mercoledì 12 marzo 2014

Renzi, un format di Mediaset




Riprendo, nonostante propositi d’altro segno, a trattare di questioni legate all’attualità politica. Ieri  l’altro  la Camera dei Deputati, a scrutinio segreto, ha bocciato tutti gli emendamenti alla legge elettorale che consentivano una qualche riserva di seggi parlamentari  alle donne, che sono, è giusto ricordarlo, “la metà del cielo” come diceva Mao, oppure, più prosaicamente la metà dell’elettorato italiano. Si possono avere tutte le riserve, ed anch’io ne ho, sul metodo proposto per riequilibrare la rappresentanza in parlamento dando alle donne ciò che è dovuto ma non è su  questo che mi preme argomentare in questo post.   Non è in questa sede, ripeto,  che voglio approfondire ila questione specifica, ma la decisone della Camera al riguardo è davvero grave, e lo è sotto diversi profili, perché non è neanche esatto dire che lascia le cose così come sono, perché le peggiora. Le modifiche costituzionali  che si stanno profilando sono un ulteriore avvitamento  della crisi istituzionale e socioeconomica in atto.  Non è solo la rappresentanza delle donne che è in gioco, ma il diritto all’intera popolazione di essere rappresentata in parlamento, continuando con il massacro di democrazia iniziato nell’ultima parte del secolo scorso, quando è cominciata a passare l’dea, condivisa da tutto il ceto politico, che la “governabilità ” in Italia  era impossibile per via di istituzioni obsolete.  Sono intervenute modifiche istituzionali anche pesanti ma la situazione è peggiorata, e allora anziché prenderne atto, come si converrebbe a persone in buona fede,  si perpetua l’inganno becero, per me fonte di frustrazione, di voler far credere, che l’incapacità mista alla non volontà  del nostro ceto politico, della “casta” secondo la fortunata espressione di  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, di amministrare convenientemente l’Italia dipenda da impedimenti istituzionali,   che frapporrebbero ostacoli ai loro disegni  che si vorrebbero  improntati a efficienza e competenza. La realtà di tutti i giorni ci dice che essa, “casta”, mente, e che i loro disegni politici tutelano la criminalità organizzata e gli interessi euroatlantici. Facendo un passo indietro, rilevo che ormai è passata nel dimenticatoio la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima, finalmente, la legge con cui si sono elette le Camere nelle ultime consultazioni. Del resto, che illegittima fosse questa legge detta perfino “porcellum”  è sempre stato un dato evidente a tutte le persone in buona fede, anche a chi, come il sottoscritto, non è certamente un giurista. Mi sono, su questo blog, meravigliato perché la cosa non fosse evidente ai più già da tempo.   E’ vero che la stessa Corte ha escluso, ovviamente effetti retroattivi, ma di qui a spingersi sino alla approvazione di leggi elettorali che vanno nella  stessa direzione, ossia con premio di maggioranza già dichiarato incostituzionale, delle legge abrogata, ce ne vuole. Ma questo parlamento fa di più, ossia si propone di modificare la Costituzione in forza di un premio di maggioranza dichiarato illegittimo. Va da se che il conflitto tra gli interessi sottostanti queste “riforme”  e gli interessi generali della popolazione italiana, è abissale e di allarga sempre più.  Ormai ci si avvicina ad uno stato dittatoriale del tutto analogo a quello fascista.  Si parla di abolizione del Senato ma si deve intendere correttamente abolizione della rappresentanza. Intanto il Senato non è abolito ma trasformato, non sarà elettivo, quindi non sarà rappresentativo di alcunché,   ma  continuerà ad avere un ruolo importante. Solo che sarà  riservato a chi è già entrato nella “casta” per altre vie, rafforzandone così il ruolo e i privilegi; ne risulterà perfino ostacolata la permeabilità, per il venir meno appunto di una occasione di ingresso. A tale venir meno si deve aggiungere  l’effetto della  conferma del meccanismo di nomina dei candidati alla Camera rimanente, e in più una alta soglia per l’ingresso di nuovi partiti, e il famigerato premio di maggioranza, per nulla attenuato, dal possibile ballottaggio, che avrebbe una sua plausibilità tra forze che hanno superato il 40% così per dire, dei voti.  