossi rispetto
alle segreterie nazionali del Pd. Ora,
che Letta ed Epifani dicano di essere vincitori a beneficio dei creduloni, è pure comprensibile, ma sarebbe
grave se ci credessero davvero. Chi non vuol essere annoverato tra i creduloni
deve pur trovare il modo di dire che le cose non possono essere viste a questo
modo. Il dato ormai quasi statistico, ci dice che le elezioni amministrative
non sono più, da qualche tempo, un fenomeno omologabile alle politiche, per cui
trarre conclusioni politiche da vicende amministrative diventa un esercizio di
mera propaganda, nel caso in cui si pensi che il medesimo risultato possa
essere traslato sul piano di ipotetiche elezioni nazionali. Invece merita molta più attenzione di quanto
non facciano i media alla ormai irreversibile, spero, liquidazione della Lega
Nord, che deve continuare ad essere considerata una costola del Pdl, o meglio
la sua testa politica pensante, perché Berlusconi, notoriamente ha passioni poco politiche o politiche di risulta, tant’è
che sul piano amministrativo è assente, grazie anche e soprattutto alle
autentiche razzie ai danni delle amministrazioni locali sin qui governate dai
suoi emuli. La Lega invece, quella che ha dettato “l’agenda politica”
come si sul dire degli ultimi vent’anni, ha ispirato le leggi razziali ancora
vigenti, ha elaborato sia la cd “devolution” che è il vero buco perenne nel
bilancio dello Stato sia, in una
operazione a tenaglia, il cd “patto di stabilità” . Questa tenaglia ha una
forte responsabilità nel depauperamento in atto dell’economia italiana insieme alle politiche
recessive di Monti, volute da tutti anche se poi ipocritamente misconosciute, come in uno dei tanti giochi della politica
italiana che per l’occasione mi ricorda “lo schiaffo del soldato”. La Lega in
oltre, sul piano amministrativo, per buttarla in propaganda, atteso che i
margini economici di manovra dei comuni sono da tempo, assai ridotti, per i motivi che
prima ricordavo, ha inventato la figura del sindaco moralizzatore o sindaco
sceriffo, insomma tutto un riversarsi su delibere liberticide attinenti a un
malinteso senso della moralità e della sicurezza, una volta appannaggio del
ministero degli interni, e in salsa razzista. Tale impostazione, sicuramente
attenuata, è stata fatta propria anche da sindaci di cs e dispiace che anche
Pisapia a Milano si sia incartato sulla questione dei gelati notturni. Questo
modello di amministrazione locale è, credo, in crisi irreversibile, e questo è
l’ esito più importante di questa tornata, sottaciuta dai masmedia. Certamente
esce penalizzato il M5S e Grillo ha
accusato il colpo. Ora i media stanno
spettacolarizzando oltre misura la sconfitta di Grillo, che ha reagito da
quell’istrione che è, attribuendo “la colpa” del mancato successo agli elettori. Questo difetto non è una sua prerogativa esclusiva,
perché anche a sinistra si sente incolpare gli elettori del mancato successo
della lista Ingroia, per esempio. Il
problema è che quanti assumono questo punto di vista non colgono il dato di
realtà per cui gli elettori, genericamente intesi, ossia una loro larga
maggioranza, sono le principali vittime del sistema elettorale medesimo, e che
colpevolizzare le vittime, per quante responsabilità abbiano, vere o presunte,
è una operazione vana, improduttiva di qualunque effetto positivo. Dirò di
più, dal mio punto di vista il “dagli
all’untore” in corso contro Grillo su tutti i media o quasi, con l’eccezione
notevole del solito Travaglio, è una
operazione di bassissimo profilo, per
due ordini di motivi: il primo, riferito all’atteggiamento della “sinistra che
non c’è” è perché Grillo e il suo
movimento hanno nel loro DNA una debolezza intrinseca che dovrebbe indurre i
più a non scommettere sulla longevità del fenomeno, che a dirla tutta, ha una
portata ridotta al di là del successo alle ultime politiche. Grillo ha parecchi
difetti di cui ho già parlato in precedenti post, ma ne posso aggiungere ancora
uno, che consiste nella semplificazione eccessiva delle sue analisi e delle
conseguenti debolezze intrinseche nelle sue proposte, alcune delle quali
restano condivisibili, purché si tenga conto della portata modesta di fronte
alla drammaticità della crisi che stiamo attraversando; il secondo è che
sarebbe, potenzialmente, se uscisse dai blog e diventasse un movimento radicato
nella realtà sociale, un po’ migliore
del Pd e del Pdl, che in ordine alla situazione attuale hanno responsabilità
storiche e, sotto certi profili , esclusive, e comunque M5S ha avuto un ruolo
positivo, sotto il profilo culturale, nell’affossamento della Lega. Resta il
problema dell’astensionismo, che tutti rilevano ma che nessuno o quasi, valuta
correttamente. Eppure il fenomeno da spazio a diverse riflessioni. Il
principale e il più frequentato dai commentatori, attiene alla qualità della
democrazia, ossia se un astensionismo così alto possa o meno inficiare la
legittimazione politica del sistema. Peccato che le risposte prevalenti siano
inspirate a quella che mi piace chiamare “naturalizzazione” del fenomeno contraddicendo magari
l’importanza attribuita al momento del voto sul piano formale . L’argomento