Del resto il trucco è questo, perché stante il dominio di Berlusconi sulle televisioni in Italia la vittoria nel ballottaggio è cosa fatta. La cronaca ci dice che la minoranza del PD è in agitazione, e il mio commento è: meglio tardi che mai.  E tuttavia aggiungo pure, proseguendo sulla falsariga dei detti popolari che: chi è causa del proprio male pianga se stesso. L’attuale minoranza del Pd, era maggioranza sino a poco tempo addietro, è stata a suo tempo anche maggioranza di governo, ma non ha mai voluto regolare il conflitto di interessi di Berlusconi. Proprio in questa legislatura, ai suoi inizi si è manovrato per emarginare i  5S dall’”arco costituzionale” atteso che erano loro i difensori residuali della costituzione vigente, e il ruolo di Bersani resta da chiarire, perché è per me evidente che si è prestato al gioco, perché è chiaro che Berlusconi fuori dal controllo delle tv è un signor nessuno, e invece si sono volute le “larghe intese”   mentre verosimilmente con un accordo serio con Grillo, e non con le pagliacciate e gli ultimatum con cui Bersani si è approcciato a M5S, si sarebbero potuti regolare il conflitto di interesse di Berlusconi, ossia, detto chiaramente, sottrargli il controllo delle tv, e poi magari con una nuova legge elettorale chiaramente e inevitabilmente proporzionale, si sarebbe potuto andare a nuove elezioni, ma dopo aver svoltato effettivamente  Ora come sempre  avviene in questi casi, Berlusconi  in tutta “riconoscenza” dà loro il benservito e li licenzia tutti, i Bersani, Cuperlo, Bindi, Fassina e compagnia bella,  perché una delle conseguenze neppure secondarie di quel che sta accadendo, è che vanno tutti a casa. Per questo insorgono, e non per altro, e tuttavia mi auguro che in Senato il piano di Verdini (altro che piano Solo di antica memoria, con relativo rumor di   sciabole)  vada in fumo, e ciò sarebbe fattibile in virtù della truppa grillina e dell’assenza di  premio di maggioranza nelle elezioni del senato, senza di che  non ci sarebbe partita possibile. Questo è il quadro politico e istituzionale al giorno d’oggi. Il mio rammarico deriva dal fatto che questo quadro viene da lontano, in attuazione di disegni politici che attraversano governi di diversa composizione e legislature di segno “opposto”,  senza che nessuno gridi allo scandalo. Di recente mi è parso di assistere su fb ad un dibattito sulla equiparazione tra democrazia e sistema dei partiti. Orbene invito a riflettere: abbiamo ancora un “sistema dei partiti”? . Pare a me che esso sia tramontato con la prima repubblica, perché partiti potevano definirsi la DC, IL PCI, IL PSI, e viva via tutti gli altri, anche il PRI di La Malfa o il PSDI di Saragat e Nenni. Ma i “partiti” di oggi possono ancora definirsi tali? Fanno ancora sistema? Hanno una qualche forma di democrazia interna?. Onestamente non credo, ma soprattutto credo sia vero che non fanno sistema.    Non ce né è più nessuno di livello nazionale degno di questo nome. Il Pd è un insieme di potentati locali con correnti differenti che agiscono nello scenario nazionale, solo a tutelare i loro particolari interessi, senza neppure la parvenza di un proprio progetto autonomo di gestione  della “cosa pubblica” che in Italia ormai è cosa ormai privatissima,  il primo ad introiettare in Italia il  metodo delle “primarie” che dovrebbero supplire alla assoluta mancanza di democrazia interna, verosimilmente ne decreteranno la fine.  Con l’ascesa di Renzi, il cui successo non è certo legato a meriti politici, di cui non c’è traccia, ma al successo mediatico dello stesso format che ha visto il successo di Berlusconi, in quanto personaggio, che di politica si occupa poco, in tutt’altre faccende affaccendato, per cui la politica per lui coincide perfettamente con i suoi interessi aziendali. Renzi, con tutta evidenza è la riproposizione dello stesso format televisivo, e grazie a lui il Pd ha perso persino una sua identità che in qualche modo i vari D’Alema, Veltroni, Bersani e compagnia bella erano riusciti a costruire. La vicenda delle elezioni del presidente della repubblica e ora la vicenda delle cd “quote rosa” nella legge elettorale, stanno “strappando”  quella identità che pure conservava.  Forza Italia, notoriamente e innegabilmente, a voler essere in buona fede, non è una associazione di liberi cittadini ma una organizzazione privata di un criminale sulle cui attività, il sospetto è legittimo,   non è stata fatta ancora piena luce, né mai lo sarà sotto il profilo giuridico, avendo noi un ordinamento concepito di proposito perché  non scalfisca determinati interessi criminali. M5S. nega di essere un partito, anche se di fatto lo è, e tuttavia qualche riserva sul suo essere partito pure lo legittima. Degli altri partiti non mette conto parlarne perché sono ATI, ossia Associazione  Temporanea di Impresa, di modo che è difficile parlare di “sistema dei Partiti” perché tutti insieme non fanno sistema appunto, non hanno le medesime possibilità di affermazione ne hanno il medesimo potere. L’unico partito dotato di potere effettivo, ben al di là del suo consenso elettorale,  è  Forza Italia, che avendo il dominio incontrastato della televisione è in una condizione di supremazia  di fatto. Il lavoro che è stato assegnato a Renzi consiste nel  consentire a tutto ciò che serve per “legittimare” , anche sul piano formale, tale dittatura di fatto. Nonostante tutte le mie riserve che ho espresso e che mantengo nella sostanza, alle prossime elezioni europee voterò M5S, perché, almeno in apparenza, mostra di aver compreso la situazione e di volerla contrastare non so ancora con quanta coerenza, ma, al momento del voto, non vedo alternative possibili. L’astensionismo è di fatto un voto conforme al sistema che aborro; le liste di sinistra, quella “sinistra che non c’è” , appunto come mi piace definirla, non pare lontanamente in grado di capire la situazione, e soprattutto non si fa scrupolo di partecipare a un gioco truccato senza neppure denunciarle con forza il trucco. Almeno Grillo capisce che il problema delle tv è un problema imprescindibile. Chi mi conosce sa che di mio, non ho mai creduto al parlamentarismo. La democrazia ha bisogno di elaborare altre forme di organizzazione, perché quelle sin qui sperimentate, sul piano della democrazia reale è fallimentare, è la cosa è perfino nota dalla fine dell’800, ma la “sinistra che non c’è” e che oggi la si vorrebbe tale,  pare non ci abbia mai fatto caso. Tornando all’attualità, in Italia, la lista  Tsipras‎, già afflitta da problemi interni,   basandosi su personaggi che hanno dato cattiva prova di sé, sul piano politico, mi pare  condannata all’impotenza. Comunque a proposito di M5S, mi ripeto, trovo assolutamente distorcenti le campagne mediatiche “contro”  condotte anche su Fb,  da amici  che in qualche modo considerano ancora esistente la sinistra  in Italia, negando l’evidenza,  e riconoscendosi  nel mondo politico che si è dipanato dal vecchio Pci. Credo di aver già argomentato a riguardo su questo blog, e sono sempre disposto a ritornare sull’argomento. Ho votato SEL  in passato e Ingroia alle ultime politiche. Ingroia ha chiuso e SEL  sta per chiudere;   quanto pare è motivo di tensione all’interno della lista Tsipras , cui ha aderito. Concludendo voglio solo precisare che non intendo speculare, con ciò che ho detto qui, sui  problemi giudiziari di Nichi  Vendola, che esulano dalle mie motivazioni di voto, avendo, persino sul piano personale rimostranze concrete legate alla vicenda En.A.I.P che attende ancora la sua naturale e tragica conclusione, e in cui la Regione, così apprendo da avvocati cui mi rivolgo, ha responsabilità precise sul piano giuridico, nel senso che, con beneficio d’inventario, tocca alla Regione Puglia commissariare l’En.A.I.P e liquidare i creditori, forse non in via esclusiva, ma di fatto nessun altro è nelle condizioni di farlo, che sono prevalentemente ex dipendenti a cui non furono corrisposte svariate mensilità  nell’ultimo periodo di attività.   Tuttavia    tengo a dire che mi paiono assolutamente strumentali i problemi suscitati dalle vicende legate alla nomina di un primario di ASL,  mentre vedo qualche ombra reale in quelli legati alla vicenda Ilva. Devo comunque rilevare che nonostante tutto,  la Regione Puglia non potesse fare di più sulla vicenda Ilva, essendoci governi nazionali pronti a decretare d’urgenza  per proteggere i Riva.