ricorrente è che nel sistema liberale non è essenziale partecipare al voto
tant’è che negli Usa, tradizionalmente, i presidenti sono eletti con un
consenso assolutamente minoritario. Su questo ho già argomentato su questo
blog. Il problema di fondo, è la concezione liberale della democrazia, che da
un lato fa della libertà di voto il suo manifesto più essenziale, e dall’altro
teorizza la non necessità della
partecipazione al voto. Per i liberali è sufficiente che vi sia la teorica
possibilità di recarsi al voto, a prescindere da tutte le condizioni che
rendono di fatto superfluo l’espressione di voto medesimo. Per chi, come me si rifà a Marx la democrazia
non può essere un fatto formale, deve essere una condizione di realtà generale
nella vita di tutti. Posso concepire forme di democrazia partecipata
che derubricano l’importanza del voto,
ma trovo estremamente contraddittorio esaltare il momento del voto come condizione imprescindibile di democrazia e poi derubricare la
partecipazione al voto medesimo. Solo che nelle condizioni date l’astensionismo
è una forma di protesta del tutto comprensibile, per quanto improduttiva ed è
tale perché acefala e priva di sbocchi. Invece credo abbia delle potenzialità che
la sinistra che non c’è non riesce a cogliere . Avendo, essa, ridotta quel che una volta si chiamava “lotta di
classe” ormai innominabile, declassata a mera ideologia nonostante l’ evidente
crudezza delle sue manifestazioni ad ogni livello, a competizione elettorale, ne
è nata, sempre a sinistra, una sopravvalutazione accecante dell’importanza del
momento del voto, col risultato di alienare da sé quelle aree sociali di non
voto che verosimilmente sono le più sofferenti sotto il profilo socioeconomico.
Fosse per me tenterei di organizzerei il
non voto con forme da studiare con attenzione, in un voto di protesta, che deve
comunque partire dal presupposto che da detto voto di protesta nessuno debba
trarre benefici personali, atteso che è proprio questa lla principale ragione
del non voto, ossia nessuno debba essere
eletto in parlamento. Deve essere un voto simbolico finalizzato a contare,
possibilmente l’area del disagio sociale e per organizzarla sul piano della
partecipazione e della lotta politica, che modifichi, nel contesto
socioeconomico, i rapporti di forza. Ora non so quale esito avranno le prossime
elezioni in Turchia, quel che è certo
che risentiranno, per un verso o per l’altro, delle manifestazioni di piazza di
questi giorni. L’assenteismo comunque, è questo che i commentatori di
ispirazione liberale rifiutano di considerare, non è un fatto meramente
quantitativo, ma dice pure della qualità del consenso. Il raffronto con i
sistemi anglosassoni non regge, per la semplice costatazione che loro, Regno
Unito + Usa, hanno dominato il mondo e lo dominano ancora. Il loro potere
risiedeva del loro dominio su altri popoli e civiltà e non sull’esito di
elezioni che, per l’essenziale hanno
esiti indifferenti. Non è un caso che questa crisi non è aggredibile dai nostri
governi, comunque composti, al contrario possono solo implementarla, perché ha
radici, com’è noto, nella finanza di cui parlavo, che domina il nostro ceto politico al completo
e questa situazione non è modificabile a partire da un particolare esito di un
voto. Oggi su “La repubblica” Ilvo Diamanti ha scritto un articolo “La messa è finita” per
sostenere in estrema sintesi, che la seconda repubblica è seppellita
definitivamente da questo voto, a causa
della sconfitta netta del PDL e della Lega Nord a cui in effetti ha annesso l’importanza
che merita, e della conseguente vittoria del Pd. Ora in questo ragionamento
trovo alcune contraddizioni, perché di solito per “seconda repubblica” si
intende un sistema bipolare con coalizioni, se non partiti, che si alternano al
governo. Tant’ è che quasi tutti i
commentatori rilevavano che le ultime politiche segnarono la fine del
bipolarismo, per effetto del successo di M5S che in effetti spezzava il
bipolarismo. In queste amministrative invece sembrerebbe che sia tornato il
bipolarismo, perché M5S non è mai entrato nei ballottaggi che contano. Il fatto che tutti i sindaci o
quasi siano del Pd, non credo possa mettere in forse il bipolarismo medesimo
che lo stesso Pd ha fortemente voluto. Semmai queste elezioni esaltano il ruolo di architrave dell’intero
sistema che obiettivamente, credo, il Pd svolge. Se non ci fosse non reggerebbe il sistema così
com’è oggi, mente Pdl invece è un partito del padrone non è indispensabile al
sistema, se crollasse se ne farebbe un altro senza per questo inficiare l’intero
sistema. Questo spiega perché, nelle competizioni politiche il Pd dia l’impressione,
se mi si passa una metafora calcistica, di una squadra che non vuol tirare
nella porta della squadra avversaria, o al massimo tira nella propria porta.
Non è solo un fatto di personale politico mediocre, perché la statura di questi
dirigenti è sicuramente modesta, ma non per questo siamo autorizzati a pensare
che siano ingenui, o peggio ancora degli stupidi, perché e certo che gli
ingenui, se non gli stubidi, abitano volentieri in basso, alla base della
piramide sociopolitica, non ai vertici.
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