sabato 27 luglio 2013

Lo srtrano Paese



In realtà il vocabolario, o meglio ancora la distorsione provocata dai media dei significati originari delle parole, priva quasi del tutto chi come me, vorrebbe poter trasmettere sensazioni di rabbia, di sgomento, per quello che accade. Trovo del tutto disarmante la capacità di questo “sistema” di metabolizzare  di tutto, di sfornare ad ogni piè sospinto, personaggi, neologismi e perfino eventi “non eventi” perché  intrisi di nulla se non delle chiacchiere, una volta definite da bar o sala da barba, ma che ora campeggiano sulle prime pagine di giornali di grande tiratura, e perfino nelle sedi parlamentari. Le tragedie vere restano sullo sfondo, sotto gli occhi di tutti, perfino ostentate a volte, con la consapevolezza che pure l’ostentazione delle tragedie contribuisce a “naturalizzarle” a farle apparire, cioè, come inserite nelle pietre e nella natura che ci circonda, in modo che vengano percepite dai più con piglio fatalistico e quindi considerati  inevitabili.  Non c’è antidoto a questa corrosione strisciante, pur nella sua pervasività, di tutto ciò che di buono, e di positivo si era fatto in Italia e nel mondo, dopo l’ultimo conflitto mondiale. Sembra di stare su un piano inclinato su cui di deve rotolare sino ad un fondo che, al momento non è dato intravedere.  Come se fossimo in un processo a ritroso che i più colgono come dato ineludibile e perfino progressivo. In realtà, le coordinate della situazione politica attuale nascono, per gli aspetti di maggior attualità, soprattutto sotto il profilo economico, a partire dalle questioni del cd “debito pubblico”, dalle vicende già richiamate dell’ultima guerra mondiale. Con la costruzione di quella mostruosità politica ed economica chiamata “euro” si è di fatto invertito l’esito, acquisito drammaticamente sui campi di battaglia di tutto il mondo, del secondo conflitto mondiale. La Germania, sconfitta sul campo, sino alla determinazione della suo sdoppiamento, ora è riunificata,e detta le leggi dell’economia e della politica in Europa, seppur su delega Usa. I Paesi e le forza che determinarono la sconfitta del nazismo, sono annientate, a partire dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma anche della Yugoslavia ora smembrata,  che fu capace di liberarsi dei nazifascisti senza attendere “liberatori” di sorta e per questo in grado, anche dopo il conflitto, di perseguire politiche dette correttamente di “non allineamento”. Ora l’Urss è tornata Russia come al tempo degli Zar, ed è gestita da dittature che a quella del famigerato Stalin non hanno nulla da invidiare comunque la si pensi. Si è proceduto allo smantellamento dello stato sociale con la velocità con cui, processi analoghi, erano immaginabili solo a prezzo di eventi traumatici, come guerre, colpi di stato e via discorrendo. In Italia le organizzazioni legate sia alla grande criminalità organizzate,  che alle nostalgie nazifasciste, governano il paese, a dispetto di qualsiasi esito elettorale. La sinistra è talmente smarrita da non riconoscere, nelle sue componenti maggioritarie, nel M5S di Grillo, l’ultima flebile resistenza al terribile “nuovo che avanza” a suon di stravolgimenti della costituzione, che si vorrà alla fine del tutto stravolta, per codificare, ad ogni livello, anche a quello giuridico formale, la vittoria delle forze della grande criminalità organizzata. Ormai stufo di leggere anche su fb, post, di pseudo militanti di sinistra, che con ogni camuffamento sostengono questo governo delle “ larghe intese”.  Stufo di tutto ciò rinuncio, d’ora in poi, a commentare fatti di attualità politica, consapevole che ormai non esiste più nessuna attualità in politica, se non il rinnovarsi di recitazioni stantie con qualche personaggio “nuovo” come  Renzi, che da rottamatore sedicente, si sta trasformando nello strumento di legittimazione, sia pure nella dimensione meramente virtuale di un sistema mediatico, della sopravvivenza di quegli apparati, che si vorrebbero “rottamare”. Renzi, ormai, malgrado il crescente consenso, che pare abbia,  incarna l’eterna promessa del nuovo fatto di nulla.  Tutto sembra già scritto. Credo impossibile resistere a tutto questo, ragion per cui, d’ora in poi mi sforzerò su questo blog, di commentare, non più fatti di cronaca, ma libri,riviste, teorie, che consentano uno sguardo più lungo, perché ormai nel breve, resta assai poco da dibattere.   Tutto questo, però se sarò capace di migliori ritmi di lavoro “intellettuale”, atteso che l’agire politico, come insegna non solo la storia, ma anche, se mi è permesso, la mia personale vicenda politica e professionale, sempre stritolata tra l’ideologico imperativo del “fare” senza riferimenti teorici di sostegno, che ho pagato a duro prezzo, sia nel corso della militanza politica, che nelle  vicende della mia professione di “educatore” così si diceva un tempo, ossia di un operatore che si districava, nelle contorsioni delle vicende di vite complicate, di favorire, per il possibile, i ragazzi svantaggiati. L’attivismo fine a sé sesso non ha mai prodotto nulla da nessuna parte, in nessun campo. Ritengo perfino sterili, seppur doverose, le denunce di ogni singola ingiustizia, data la loro mole complessiva,e data la incapacità di fare sintesi da parte di chicchessia. Perfino gli atti di pura testimonianza, salvo rare eccezioni, risultano alla fine controproducenti. Serve alzare lo sguardo e cercare di guardare più avanti, perché nell’immediato, di questi tempi e dalle nostre parti, temo, tutto è perduto.  L’agire deve essere volto al raggiungimento di obiettivi, e in politica questi obiettivi, devono essere assolutamente trasparenti, coerenti, e condivisi da coloro che affermano di volerli perseguire. Tutto ciò è mancato grandemente nella sinistra italiana nei decenni scorsi, e credo sia il principale motivo della sua scomparsa. Ci si è trastullati nelle vecchie pratiche del cattolicesimo deteriore, che si possono sintetizzare nel motto: “fate ciò che dico, ma non fate ciò che faccio”. Questa prassi inficia tutto ciò che non deriva da un potere precostituito. Solo che intanto, voglio trascorrere questa estate più di altre, visto che non ho più obblighi di cartellini da vidimare, anche sotto la forma di firme da apporre su terribili registri bianchi,  tra il mare della costa della Puglia meridionale, tra Bari e Brindisi, e le pietre, le piante, il terreno di un trullo in quel di Alberobello. Che almeno questo,  insieme all’adorazione dei miei figli mi sia concesso.      

mercoledì 12 giugno 2013

L'astensionismo



Ormai, consumati  i ballottaggi, le elezioni amministrative determinano ancora un dibattito politico stanco e francamente nauseabondo, destinato ad esaurirsi per essere rimpiazzato con qualunque cosa serva da alibi al governo per continuare a fare il peggio, tipo le riforme istituzionali e il presidenzialismo “alla francese” che  in Italia, come tutto  ciò che viene importato a riguardo,  trova una applicazione sempre parziale, per la singolarità della nostra posizione socioeconomica e geopolitica, che rende nulli tutti gli assetti non originati da una riflessione conseguente su di essi. A parte ciò, continua la trasformazione della costituzione informandola progressivamente a principi opposti a quelli per cui fu a suo tempo promulgata.  Invece un ceto politico “compradores” si sarebbe chiamato un tempo, perpetua lo scambio a vantaggio della grande finanza made in Usa  nonché della delegata Germania, tra il proprio personale benessere e le condizioni di vita della generalità del Paese, e la crisi attuale dei grillini eletti in parlamento attiene proprio a questo tema.   Comunque le elezioni ormai stando ai dati sulla partecipazione interessa un numero decrescente di persone, mentre il disincanto coinvolge senza dubbio anche chi ha votato. Tuttavia serve, credo, tornarci sopra. I maggiori interessati infatti, a  questi responsi erano i personaggi e le forze attualmente al governo delle  “larghe intese” e quindi Letta, Berlusconi e Guglielmo Epifani. Sembrerebbe che l’interpreazione di questo esito elettorale abbia indotto il gruppo dirigente del Pd a tirare un sospiro di sollievo, ascrivendo alle loro capacità un esito che a una prima lettura sembrerebbe positivo per il medesimo Pd. Certamente a guardare gli esiti sulla base dei sindaci eletti,  tale ottimismo pare del tutto giustificato, ma solo in sede di valutazione dell’esito del voto sotto il profilo amministrativo, perché sotto il profilo squisitamente politico il discorso pare diverso, e comunque certamente degno di ulteriori approfondimenti. Intanto pare che come al solito la logica fa difetto in grande misura ai chi occupa cariche di rilievo politico e istituzionale. Infatti Epifani, che nella sua lunga militanza politico-sindacale non ha mai vinto granché ora si sente vincitore, perché  ritiene che abbia pagato la politica delle larghe intese, si presenta a Roma e proclama la vittoria del Pd mentre il vero vincitore, Marino, in quanto esponente del Pd è certamente eterodosso, è un “battitore libero” sempre in tema di nostalgia del linguaggio. Non a caso tutti i sindaci di cs delle grandi città sono eterodossi rispetto alle segreterie nazionali del Pd.  Ora, che Letta ed Epifani dicano di essere vincitori  a beneficio dei  creduloni, è pure comprensibile, ma sarebbe grave se ci credessero davvero. Chi non vuol essere annoverato tra i creduloni deve pur trovare il modo di dire che le cose non possono essere viste a questo modo. Il dato ormai quasi statistico, ci dice che le elezioni amministrative non sono più, da qualche tempo, un fenomeno omologabile alle politiche, per cui trarre conclusioni politiche da vicende amministrative diventa un esercizio di mera propaganda, nel caso in cui si pensi che il medesimo risultato possa essere traslato sul piano di ipotetiche elezioni nazionali.  Invece merita molta più attenzione di quanto non facciano i media alla ormai irreversibile, spero, liquidazione della Lega Nord, che deve continuare ad essere considerata una costola del Pdl, o meglio la sua testa politica pensante, perché Berlusconi, notoriamente ha passioni  poco politiche o politiche di risulta, tant’è che sul piano amministrativo è assente, grazie anche e soprattutto alle autentiche razzie ai danni delle amministrazioni locali sin qui governate dai suoi emuli.  La Lega invece,  quella che ha dettato “l’agenda politica” come si sul dire degli ultimi vent’anni, ha ispirato le leggi razziali ancora vigenti, ha elaborato sia la cd “devolution” che è il vero buco perenne nel bilancio dello  Stato sia, in una operazione a tenaglia, il cd “patto di stabilità” . Questa tenaglia ha una forte responsabilità nel depauperamento in atto  dell’economia italiana insieme alle politiche recessive di Monti, volute da tutti anche se poi ipocritamente misconosciute,  come in uno dei tanti giochi della politica italiana che per l’occasione mi ricorda “lo schiaffo del soldato”. La Lega in oltre, sul piano amministrativo, per buttarla in propaganda, atteso che i margini economici di manovra dei comuni sono  da tempo, assai ridotti, per i motivi che prima ricordavo, ha inventato la figura del sindaco moralizzatore o sindaco sceriffo, insomma tutto un riversarsi su delibere liberticide attinenti a un malinteso senso della moralità e della sicurezza, una volta appannaggio del ministero degli interni, e in salsa razzista. Tale impostazione, sicuramente attenuata, è stata fatta propria anche da sindaci di cs e dispiace che anche Pisapia a Milano si sia incartato sulla questione dei gelati notturni. Questo modello di amministrazione locale è, credo, in crisi irreversibile, e questo è l’ esito più importante di questa tornata, sottaciuta dai masmedia.   Certamente esce penalizzato il M5S e Grillo  ha accusato il colpo.  Ora i media stanno spettacolarizzando oltre misura la sconfitta di Grillo, che ha reagito da quell’istrione che è, attribuendo “la colpa” del  mancato successo agli elettori. Questo  difetto non è una sua prerogativa esclusiva, perché anche a sinistra si sente incolpare gli elettori del mancato successo della lista Ingroia, per esempio.  Il problema è che quanti assumono questo punto di vista non colgono il dato di realtà per cui gli elettori, genericamente intesi, ossia una loro larga maggioranza, sono le principali vittime del sistema elettorale medesimo, e che colpevolizzare le vittime, per quante responsabilità abbiano, vere o presunte, è una operazione vana, improduttiva di qualunque effetto positivo. Dirò di più,  dal mio punto di vista il “dagli all’untore” in corso contro Grillo su tutti i media o quasi, con l’eccezione notevole del solito Travaglio,  è una operazione  di bassissimo profilo, per due ordini di motivi: il primo, riferito all’atteggiamento della “sinistra che non c’è” è perché  Grillo e il suo movimento hanno nel loro DNA una debolezza intrinseca che dovrebbe indurre i più a non scommettere sulla longevità del fenomeno, che a dirla tutta, ha una portata ridotta al di là del successo alle ultime politiche. Grillo ha parecchi difetti di cui ho già parlato in precedenti post, ma ne posso aggiungere ancora uno, che consiste nella semplificazione eccessiva delle sue analisi e delle conseguenti debolezze intrinseche nelle sue proposte, alcune delle quali restano condivisibili, purché si tenga conto della portata modesta di fronte alla drammaticità della crisi che stiamo attraversando; il secondo è che sarebbe, potenzialmente, se uscisse dai blog e diventasse un movimento radicato nella realtà sociale,  un po’ migliore del Pd e del Pdl, che in ordine alla situazione attuale hanno responsabilità storiche e, sotto certi profili , esclusive, e comunque M5S ha avuto un ruolo positivo, sotto il profilo culturale,  nell’affossamento della Lega. Resta il problema dell’astensionismo, che tutti rilevano ma che nessuno o quasi, valuta correttamente. Eppure il fenomeno da spazio a diverse riflessioni. Il principale e il più frequentato dai commentatori, attiene alla qualità della democrazia, ossia se un astensionismo così alto possa o meno inficiare la legittimazione politica del sistema. Peccato che le risposte prevalenti siano inspirate a quella che mi piace chiamare “naturalizzazione”  del fenomeno contraddicendo magari l’importanza attribuita al momento del voto sul piano formale . L’argomento ricorrente è che nel sistema liberale non è essenziale partecipare al voto tant’è che negli Usa, tradizionalmente, i presidenti sono eletti con un consenso assolutamente minoritario. Su questo ho già argomentato su questo blog. Il problema di fondo, è la concezione liberale della democrazia, che da un lato fa della libertà di voto il suo manifesto più essenziale, e dall’altro teorizza la non necessità  della partecipazione al voto. Per i liberali è sufficiente che vi sia la teorica possibilità di recarsi al voto, a prescindere da tutte le condizioni che rendono di fatto superfluo l’espressione di voto medesimo.  Per chi, come me si rifà a Marx la democrazia non può essere un fatto formale, deve essere una condizione di realtà generale nella vita di tutti.  Posso  concepire forme di democrazia partecipata che  derubricano l’importanza del voto, ma trovo estremamente contraddittorio esaltare il momento del  voto come condizione imprescindibile di  democrazia e poi derubricare la partecipazione al voto medesimo. Solo che nelle condizioni date l’astensionismo è una forma di protesta del tutto comprensibile, per quanto improduttiva ed è tale perché acefala e priva di sbocchi. Invece credo abbia delle potenzialità che la sinistra che non c’è non riesce a cogliere . Avendo, essa, ridotta  quel che una volta si chiamava “lotta di classe” ormai innominabile, declassata a mera ideologia nonostante l’ evidente crudezza delle sue manifestazioni ad ogni livello, a competizione elettorale, ne è nata, sempre a sinistra, una sopravvalutazione accecante dell’importanza del momento del voto, col risultato di alienare da sé quelle aree sociali di non voto che verosimilmente sono le più sofferenti sotto il profilo socioeconomico. Fosse per me tenterei di  organizzerei il non voto con forme da studiare con attenzione, in un voto di protesta, che deve comunque partire dal presupposto che da detto voto di protesta nessuno debba trarre benefici personali, atteso che è proprio questa lla principale ragione del non voto,  ossia nessuno debba essere eletto in parlamento. Deve essere un voto simbolico finalizzato a contare, possibilmente l’area del disagio sociale e per organizzarla sul piano della partecipazione e della lotta politica, che modifichi, nel contesto socioeconomico, i rapporti di forza. Ora non so quale esito avranno le prossime elezioni in  Turchia, quel che è certo che risentiranno, per un verso o per l’altro, delle manifestazioni di piazza di questi giorni. L’assenteismo comunque, è questo che i commentatori di ispirazione liberale rifiutano di considerare, non è un fatto meramente quantitativo, ma dice pure della qualità del consenso. Il raffronto con i sistemi anglosassoni non regge, per la semplice costatazione che loro, Regno Unito + Usa, hanno dominato il mondo e lo dominano ancora. Il loro potere risiedeva del loro dominio su altri popoli e civiltà e non sull’esito di elezioni che, per  l’essenziale hanno esiti indifferenti. Non è un caso che questa crisi non è aggredibile dai nostri governi, comunque composti, al contrario possono solo implementarla, perché ha radici, com’è noto, nella finanza di cui parlavo,  che domina il nostro ceto politico al completo e questa situazione non è modificabile a partire da un particolare esito di un voto.   Oggi su “La repubblica”  Ilvo Diamanti  ha scritto un articolo “La messa è finita   per sostenere in estrema sintesi, che la seconda repubblica è seppellita definitivamente da questo voto,  a causa della sconfitta netta del PDL e della Lega Nord a cui in effetti ha annesso l’importanza che merita, e della conseguente vittoria del Pd. Ora in questo ragionamento trovo alcune contraddizioni, perché di solito per “seconda repubblica” si intende un sistema bipolare con coalizioni, se non partiti, che si alternano al governo.  Tant’ è che quasi tutti i commentatori rilevavano che le ultime politiche segnarono la fine del bipolarismo, per effetto del successo di M5S che in effetti spezzava il bipolarismo. In queste amministrative invece sembrerebbe che sia tornato il bipolarismo, perché M5S non è mai entrato nei ballottaggi  che contano. Il fatto che tutti i sindaci o quasi siano del Pd, non credo possa mettere in forse il bipolarismo medesimo che lo stesso Pd ha fortemente voluto. Semmai queste elezioni  esaltano il ruolo di architrave dell’intero sistema che obiettivamente, credo, il Pd svolge.  Se non ci fosse non reggerebbe il sistema così com’è oggi, mente Pdl invece è un partito del padrone non è indispensabile al sistema, se crollasse se ne farebbe un altro senza per questo inficiare l’intero sistema. Questo spiega perché, nelle competizioni politiche il Pd dia l’impressione, se mi si passa una metafora calcistica, di una squadra che non vuol tirare nella porta della squadra avversaria, o al massimo tira nella propria porta. Non è solo un fatto di personale politico mediocre, perché la statura di questi dirigenti è sicuramente modesta, ma non per questo siamo autorizzati a pensare che siano ingenui, o peggio ancora degli stupidi, perché e certo che gli ingenui, se non gli stubidi, abitano volentieri in basso, alla base della piramide sociopolitica, non ai vertici.